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In Sala

‘Wonka’: un sogno bambinesco tra nostalgia e rilettura

La piacevolezza donata dalle leccornie e dalla nostalgia della fanciullezza non addolciscono le criticità del nuovo film sul noto cioccolatiere

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wonka trailer italiano

Wonka, scritto e diretto da Paul King, è il nuovo film sul cioccolatiere noto a diverse generazioni (c’è chi è legato al lungometraggio con Gene Wilder o altri, probabilmente i più giovani, affezionati invece all’interpretazione di Johnny Depp). Nel cast presenti diversi volti di una certa rilevanza: oltre a Timothée Chalamet nei panni del protagonista, abbiamo anche Olivia Colman, Jim Carter, Hugh Grant e tanti altri.

La storia di Wonka ruota attorno a un Willy più giovane (e decisamente più povero) e non ancora proprietario della favolosa Chocolate Factory. Si narra di (quasi) tutto quel che ha preceduto il suo successo, degli incontri che lo hanno aiutato a fiorire, del sogno e del talento che lo hanno portato a diventare il cioccolatiere più famoso al mondo. Il tutto immerso in un’ambigua cornice spazial-temporale. Pur presentando alcune importanti continuità con i mondi narrativi dei lungometraggi di Stuart e Burton, considerare il film di King un prequel in toto risulta comunque non pienamente appropriato (gli unici fils rouges tra i tre sembrerebbero essere gli Umpa Lumpa e il golden ticket). Sarebbe più corretto leggerlo come un timido tentativo di reinterpretazione e riscrittura di un personaggio che ha attraversato occhi e coscienze tra loro molto diverse.

Pregi e difetti di Wonka: troppo per il bambino, troppo poco per l’adulto

Copyright: CNN

Il target di Wonka è da considerarsi misto: è sicuramente un film per bambini, ma anche per adulti nostalgici che conoscono poco di ciò che ha preceduto Wonka e la nascita della sua Fabbrica di Cioccolato. Ma il lungometraggio risulta problematico in entrambi i sensi e per diverse ragioni: ciò soprattutto perché è la superficialità ad accompagnare la narrazione di Wonka e questo non permette al fanciullo di comprendere il senso morale del film e all’adulto di immedesimarsi e affezionarsi al prodotto filmico.

La tematica centrale del lungometraggio è chiaramente quella del mal funzionamento del potere, il quale tende a favorire la ricchezza solo della parte di popolo più agiata e di tutto ciò che ha a che fare con essa (in primis chi fa parte della sicurezza, come per esempio il poliziotto interpretato da Keegan-Michael Key). Nel film, infatti, si nota il susseguirsi di una serie di figure corrotte (o, per utilizzare un termine proprio di tale universo narrativo, “cioccolizzate”) legate in qualche modo alla sfera del controllo. Tra i principali abbiamo i tre commercianti di cioccolato, ossia gli avversari di Wonka che vogliono impedirgli di aprire il suo negozio (vediamo nel personaggio di Slugworth un rimando al film del 1971). Vi è poi un ironico attacco anche alla figura ecclesiastica, ciò mediante il poco onesto Padre Julius (interpretato da Rowan Atkinson) e la sua inaffidabile congrega.

Pur facendo talvolta leva su clichés comportamentali discutibili e vecchio stampo (per esempio, la presenza negli avversari commerciali di Willy di atteggiamenti “femminili” stereotipici), la goffaggine di tali personaggi riesce a strappare una risata, ma non è sufficiente per raggiungere il flebilmente voluto scopo didattico. Il loro essere mal caratterizzati mantiene lo spettatore di qualsiasi età lontano da un’approfondita analisi delle vicende narrate, ottenendo così una morale spiccia e ridondante.

Chalamet-Wonka: un personaggio che cede

Willy Wonka è però il personaggio forse più problematico: se con gli altri è possibile rinunciare ad un certo approfondimento in quanto secondari (è comunque un film pensato per il pubblico medio e per questo è maggiormente importante e ricercato il legame col personaggio primario), egli è però il protagonista dunque risulta grave il fatto che non vi sia un approfondimento completo. Il suo arco narrativo non viene stoppato né è debole, bensì sembra non avere proprio inizio.

La sua storia parte con ottime premesse che però rimangono in superficie. Willy, nello svolgersi del film, non ha una vera e propria evoluzione e le tematiche che il suo personaggio avrebbe potuto portare sullo schermo (rapporto con la famiglia, l’istruzione ecc.) si spengono e vengono banalizzate per il prevalere di spettacoli visivi, banali ironie e una messa in scena che sembra voler valorizzare Timothée Chalamet come mero oggetto estetico più che performativo. Ma la trascuratezza delle tematiche è in realtà diffusa in tutto il lungometraggio e non si limita al protagonista. La piattezza della caratterizzazione e il poco spazio alle abilità attoriali di Chalamet, portano a far svanire la verve che caratterizza le due versioni di Wonka antecedenti a questa.

Wonka di Paul King è un rifacimento nostalgico di un personaggio che ha attraversato varie generazioni. Ma questo si perde nel tentativo di attingere alle diverse versioni esistenti, lasciando insoddisfatti anche su questo (appare come un mix di ciò che è più caratteristico dell’uno e dell’altro). L’assenza di una rilettura in chiave contemporanea di certi temi non lo renderebbe neanche una modernizzazione di una storia originariamente appartenente a un passato inadeguato. Il nuovo Wonka, insomma, rincorre una Chocolate Factory che non è più quella dello scaltro Willy, bensì ne è solo un pallido simulacro.

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Wonka

  • Anno: 2023
  • Durata: 116'
  • Distribuzione: Warner Bross
  • Regia: Paul King
  • Data di uscita: 14-December-2023