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IN SALA

Il Dittatore

Un po’ Benigni, un po’ “Il Principe cerca Moglie”, il difetto principale de “Il Dittatore” è di essere un’operazione evidentemente creata a tavolino. Non solo nella struttura del canovaccio, esageratamente banale, ma anche per le caratteristiche del personaggio incarnato da Cohen, troppo simili a quelle di “Borat”

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Anno: 2012

Distribuzione: Universal Pictures 

Durata: 83′

Genere: Comico/Commedia

Nazionalità: USA

Regia:  Larry Charles

Ormai Sacha Baron Cohen lo riconoscono tutti. Dopo anni di Ali G Show, il successo internazionale di Borat, quasi bissato con Bruno, e piccoli camei speciali per Tim Burton e Martin Scorsese, il suo volto è tra i più riconoscibili della terra. Quindi per il suo nuovo film è stato difficile azionare quella macchina goliardica di candid camera (vera o presunta) che aveva avuto successo in passato. L’atteso ritorno, infatti, gioca su carte più prevedibili, scoperte, puntando a far parlare di sé per la scorrettezza politica. In questo caso si scomoda addirittura Chaplin, di cui Il Dittatore è quasi un remake. In realtà c’è solo marginalmente la storiella del sosia, scambiato per motivi politici, di un terribile quanto ingenuo dittatore di uno stato sud africano.

Aladeen deve dimostrare all’ONU di meritare il suo potere, che ovviamente detiene con il terrore e la prepotenza. Lo vogliono scaricare dal trono, ma con l’inconsapevole aiuto di una freakettona riuscirà a salvare la sua amata dittatura.

Un po’ Benigni, un po’ Il Principe cerca Moglie, il difetto principale de Il Dittatore è di essere un’operazione evidentemente creata a tavolino. Non solo nella struttura del canovaccio, esageratamente banale, ma anche per le caratteristiche del personaggio incarnato da Cohen, troppo simili a quelle di Borat, del quale riprende anche spesso le battute, le movenze e le idiosincrasie. Misoginia, antisemitismo e sessismo in quantità industriali, ma il gioco è diventato abbastanza vecchio, e ricreare in un’opera di chiara fiction alcune situazioni ambigue dei precedenti mokumentaries non funziona per niente. Intendiamoci, si tratta sempre di Sacha Baron Cohen, uno dei migliori talenti comici degli ultimi anni, quindi un bel po’ di risate riesce a strapparle, ma come un compitino fatto in fretta e furia, che non si prende i tempi per raccontare una storia, ma dà al pubblico tutti quegli elementi che “tanto in passato hanno funzionato”.

Insomma, c’è poco rispetto nei confronti dello spettatore, che si spera si accontenti della stessa portata già abbondantemente servita. Se è questo quello che si cerca, Il Dittatore è più che sufficiente, altrimenti sarà il caso di aspettare che ci propinino il nuovo grande talento comico.

Gianluigi Perrone

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