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David Fincher: il regista meticoloso a Venezia

In concorso con il suo nuovo film 'The Killer' alla Mostra del cinema di Venezia. Ecco uno sguardo alla storia, allo stile e ad alcuni dei film più famosi di David Fincher.

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The killer David Fincher

Trent’anni di carriera all’attivo, undici film, numerose nomination a vari premi che l’hanno portato a vincere un Golden Globe, un Emmy e un BAFTA, esperienza nella creazione di videoclip musicali per artisti del calibro dei Rolling Stones, produttore e regista di diversi show televisivi, e ora, si appresta a partecipare con il suo prossimo film, The Killer, alla Mostra del cinema di Venezia.

David Fincher nasce nel 1962, a Denver, Colorado. Una volta finite le superiori si butta subito in una scuola di cinema. L’esperienza lo porta a giudicare con un po’ di delusione un ambiente in cui tutti vogliono diventare registi, ma pochi sono interessati a spingere un dolly. Fincher, elemento anomalo, vuole avere una buona presa sulle macchine, essere bravo nel regolare la messa a fuoco. Più che l’aspetto teorico gli interessano i fatti, la parte più concreta e tattile del mestiere di regista. 

Fincher parteciperà come aiuto cameraman a Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi (1983) e Indiana Jones e il tempio maledetto (1984). Vuole vedere le cose dall’interno, studiare come si muove ogni singolo componente dell’ingranaggio che fa funzionare la macchina cinematografica. Sempre nel 1984, inizia a dirigere videoclip musicali. Nel 1986 fonda la Propaganda Film, con cui procede a girare spot pubblicitari per la televisione.

La strada per il successo inizia a manifestarsi quando la 20th Century Fox decide, durante lo sviluppo del turbolento Alien 3, di rimpiazzare alla regia Vincent Ward con l’allora ventottenne Fincher. Il film uscirà nel 1992; sarà il suo debutto.

Niente parole

Da quel 1992, inizia ufficialmente la carriera di Fincher come regista cinematografico. Un dato che salta all’occhio guardando la sua filmografia, è che non ha scritto nessuno dei suoi film. Sostanzialmente Fincher è un adattatore, si occupa di tradurre gli script, ovvero di far diventare le parole e le storie di altri immagini per il cinema. 

Non è una novità, sono esistiti, esistono ed esisteranno sempre registi che decideranno di concentrare le loro forze principalmente dietro la telecamera. La voce del regista però in questo caso dove va a finire? Su questa questione Quentin Tarantino dopo aver citato lo stesso Fincher dirà:

It is a lot easier to go and look at the scripts that are out there and available, and you can maybe work with a writer or do a little rewrite. But cut to six years down the line and where is that voice? It’s gone away.

Tarantino si esprime così nei confronti di quei registi che non scrivono le loro sceneggiature. Come appunto Fincher, che, nonostante tutto, viene comunque considerato dal creatore di Pulp Fiction come uno dei migliori registi della sua generazione. Perché sì, finita questa parentesi in cui ci si può soffermare a discutere se Tarantino abbia effettivamente ragione o meno, iniziano i tanto amati fatti di Fincher, che a oggi lo hanno reso uno dei cineasti più influenti e importanti nel panorama mondiale.

L’aneddoto sulla perfezione

Matt Damon passa a fare una visita al set di Gone Girl. Sta per assistere a una scena in cui Ben Affleck e Rosamund Pike devono dialogare in una libreria. La telecamera inizia a girare, Fincher dà alle comparse il segnale per iniziare a muoversi, grida “azione“. Ma nemmeno il tempo di far iniziare la scena che il regista si è già focalizzato sul modo in cui cammina una comparsa. Non gli piace per niente. Matt Damon lo osserva, e mentre Ben Affleck e la Pike continuano ad andare avanti con la scena, Fincher si irrita sempre di più. Damon ha capito tutto, sa già cosa sta per accadere. Inevitabilmente Fincher ferma tutto, la scena è da rifare.

Sta qua secondo Matt Damon il genio di Fincher:

He can’t unsee what he sees

Ed è lo stesso regista a dichiarare che: 

Directing is not so much what you want to see… On the day it’s about limiting what you don’t want to see.

Per riuscire a limitare ciò che non si vuole vedere, la parola d’ordine è perfezione. Ogni singolo componente della troupe, nel momento in cui sta lavorando al film, deve rendere al massimo, dall’operatore di camera fino all’attore, nessuno escluso.

Molto bene, rifacciamola

L’ossessione di Fincher per la perfezione, l’ha portato a ricevere la nomea del regista capace di ripetere una stessa scena innumerevoli volte. Tant’è che sotto questo aspetto, Matt Damon l’ha paragonato a Kubrick, il maniaco del controllo per eccellenza. Perché lavorare con lui è estenuante. Infatti, Jake Gyllenhaal, dopo la sua esperienza in Zodiac, paragonerà gli attori diretti da Fincher ai colori di un pittore, colori che, nelle mani del regista, vengono spremuti fino all’osso.

It’s tough to be a color.

Quella di Fincher è una filosofia non solo improntata a correggere gli errori, ma anche a migliorare le prove dei suoi attori. Crede che ripetendo più volte una scena, l’interprete smetterà di recitare in maniera controllata, finendo eventualmente per scordare quei movimenti dettati dalla sua esperienza, movimenti finti, non realistici. Fincher vuole che gli attori sentano in maniera naturale il ruolo che stanno interpretando, le azioni che devono compiere e le battute da recitare. Per arrivare a questi risultati è indispensabile fare tante riprese.

Del metodo di Fincher si è detto sostenitore Andrew Garfield, che ha recitato in The social network:

He’s looking for that moment where you forget you’re there, you forget what’s happening, and there’s a purity and a vulnerability and an openness, and the audience responds to that in a deeply unconscious way.

Un esempio è proprio una delle scene più iconiche del film sopracitato, quando Garfield deve confrontare Jesse Eisenberg negli uffici di Facebook, scena che secondo lo stesso Garfield è stata provata quaranta volte. Oppure si potrebbe citare Mank, con Amanda Seyfried che ricorda le difficoltà di girare una scena all’incirca duecento volte.

Narrare con la telecamera

Un film di Fincher lo si riconosce subito. Tralasciando le iconiche bande nere posizionate sopra e sotto lo schermo, ciò che lo contraddistingue è la capacità che ha di narrare in maniera onnisciente, impersonale.

Il suo è uno stile che si fonda sulla precisione con cui segue i movimenti dei suoi personaggi. L’attore è il perno su cui si basa ogni spostamento della telecamera. In questa maniera l’occhio dello spettatore segue il percorso tracciato da Fincher, non può farne a meno. Il risultato è fluidità, naturalezza, una costruzione complicata, maniacale, eppure sottile, da risultare quasi impercettibile. 

Conseguenza di questo metodo è la simulazione non solo dei movimenti del personaggio, ma anche del suo stato d’animo. Quando Fincher “blocca” l’attore con la telecamera, questa deve seguire i movimenti del personaggio, movimenti che possono essere dettati da varie emozioni, dal comportamento. Ed ecco che allora non solo lo spettatore è portato a seguire il percorso tracciato da Fincher, ma si immedesima anche con ciò che vede. Inizia a instaurarsi un legame emotivo tra l’immagine e chi guarda.

Eppure Fincher non tradisce i suoi principi, il suo continua a essere uno stile impersonale, non dà mai la sensazione di forzare la svolta emotiva. Anche quando utilizza una telecamera a mano, riesce a farla sembrare una necessità della storia stessa e quindi naturale, fredda.

In Fincher, non è solo il movimento a essere fondamentale. Le sue inquadrature hanno una composizione in cui risaltano i soggetti protagonisti della scena. L’obiettivo è quello di dare informazioni partendo già dal posizionamento degli attori, in modo tale da esprimere le dinamiche in corso tra i vari personaggi.

Alien 3

Il debutto di Fincher, Alien 3 (1992), non è dei migliori. Il film soffre una produzione lunga e travagliata, e in tutto questo, Fincher, alla sua prima esperienza, è chiamato in corso d’opera a gestire la grande confusione attorno al progetto. Un progetto la cui gestione però, come dirà lo stesso regista, gli viene lasciata fino a un certo punto. Alla fine, il risultato è un flop. Fincher allora, tra una sceneggiatura scadente e un ambiente di lavoro che gli ha dato poca fiducia, deluso da questa sua prima esperienza, torna a girare spot e videoclip. Anni dopo, scottato da questo periodo, arriverà addirittura a considerare Alien 3 come una pellicola non sua.

Il film è il terzo capitolo della saga sullo xenomorfo. Nel cast sono presenti Sigourney Weaver, Charles S. Dutton, Charles Dance. Il soggetto è stato scritto da Vincent Ward, la sceneggiatura David Giler, Walter Hill, Larry Ferguson. I produttori sono Gordon Carroll, David Giler, Walter Hill. La fotografia è di Alex Thomson, la musica di Elliot Goldenthal. Il film è stato distribuito dalla 20th Century Fox.

 

Il film può essere acquistato tramite Amazon Prime Video.

‘Se7en

Dopo Alien, Fincher pensava non sarebbe più stato chiamato a dirigere uno script. Contro le sue aspettative, però, gli viene mandata una sceneggiatura da leggere per un eventuale film: l’adora. Successivamente nel progetto vengono coinvolti anche Brad Pitt, Morgan Freeman e Kevin Spacey. Se7en (1995) diventa il primo grande successo di Fincher, un film cult del genere noir poliziottesco.

La storia segue le vicende del detective Somerset, disilluso e prossimo al ritiro, e del giovane detective Willis, appena trasferitosi. I due, in una città non meglio identificata, sono alle prese con un caso riguardante i cruenti omicidi di un serial killer. Nel cast Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey e Gwyneth Paltrow. Soggetto e Sceneggiatura di Andrew Kevin Walker. La fotografia è di Darius Khondji, le musiche di Howard Shore. I produttori sono Arnold Kopelson, Phyllis Carlyle. Il film in Italia è stato distribuito da Cecchi Gori Group.

Il film è disponibile su Infinity+.

Fight Club

 

A The Game – Nessuna regola (1997) segue Fight Club (1999), un film che negli anni è diventato oggetto inamovibile nella cultura pop. Pellicola cult che tratta temi quali l’alienazione, il capitalismo e il consumismo. Brad Pitt e Edward Norton in questo film sono due facce della stessa medaglia, uno complementare all’altro. Insieme, portano sullo schermo le difficoltà dell’individuo oppresso dai costumi della società moderna.

Il protagonista, un uomo di cui non si sa il nome, è confinato nella sua routine alienante, solitaria e ripetitiva, fino a quando non incontra Tyler Durden, un venditore di saponette. I due aprono il Fight Club, un luogo in cui, nel rispetto di determinate regole, le persone possono sfogarsi combattendo tra di loro. La storia è un adattamento dell’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. Nel cast Edward Norton, Brad Pitt e Helena Bonham Carter. La sceneggiatura è stata scritta da Jim Uhls. Alla fotografia Jeff Cronenweth, musiche dei Dust Brothers. I produttori sono Art Linson, Ross Grayson Bell, Ceán Chaffin. In italia il film è stato distribuito da Medusa Film.

Il film è disponibile su Amazon Prime Video.

‘Zodiac

Zodiac (2007) è un thriller sul caso del famoso Killer dello Zodiaco, un serial killer attivo negli anni ’60 in California. Pellicola biografica su un’indagine storica in cui il male si mostra invisibile, difficile da raggiungere, eppure estremamente presente, reale più di ogni altra cosa. Nel film sono presenti Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey Jr e Chloë Sevigny. La sceneggiatura, scritta da James Vanderbilt, è tratta dai libri di Robert Graysmith. La fotografia è di Harris Savides, le musiche David Shire. I produttori sono Mike Medavoy, Arnold Messer, Bradley J. Fisher, James Vanderbilt, Céan Chaffin. In Italia il film è stato distribuito da Warner Bros.

Il film è disponibile su Netflix.

Il curioso caso di Benjamin Button

Il curioso caso di Benjamin Button (2008), vincitore di tre premi Oscar, tratta di Benjamin Button, un uomo nato vecchio che crescendo ringiovanisce. Con Brad Pitt e Cate Blanchett, il film è tratto da un racconto del famoso scrittore Francis Scott Fitzgerald. La sceneggiatura è stata scritta da Eric Roth, la fotografia è di Claudio Miranda, le musiche di Alexandre Desplat. I produttori sono Ceán Chaffin, Frank Marshall, Kathleen Kennedy. In Italia il film è stato distribuito da Warner Bros.

Il film è disponibile su NowTV.

‘The Social Network

 

The Social Network (2010) è un film che racconta dell’origine di Facebook, concentrandosi sulla storia delle figure che hanno fondato il social network: Mark Zuckerberg ed Eduardo Saverin. Il film si è aggiudicato tre premi Oscar: miglior sceneggiatura, montaggio e colonna sonora. Nel cast Jesse Eisenberg e Andrew Garfield. Alla sceneggiatura Aaron Sorkin, la storia è tratta dal libro di Ben Mezrich. La fotografia è di Jeff Cronenweth, la musica di Trent Reznor, Atticus Ross. I produttori sono Dana Brunetti, Ceán Chaffin, Michael De Luca, Scott Rudin. In Italia il film è stato distribuito da Sony Pictures Entertainment Italia.

Il film è disponibile su Netflix.

Gone Girl

 

Gone Girl (2014) Nick Dunne e sua moglie Amy appaiono a tutti come una coppia perfetta. Le cose iniziano a cambiare, però, quando lei sparisce creando un caso mediatico. Il film è un thriller drammatico su cosa significhi smontare la maschera che ognuno indossa per relazionarsi, su quel momento in cui si decide di smettere di riflettere sulla propria persona le aspettative altrui. Con Ben Affleck e Rosamund Pike. Soggetto e sceneggiatura sono di Gillian Flynn. Alla fotografia Jeff Cronenweth, alla musica Trent Reznor, Atticus Ross. I produttori sono Reese Witherspoon, Arnon Milchan, Joshua Donen, Ceán Chaffin. In Italia il film è stato distribuito dalla 20th Century Fox.

Il film è disponibile su Amazon Prime Video.

Mank

 

Mank (2020), vincitore di due premi Oscar (uno alla fotografia e uno alla scenografia), tratta la storia attorno alla stesura della sceneggiatura di Quarto Potere, la cui paternità è attribuita sia a Orson Welles che Herman J. Mankiewicz. Il film vuole mostrare una vicenda che, secondo la tesi di Pauline Kael, vede come unico autore della sceneggiatura il solo Mankiewicz. ll film è in bianco e nero, un omaggio al cinema dei tempi in cui è ambientata la pellicola. Nel cast Gary Oldman e Amanda Seyfried. La sceneggiatura è di Jack Fincher. Fotografia di Erik Messerschmidt, alle musiche Trent Reznor, Atticus Ross. I produttori sono Ceán Chaffin, Eric Roth, Douglas Urbanski. In Italia il film è stato distribuito da Netflix.

Il film è disponibile su Netflix.

Le parentesi seriali

 

Ma nella carriera del regista non c’è solo cinema. Fincher è produttore esecutivo della serie Mindhunter (2017-2019) composta da due stagioni. La sua presenza si vede anche alla regia, ma non per ogni episodio. Mindhunter è un thriller che, considerando i progetti di Fincher, si potrebbe considerare il seguito spirituale di Zodiac. La serie, ambientata a fine anni Settanta e inizio anni Ottanta, segue le vicende di alcuni agenti di un nuovo ramo dell’FBI, che devono sviluppare nuovi metodi per riuscire a identificare i serial killer.

Fincher è produttore e creatore di Love Death & Robots (2019-in corso), serie d’animazione antologica di cui ha diretto un solo episodio.

C’è poi Voir (2021), una docu-serie di cui Fincher è produttore. La serie si propone come un viaggio in sei episodi tra varie tematiche cinefile attraverso l’analisi e la decostruzione di diversi film.

Fincher verso il mondo seriale si è espresso in maniera positiva, soprattutto per quanto riguarda il tempo. Nelle serie c’è infatti più tempo per costruire un personaggio, per farlo evolvere, cambiare. In definitiva si possono esplorare possibilità che nelle due ore di un film sono generalmente impossibili. E se si pensa al suo stile, che fa dei movimenti dei personaggi uno dei punti cardine, queste considerazioni non sono nemmeno così improvvise, è chiaro il suo amore per questi ultimi.

Behavior over time

Fincher è stato coinvolto anche nella pluripremiata House of Card (2013-2018) di Kevin Spacey e Robin Wright. Della serie ha diretto due episodi, e proprio la Wright, in occasione del suo esordio alla regia in un episodio della serie, chiede consiglio a Fincher: 

He cares so much about the character, the human being. […] “It’s about being concise and making it human without making it presentational” […] And then I said what is it about bringing that character over the viewer? And he said “It’s behavior over time” […] what is the behavior telling you? And that’s what you are directing and that’s where his special and unique style is so magic.

Le serie menzionate sono disponibili su Netflix.

;The Killer; il ritorno di David Fincher

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