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Focus Italia

Fuga dal call center

Il titolo del lungometraggio d’esordio di Federico Rizzo si presenta quale omaggio sia all’opprimente carcere di “Fuga da Alcatraz” di Don Siegel che al particolare humour di “Fuga dalla scuola media” di Todd Solondz.

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Fuga dal call center F.Rizzo, D.Azzola, L.Bigazzi

Il titolo del lungometraggio d’esordio di Federico Rizzo si presenta quale omaggio sia all’opprimente carcere di “Fuga da Alcatraz” di Don Siegel che al particolare humour di “Fuga dalla scuola media” di Todd Solondz.

Del resto, è proprio mantenendosi abilmente in bilico tra l’amarezza e l’ironia che il regista inscena la vicenda del giovane precario Gianfranco Coldrin (l’Angelo Raffaele Pisani), laureato modello in “vulcanologia” declassato all’ultimo grado della scala professionale di un call center, mentre la fidanzata convivente Marzia (Isabella Tabarini), aspirante giornalista, si trova costretta a lavorare come centralinista per un telefono erotico.

E, tenendo in considerazione l’argomento trattato, sorge spontaneo effettuare un paragone con il contemporaneo “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì, anch’esso incentrato sul triste universo del precariato tricolore d’inizio millennio, principale “fornitore” di un’insicurezza capace di portare i giovani all’impossibilità di avere una famiglia e un po’ di serenità generale.

Eppure, con un cast in ottima forma comprendente anche nomi noti quali Luis Molteni e Natalino Balasso, l’Italia dei contratti a progetto raccontata da Rizzo, tra reali interviste effettuate su tutto il territorio nazionale a operatori telefonici del settore e momenti surreali (si pensi al supereroe immaginario Callman), finisce per convincerci più di quella presente nel sopravvalutato film firmato dall’autore di “Ovosodo”.

D’altra parte, appare più sincera questa commedia a metà strada tra il cinema di genere e l’effetto quasi didattico della docu-fiction che un prodotto concepito sotto la politica da major e tempestato dei soliti volti famosi che ben poco hanno da condividere con quelli dei veri e sconosciuti precari.

Francesco Lomuscio


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