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‘Carne Et Ossa’: la recensione del film di Roberto Zazzara

In un piccolo paesino dell'Abruzzo sopravvive un rito crudele al limite della sopportabilità, la corsa degli zingari. Al Cinema

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Carne Et Ossa è il documentario firmato da Roberto Zazzara presentato in anteprima mondiale al 50° Premio Flaiano.

Il film è in sala Distribuito da Mescalito Film.

Carne et ossa la trama

A Pacentro, un paesino arrocco tra i monti abruzzesi, ogni anno c’è la corsa degli zingari (dove il termine sta per l’accezione dialettale locale che vuol dire nudi), nella quale gli uomini del paese si lanciano a piedi nudi su un dirupo con pendenza di quasi 80° a piedi scalzi in una corsa folle e velocissima fino al torrente che sta a valle, per poi risalire.

Una corsa crudele, un rituale crudo, nel quale il primo a rientrare in chiesa vince: si rivela allora la sacralità dell’avvenimento, che smette di essere una semplice corsa e diventa rito ancestrale le cui origini sono perse nella notte dei tempi, addirittura sconosciute.

Rimane comunque il legame tra uomo e natura, un legame doloroso e indissolubile, che porta i partecipanti a bendare la ragione per affrontare caparbiamente il dolore, la fatica, convinti che la fede possa proteggerli.

DI DOLORE E SACRIFICIO

Roberto Zazzara è già autore dell’interessante The Bunker Game, racconto che impastava rimosso e rimorso impastandoli con la Storia e i sensi di colpa ancestrali, non va lontano dalle sue ossessioni e restituisce un documentario nudo e puro: senza fronzoli, senza costruzioni narrative, senza ricerche visuali, solo filmati di repertorio e interviste in un bianco e nero scarnificato, digitale, spintissimo, perché tutto in questa corsa degli zingari è spogliato da tutto.

E l’atmosfera che riesce a ricreare è proprio quella di un sacrificio rituale, di una meta dolorosa e ineluttabile a cui gli uomini (solo di sesso maschile, si è cercato di renderlo inclusivo per le donne ma non è stato possibile) non possono sottrarsi.

Un percorso che in Carne Et Ossa assume allora le sembianze di un vero e proprio rito di passaggio, visto che non sono pochi gli anziani del luogo, come si sente da una delle voci, ad aver letteralmente costretto i propri figli a partecipare alla corsa, nonostante le giuste reticenze.

In questo senso, il rito inizia a far rima con il rito di passaggio, che secondo la dibattuta definizione data dall’etnologo del folklore Arnold Van Gennep nel 1909 sono eventi che rappresentano le fratture e la discontinuità che si producono lungo il corso temporale e sociale dell’esistenza. Riti che nei paesi asiatici, sudamericani e africani continuano ad essere parte integrante della vita di comunità, spesso intrecciandosi ovviamente con la religione e anzi inglobati dai sistemi religiosi in modo indissolubile; e che invece dagli inizi del XX secolo in Europa vanno via via ridimensionandosi, svuotati dalle motivazioni originarie.

Non è mai semplice trovare senso al sacrificio, sia esso iniziatico, religioso, politico e non è mai facile trovare la chiave per raccontare il dolore che da questo può derivare. E’ struggente vedere come degli esseri umani possano lanciarsi volontariamente a piedi nudi giù per un dirupo”, dice Zazzara, puntando giustamente l’attenzione sul senso di sacrificio, che continua a legare alcune tradizioni apparentemente inconcepibili nel 2023, ancora ben vive in Italia, come questa corsa appunto, o come l’altro rito crudele dei Vattienti, a Nocera in Calabria, dove alcuni uomini attraversano il paese percuotendosi polpacci e cosce con dischi di sughero nei quali sono confitte piccole scaglie di vetro in segno di penitenza, modalità per espiare i peccati e permettere all’anima di entrare nell’Aldilà.

Ed è sempre lui, il regista, a parlare di sogno insanguinato: termine che riesce perfettamente a delineare le due dimensioni a cui appartiene l’anima umana, ancora oggi, alle soglie di un futuro che si sposta sempre più in là, dibattuta tra l’alto e il basso, tra il dolore e la felicità.

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Carne et ossa

  • Anno: 2023
  • Durata: 56'
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Robeto Zazzara