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Soffocare. Perseverare Diabolicum Chuck Palahniuk

L’esperienza non è nuova. Perché la prima volta di Chucky P. è stato quel celeberrimo viaggio condotto da due veterani come Brad Pitt ed Edward Norton. E adesso lo sgomento narrativo e raccapricciante di Palahniuk ritorna, dopo Fincher ed il suo Fight Club, con Clark Gregg e Soffocare.

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L’esperienza non è nuova. Perché la prima volta di Chucky P. è stato quel celeberrimo viaggio condotto da due veterani come Brad Pitt ed Edward Norton. E adesso lo sgomento narrativo e raccapricciante di Palahniuk ritorna, dopo Fincher ed il suo Fight Club, con Clark Gregg e Soffocare.

Una scelta davvero underground, ma del resto risulta complesso trovare qualcosa che non lo sia nell’universo malato e ribelle di questo scrittore americano ormai famoso in ogni dove. Non è chiaro se la sua parlata così schietta e fuori da ogni schematismo perbenista, sia più affascinante perché ci racconta il lato dignitosamente malsano e comune dell’essere umano, o perché esiste una sottile forma di sadismo nel sentire le sue storie folli ben descritte e ricche di particolari. Non che il suo narrare si addobbi di vezzi: la fotografia graffiante a cui Palahniuk fa riferimento, arde di reale fino all’osso, a partire dal sentimento tenero fino alla peggiore schifezza.

Ecco perché i suoi libri si prestano così logicamente ad essere messi in scena. E il suo, come si diceva, è stato davvero un esordio d’onore: chi meglio di Fincher per descrivere lo sprezzo metabolizzato dei personaggi di Fight Club, che se le suonano di santa ragione e con un gusto quasi invitante? Ecco perché il Clark Gregg attore e obiettivamente poco esperto regista (questa è la sua opera prima) si cimenta in un terreno quanto mai ardimentoso, con alle spalle un precedente di lusso: i personaggi di Chucky P. hanno tutti un personale emisfero di normale malattia, perfettamente integrato con la narrazione in prima persona che descrive tutto il resto come malsano, mentre il pubblico non capisce più dov’è la distorsione. Provocante questo autore, che si impunta su questa tolleranza al marcio comunemente sviluppata, e porta i propri protagonisti per esigenza ad essere assurdi e anarchici: cannibali, violenti, sadici, ce n’è per tutti. Ed è tutta brava gente a cui i vizietti sono solo un po’ scappati di mano: eppure, nessuna condanna, perché nel Mondo Palahniuk non esistono cattivi, ma solo personaggi costretti ad esserlo.

In Soffocare il protagonista è Victor Mancini, e la fobia di turno, in questo caso, è la sesso dipendenza; ma c’è dell’altro: Victor si guadagna da vivere come può. Perciò la sua attività più produttiva consiste nel conquistare il cuore della gente appagando il desiderio di eroismo dei comuni mortali: inscenando svariati soffocamenti da bolo mal ingoiato, Victor si lascia strappare alla morte, e giova della benevolenza dei suoi salvatori che poi lo mantengono a suon di regali. Un altro personaggio che si fa ammirare per l’incredibile genialità, e contemporaneamente ci schifa perché ci rendiamo conto che ogni limite è superato: è lo stesso grottesco perfido del Jack-Brad Pitt che impiegava l’abbondante grasso umano per farci del sapone. Più ecosostenibile di così…

Soffocare è ancora qualcosa di diverso. Usciamo dalle atmosfere buie e marcite, per esplorare un mondo tutto colorato e abitato da fantocci stilizzati, così tremendamente familiari. Sarà stato il suo passato un po’ tormentato, ma la fredda lucidità con cui Palahniuk scansiona la realtà sommersa da overload mediatici, è travolgente. Per questo si fa detestare ed è capace di conquistare allo stesso tempo.

A Clark Gregg non resta che ritrasmettere in forma visiva una macchina perfetta, che prima ancora di cominciare ti ha già invitato a lasciar perdere (“Se stai per metterti a leggere, evita.”): perché Palahniuk sa che l’uomo è tristemente infido e persevera soltanto in ciò che è diabolico.

Ecco perché siamo tutti suoi lettori. Quindi andiamo a vederci pure il film.

Rita Andreetti




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