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‘Children of the Corn’, l’horror che si sforza di far spavento. E fallisce

Children of the Corn, l'ultimo degli adattamenti su schermo tratti dalla storia di Stephen King, dovrebbe essere un horror. Solo che non fa paura. Anticipazioni sul film in uscita in America

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Come un virus che si ostina a tornare, ma viene contrastato dalle difese immunitarie, Children of The Corn si ripresenta come Horror Movie, che non riesce a trasmettere nemmeno con un briciolo di paura. 

L’origine di questo specifico virus è un breve racconto di Stephen King, pubblicato nel 1977. È la storia di una comitiva  in una fattoria in Nebraska, con due bambini che adorano un demone che vive nei campi di grano. La storia originale era una versione più splatter de Il Signore delle Mosche, con un tocco dell’inquietudine di The Wicker Man. I bambini finiscono per uccidere gli adulti attorno a loro, per poi generare un vero e proprio culto. Il demone dei campi di grano non veniva mai mostrato, era più una forza del destino che un mostro. Un pretesto per parlare dello zelotismo religioso che iniziava a prendere piede negli anni ‘70.

Dalle Pagine di Stephen King allo schermo… ancora ed ancora

La nuova versione di Children of the Corn è l’undicesimo adattamento cinematografico dalla storia di King. La più famosa è quello del 1984, che ha generato ben otto sequel. (Sul serio, mai sentito parlare di Children of The Corn III, il Raccolto Cittadino? O Children of the Corn 666, il Ritorno di Isaac?) 

Questa nuova versione tecnicamente è un prequel. Brutte notizie per i fan del lavoro di King, dato che del materiale originale rimane solo la premessa. In apertura un ragazzo impugna un coltello ed entra nella Casa di Cura dei Bambini di Rylestone, uccidendo tutte le persone che si trova davanti. Venendolo a sapere, le persone del luogo decidono di inondare l’edificio di anestetico, uccidendo nel processo quindici dei bambini tenuti lì. Se già questo sembra insensato, aspettate di leggere come continua il film.

Children of the Corn, la trama

Eden, una bambina sopravvissuta al massacro, guida un gruppo di ragazzi che vogliono vendicarsi dell’accaduto.

Il direttore del film, Kurt Wimmer, decide di inserire, nel marasma che è la pellicola, anche un mezzo tema ambientalista, e di dare, come motivazione delle azioni di questi bambini, la volontà salvare un campo di grano che è stato avvelenato da componenti chimici velenosi. Quindi, oltre che baby terroristi, sono anche attivisti ambientali. Un’altra grande differenza è che la creatura questa volta viene messa su schermo, apparendo come il figlio illegittimo tra una pannocchia ed un Predator.

Un’accozzaglia di elementi narrativi

Tornando ai Bambini, Eden nel film è caratterizzata come un mix tra Drew Barrymore in Firestarter e il bambino demoniaco del franchise Orphan, mantenendo sempre un mezzo sorrisetto forzato che dovrebbe farla apparire posseduta. Non che Kate Moyer, l’attrice, sia da considerare colpevole per questo: il film è semplicemente blando e privo di immaginazione. 

Una performance degna di nota è quella di Elena Kampouris. Interpreta Bo, l’unica bambina sfuggita dal controllo della creatura, riuscendo quindi a far empatizzare lo spettatore senza cadere nei cliché da horror di serie B che caratterizzano il resto dei personaggi. 

Gli adulti in Children of the Corn sono comicamente bigotti e incompetenti. Degno di nota il personaggio di Bruce Spence (Proprio quello di The Road Warrior, sì), che interpreta un parroco pervertito. 

La storia è abbozzata, gli effetti visivi incerti. A un certo punto, il gruppo di bambini viene mostrato al centro di un buco, pensato per sotterrarci gli adulti. Stanno dipingendo le radici delle piante di grano di sangue, con la leggerezza con cui una scolaresca intona canzoni nel bus, sulla strada per andare in gita. Il sangue è credibile quanto la premessa. Sembra un mix tra sciroppo di Mais e colorante. Cosa piuttosto buffa visti i temi del film.

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Children of the corn