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FOCUS ITALIA

‘Il cerchio’ Sophie Chiarello racconta la scuola e l’infanzia di oggi

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In sala dal 13 Febbraio il documentario Il cerchio di Sophie Chiarello.

Prodotto e distribuito da Indigo Film con Rai Cinema e in collaborazione con Sky Documentaries, il film è stato presentato in concorso ad Alice nella Città.
Selezionato tra i 10 documentari per il David di Donatello 2023 è in concorso al Trieste Film Festival 2023.

La regia, il soggetto e la sceneggiatura sono di Sophie Chiarello, il montaggio di Andrea Campajola, il montaggio del suono è di Federico Cabula e Matteo Eusepi, le musiche originali di Gabriele Panico.
Il documentario è stato realizzato presso l’ Istituto Comprensivo Daniele Manin di Roma con i bambini della sezione B  dal 2015 al 2020.

L’intervista a Sophie Chiarello 

I venti bambini della sezione B sono tutti diversi per attitudine, storia e provenienza, eppure insieme formano un gruppo coeso.

il cerchio in salaIl documentario

 

Il cerchio è un documentario che racconta la loro crescita dalla prima alla quinta elementare: nell’aula della loro scuola, grazie alla pratica del “tempo del cerchio”, un momento in cui, seduti in cerchio per terra, bambini, maestra e regista con la telecamera parlano e si confrontano con una cadenza regolare lungo i cinque anni della scuola elementare, nasce uno spazio d’ascolto privilegiato in cui i bambini ripongono il proprio universo, condividono pensieri, emozioni e si confrontano sulla propria visione del mondo che li circonda.

Il cerchio diventa così un ritratto dell’infanzia nel quale si specchia l’Italia di oggi, che per loro è già l’Italia di ieri.

il cerchio in sala

Sophie Chiarello

«È stato tutto così magico e naturale, ma di quanto lo fosse me ne sono accorta solo montando perché durante le riprese ero totalmente immersa dentro a questa cosa.»

Regista italo-francese, la Chiarello cresce in Francia e si diploma alla FEMIS di Parigi.
Dopo aver lavorato come aiuto regista, scrive e dirige tre cortometraggi premiati in diversi festival. Nel 2011 scrive e dirige il suo primo documentario Ritals, domani me ne vado.

«Il cerchio, in una prassi ben conosciuta dai pedagoghi, rappresenta uno spazio fisico e mentale nel quale i venti bambini della sezione B si sono seduti in tondo per parlare, ascoltarsi e confrontarsi su temi di ogni genere. – risponde la regista – Volevo che a parlare fossero i bambini, che ci fosse la loro voce, con meno filtri possibili. È qui che l’approccio visivo al film credo trovi la sua peculiarità. Ho cercato di rendere il “mezzo cinema” il più invisibile possibile, spogliandomi dell’apparato tecnico, riducendolo all’indispensabile e portando l’obiettivo della telecamera all’altezza del loro sguardo. Il tempo che passa e l’impronta che lascia sulle persone e le micro-società mi appassiona da sempre. Lungo i cinque anni di riprese, il film racconta l’esperienza di un vissuto che assomiglia a volte a un’utopia. La classe filmata diventa il ritratto di un Paese che si evolve e la cui identità cambia e si trasforma.» – Sophie Chiarello

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