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‘Metaverso’, cos’è e quali film vedere

Con l'annuncio della creazione di Meta, l'anno scorso, Zuckerberg ha fatto capire che la realtà virtuale sta diventando sempre più concreta. Nell'attesa, ecco una lista di pellicole che affrontano il tema.

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Metaverso

Ciò che sembrava fantascienza, tecnologia immaginativa di futuri prossimi, inizialmente inventata da visionari romanzieri di Sci-Fi e poi messa in immagini – immaginifiche – nel cinema, sta diventando realtà.

Il metaverso, ovvero un mondo digitale vero come il reale (se non di più), sta concretizzandosi, e sarà impiegato anche nel cinema, per permettere agli spettatori un esperienza più ampia e tangibile.

Il 28 ottobre 2021 Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, presentando il suo metaverso con la creazione di Meta affermò: «Siamo all’inizio di un nuovo capitolo per Internet, ed è anche un nuovo capitolo per la nostra azienda».

Descrivendo Meta, ulteriore passo evolutivo di Facebook, sostenne che sarà una «piattaforma immersiva, un Internet incarnato che consente di stare dentro l’esperienza invece di guardarla dall’esterno».

Un ambizioso progetto confermato, nel medesimo mese, anche dall’intenzione della Meta Platforms Inc. di assumere in Europa 10.000 persone specializzate.

Per chi volesse partecipare alla creazione del nuovo mondo “parallelo”, è soltanto necessario possedere i seguenti requisiti: avere solide competenze in programmazione (linguaggi C, C#, C++, JavaScript, Python, Solidity e Rust), Cloud Computing e AR/VR, oltre che una profonda comprensione degli ecosistemi decentralizzati e delle soluzioni blockchain-based.

Ma dietro l’affascinante e avveniristico aspetto tecnologico del metaverso, a cui dal 27 gennaio 2022 anche Apple si è mostrata interessata, c’è un forte discorso economico. Secondo il sito ReportLinker, il giro d’affari del metaverso potrebbe valere oltre 758,6 miliardi di dollari nel 2026.

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Origine e significato di metaverso

L’espressione “Metaverse” apparve per la prima volta nel romanzo cyberpunk Snow Crash (1992), dello scrittore americano Neal Stephenson (1959). Detto termine serve a designare uno spazio tridimensionale al cui interno le persone fisiche possono muoversi, condividere e interagire utilizzando avatar personalizzati.

Nel romanzo di Stephenson il metaverso è rappresentato come un enorme sistema operativo, regolamentato da demoni che lavorano in background, al quale gli individui si connettono trasformandosi a loro volta in software interagendo con altri software, con la possibilità di condurre una vita elettronica autonoma.

Questo spazio virtuale è disciplinato da regole specifiche, differenti dalla vita reale. La popolarità degli utenti che decidessero di interagire con questo prossimo mondo digitale, dipende dalla scrupolosità e dall’originalità del proprio avatar. In questo caso Sheldon Cooper (Jim Parsons) del serial Big Bang Theory è un maestro.

Second Life: “Your world, your imagination”

In verità il metaverso esisterebbe già, benché in una “versione beta”. Da quando internet è diventato accessibile a molti, le persone, attraverso la connessione, possono condividere e interagire a distanza su piattaforme che simulano, con differenti gradi di interazione, un mondo virtuale.

Il cyberspazio odierno, su cui si ergerà l’imminente metaverso, ha già un forte rimando con il mondo reale, poiché la sua struttura soggiace al binomio spazio/tempo, ossia come l’universo fisico. Il cyberspazio possiede ugualmente una lunghezza, una larghezza, una profondità e un proprio tempo.

Esempio storico di metaverso è Second Life, che fu lanciato il 23 giugno 2003 e ottenne sin da subito un grandissimo successo planetario (nel 2013 si raggiunse il picco, con oltre un milione di utenti regolarmente attivi).

In questo mondo virtuale che ricrea il mondo reale (con una grafica sempre più aggiornata), gli utenti (nominati residenti) si creano un avatar personalizzato nei minimi particolari e possono interagire (anche a voce, tramite una voice chat) tra loro e agire, per es. scattare foto, girare filmini o finanche teletrasportarsi in altri luoghi di maggior gradimento.

Nel metaverso di Second Life esiste anche una fittizia valuta monetaria, ossia il Linden Dollar. Emessa da Linden Lab, questa moneta viene giornalmente aggiornata per mezzo della piattaforma LindeX, che stabilisce il tasso di cambio ufficiale con il dollaro USA. Il limite di Second Life è che “non consente di stare dentro l’esperienza, ma soltanto di guardarla e viverla dall’esterno”.

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La Rai e il metaverso

In ambito italiano, i primi sostanziosi investimenti verso questa nuova realtà provengono da Rai Cinema, che al 75º Festival di Cannes (17-28 maggio 2022) ha presentato il suo ingresso nel metaverso. Come riferisce l’Ad Paolo Del Brocco: «Il nostro intento è utilizzare il meglio dell’innovazione tecnologica per veicolare contenuti e ampliare il pubblico del cinema, coinvolgendolo al di là delle classiche fruizioni».

The Nemesis è la piattaforma online italiana d’intrattenimento 3D che accoglie il primo metaverso di Rai Cinema. Alessandro De Grandi, CEO della piattaforma, spiega:

«Si può accedere tramite un’app mobile o attraverso i social […]. L’impatto iniziale è quello di un videogame, e l’idea è quella di creare un’esperienza con i molteplici contenuti nel cinema, tra backstage dei film e interazioni varie, per far giocare gli utenti con dettagli all’interno di un film».

In questo primo metaverso cinematografico di produzione italiana si potrà fruire gratuitamente di svariati contenuti cinematografici, vivendo eventi in streaming e/o interagendo con poster e oggetti iconici del cinema attraverso il proprio avatar; oppure visitare la mostra in 3D, presente alla Mole di Torino, ispirata a Diabolik (2021) dei Manetti Bros.

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Il metaverso al cinema

In attesa che il mirabolante metaverso prospettato da Zuckemberg si concretizzi, si può fantasticare con pellicole che hanno già messo in immagini tale mondo digitale. C’è una congrua filmografia a tal riguardo: a volte l’argomento è centrale, mentre altre volte è soltanto collaterale o affrontato in versione beta.

Per fare due esempi filmici in cui ci sono due efficaci rappresentazioni dell’avatar, è sufficiente guardare Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939) di Victor Flaming, in cui il noto e temibile mago si presenta ai visitatori attraverso una gigante rappresentazione filmica;

Oppure la commedia citazionistica Il grande Match (Grudge Match, 2013) di Peter Segal e con Sylvester Stallone e Robert De Niro, che mette in scena un incontro pugilistico tra loro due fatto attraverso i propri avatar digitali (che ricalcano le loro fisionomie per mezzo di tutine elettroniche).

Di seguito una lista, in ordine cronologico, con le opere nodali che hanno ben rappresentato il mondo virtuale e il conseguente metaverso.

Il mondo sul filo (1973)

Tratto dal romanzo Simulacron 3 (1964) di Daniel F. Galouye, Il mondo sul filo (Welt am Draht, 1973) di Rainer Warner Fassbinder è un film che fu realizzato per la televisione tedesca (WDR), girato in 16 mm e diviso in due parti. In Italia fu trasmesso su Rai 2 il 22 e il 29 settembre del 1979.

Anche con quest’unico approccio alla Sci-Fi, Fassbinder traccia, analogamente alle altre sue opere d’ambientazione contemporanea (o ambientate in un recente passato), una cupa indagine sui sentimenti delle persone.

Negli anni Settanta un istituto di ricerca cibernetico tedesco costruisce un calcolatore, chiamato Simulacron-1, per realizzare la simulazione virtuale di una piccola città. Il borgo digitale è popolato da comuni abitanti che credono di vivere in un mondo reale, ma anche da una “Persona di Contatto”, ovvero l’unica che sa di essere una simulazione e funge da comunicante con il mondo reale esterno.

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Tron (1982)

Prodotto dalla Disney, è considerata come la prima pellicola a focalizzarsi sulla realtà virtuale. L’idea venne al regista Steven Lisberger intorno al 1976, quando rimase estasiato da uno dei primi videogiochi arcade prodotto dall’Atari: Pong, un simulatore molto primitivo del gioco del Ping Pong. Il film trae ispirazione anche da Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll.

Sebbene la locuzione “Tron” si riferisca a un comando del linguaggio di programmazione BASIC, ed è la contrazione dei termini “TRace ON”, utilizzato per la ricerca di errori nelle linee di un programma, il regista Lisberger ha sempre affermato che il titolo è la contrazione di “elecTRON ics”. All’animazione partecipò anche un giovane Tim Burton, a quel tempo “impiegato salariato” della Disney.

Kevin Flynn (Jeff Bridges) è un geniale programmatore di software per videogiochi, che vuole trovare le prove che il potente boss (David Warner) dell’Encom, società in cui precedentemente lavorava, gli ha rubato idee e progetti che adesso hanno successo negli arcade.

Intenzionato ad avere la rivincita, Kevin decide di entrare all’interno dei sistemi informatici dell’azienda, e per farlo inserisce una propria CLU (Codified Likeliness Utility), ossia un programma che consiste in un suo alter ego digitale.

Entrato nel sistema, Kevin scopre che i programmi realizzati da lui e dai suoi colleghi formano un universo parallelo, la cui esistenza consiste nell’eseguire fisicamente i comandi che vengono impartiti dal programma in funzione, ossia l’MCP (Master Control Program), un enorme elaboratore elettronico.

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Brainstorm – Generazione elettronica (1983)

Diretto da Douglas Trumbull, che fu curatore degli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio (2001 – A Space Odissey, 1968) di Stanley Kubrick, la pellicola, che si rivelò un fiasco al botteghino, divenne tristemente nota per la misteriosa morte, avvenuta durante una pausa delle riprese, di Natalie Wood (1938-1982).

Girato in 70 mm e utilizzando i più efficaci effetti sonori del cinema del suo tempo, Brainstorm, sebbene imperfetto, è una storia antibellicista e anticipa il tema della registrazione/condivisione delle emozioni attraverso il virtuale, poi esposto in Fino alla fine del mondo (Bis ans ende der welt, 1991) di Wim Wenders e Stange Days (1995) di Kathryn Bigelow.

Un team di scienziati inventa un’interfaccia computerizzata che consente alle sensazioni di essere registrate dal cervello di una persona e poi di essere provate da altri. Su direttiva dell’amministratore delegato, il team mostra il funzionamento del dispositivo ad alcuni investitori per ottenere dei finanziamenti. Però le intenzioni dei finanziatori, tra cui la CIA, sono finalizzate all’utilizzo in ambito militare.

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Atto di forza (1990)

Ispirato al racconto breve Ricordiamo per voi (We Can Remember It for You Wholesale, 1966) di Philip K. Dick, originariamente la sceneggiatura di Dan O’Bannon e Ronald Shusett fu proposta da Dino De Laurentiis a David Cronenberg. Stando alle successive dichiarazioni del regista canadese, la storia nelle sue mani sarebbe stata uno «Spider su Marte».

Quando Cronenberg, dopo oltre un anno di pre-produzione, abbandonò il progetto per ingerenze con gli sceneggiatori, Arnold Schwarzenegger, che cercò di ottenere una parte nel film, spinse la Carolco Pictures a comprare la sceneggiatura.

La regia fu assegnata all’olandese Paul Verhoeven, distintosi con l’action fantascientifico Robocop (1987), e con questo passaggio di consegne il film divenne uno Sci-Fi muscolare, per metà fantascientifico e per l’altra metà atto ad esaltare il fisico scultoreo dell’attore.

L’operaio edile Douglas Quaid (Arnold Schwarzenegger) è ossessionato dal desiderio di visitare Marte. Per saziare i suoi costanti sogni, che lo tormentano ogni notte, decide di andare alla Rekall, una compagnia capace di impiantare false memorie di viaggi mai accaduti attraverso un avanzato tipo di realtà virtuale.

Quaid si sottopone al trattamento della Rekall, accettando l’opzione di essere un agente segreto che scopre antiche tecnologie aliene, per rendere l’esperienza virtuale più interessante. Dopo avere selezionato il programma Cieli azzurri su Marte e avere chiesto alcuni dettagli a Quaid, i tecnici lo addormentano per iniziare l’innesto della memoria scelta.

Intanto però Quaid si risveglia e assale i tecnici, insistendo che lo hanno “fatto scoprire” e affermando di non essere Quaid. Dopo averlo sedato, i tecnici addetti scoprono che lui era già stato sottoposto a un innesto, per creargli la falsa memoria di Quaid.

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Fino alla fine del mondo (1991)

Progetto a lungo covato da Wenders (oltre dieci anni), il film è un road movie su cui è stato attivato l’aspetto fantascientifico. Con questa pellicola il regista tedesco voleva rendere omaggio all’impalpabilità magica dei ricordi e al ruolo della parola nel mondo contemporaneo, ormai ossessionato dalla predominanza dell’immagine, di qualsiasi qualità essa sia.

Nel 1999, Trevor McPhee (William Hurt) e Claire Tourneur (Solveig Dommartin) viaggiano intorno al mondo per raccogliere immagini da portare nel deserto australiano: serviranno per cercare di ridare la “vista” a una madre cieca (Jeanne Moureau), ma soprattutto per mettere a punto un dispositivo elettronico capace di registrare i sogni e condividerli realisticamente. Questo congegno fa gola a molte organizzazioni.

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Il tagliaerbe (1992)

Tratto molto vagamente dall’omonimo racconto di Stephen King, che intentò causa perché il film si discostava di molto dalla sua idea, è una delle pietre miliari del cinema inerente la realtà virtuale, al netto del giudizio qualitativo.

Il tagliaerbe  (The Lawnmower Man, 1992) di Brett Leonard è fondamentale per gli otto minuti di scene virtuali, che furono create in otto mesi e costarono ben 500.000 dollari. Tra queste scene, resta memorabile quella dell’amplesso virtuale tra il protagonista Jobe Smith (Jeff Fahey) e la sua fidanzata (Marnie Burke).

Grazie a iniziazioni di droghe e a massicce immersioni nella realtà virtuale generata dai computer, il Dottor Lawrence Ange (Pierce Brosnan) trasforma Jobe Smith, un giardiniere ritardato, in un genio del male che si appresta a conquistare il mondo per via telematica.

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Brainscan – Il gioco della morte (1994)

Sceneggiato da Andrew Kevin Walker, futuro produttore di Se7ven (1997) di David Fincher, e diretto da John Flynn, è stato un fallimentare tentativo di raccontare, con toni horror, la vorticosa evoluzione dei videogame di ruolo sempre più violenti, che spingevano gli utenti nell’immedesimarsi troppo con l’avatar virtuale. Fatto poi confermato con il Massacro della Columbine High School (1999).

Michael Bower (Edward Furlong) è un ragazzo introverso. Appassionato di elettronica e film horror, scopre con l’amico un nuovissimo videogioco che sfrutta l’ipnosi per trascinare i giocatori nella più terrificante esperienza immaginabile: Brainscan (‘scansione cerebrale’). Il gioco “Brainscan” consiste nel superare 4 livelli divisi in 4 CD, uccidendo tutti i testimoni e sbarazzandosi delle prove prima dello scadere del tempo.

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Johnny Mnemonic (1995)

Libero adattamento dal racconto Johnny Mnemonico di William Gibson, autore anche della sceneggiatura, è l’esordio del pittore Robert Longo. Pellicola del montante interesse verso il cyberspazio, come attesta anche l’istant movie Hackers (1995) di Iain Softley, il film è stato soprattutto utile per Keanu Reeves, dopo qualche anno scelto come protagonista per Matrix (1999)

Nell’immediato futuro, il corriere elettronico Johnny (Reeves) ha nel cervello un microchip zeppo di dati che fanno gola a uno yakuza (Takeshi Kitano). Con l’aiuto di una comunità di hackers ribelli al sistema, Johnny si salva, sconfigge un killer che cita le sacre scritture e scopre l’amore e gli ideali per un mondo migliore.

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Strange Days (1995)

Prodotto da James Cameron e diretto da Kathryn Bigelow, Strange Days, rientra nei futuri distopici d’imminente arrivo, essendo ambientato a Los Angeles a fine 1999. Il film si riallaccia al discorso già tracciato in Brainstorm, ossia la possibilità di condividere tramite un apparecchio elettronico la propria memoria e le proprie sensazione con altre persone. Rispetto al “modello”, è una pellicola che si muove dentro il territorio del thriller-noir.

Lenny Nero (Ralph Fiennes) è un ex-poliziotto che spaccia clips per il “filo-viaggio”, sulle quali vengono registrate esperienze sottoforma di realtà virtuale. Queste clip sensoriali, fruibili tramite il lettore SQUID, possono essere vista, udito, tatto ed olfatto. Gli utenti che le acquistano possono rivivere quelle emozioni, come se fossero vere. Essendo un progetto federale caduto sul mercato nero, questa tecnologia è considerata illegale.

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Il tagliaerbe 2 – The Cyberspace (1996)

Diretto da Farhad Mann, è un futile seguito per raccogliere e rilanciare il buon successo ottenuto dal primo capitolo e infilarsi nella nascente – ed effimera – corrente filmica che attinge dal cyberpunk.

Jobe Smith (Matt Frewer) è ancora vivo, e grazie all’aiuto di industriali senza scrupoli, vuole costruire un impero virtuale per controllare il mondo reale, proponendosi al contempo come messia dei diseredati.

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Nirvana (1997)

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1997, il film di Gabriele Salvatores è stata una coraggiosa produzione italiana (coadiuvato dalla Francia) di fantascienza nostrana, che al netto delle critiche ricevute (non sempre positive) si è rivelato il film di maggior successo commerciale del regista.

Il film, composto da un folto cast internazionale, trae ispirazione tematica da Neuromante (1984) di William Gibson, e visivamente da Blade Runner (1982) di Ridley Scott… oltre gli allora recenti Johnny Mnemonic e Stange Days.

Dicembre 2005: l’inventore di videogiochi Jimi Dimi (Christopher Lambert) è in crisi: la sua donna (Emmanuelle Seigner) l’ha lasciato e un virus ha alterato la sua ultima creazione videoludica, Nirvana, il cui protagonista Solo (Diego Abatantuono), ora chiede di essere “liberato”. Per accontentarlo Jimi si rivolge a Joystick (Sergio Rubini), pirata della rete, e a Naima (Stefania Rocca), esperta di hardware.

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Matrix (1999)

Film epocale, primo tassello di un redditizio franchise (riattivato nel 2021 con Matrix Resurrections), si è fin da subito distinto come uno spartiacque nella fantascienza cinematografica e nella effettistica. Il film dei fratelli Larry e Andy Wachowski (oggi Lana e Lilly), è certamente l’opera cinematografica che mette in immagini al meglio la narrativa cyberpunk, ed è tra i film più citati, come attesta anche un episodio della sitcom italiana Camera Café.

Nel XXII secolo, i computer – dotati d’intelligenza artificiale – hanno elaborato il programma di “neurosimulazione” interattiva Matrix per tenere prigionieri gli esseri umani, convincendoli di vivere alla fine del XX secolo. Ma alcuni ribelli vivono liberi nella città di Zion, e il loro capo Morpheus (Larry Fishburne) crede di aver individuato l’Eletto in grado di riscattare l’umanità: è Thomas Anderson (Reeves), che dentro Matrix è programmatore di computer e hacker con lo pseudonimo di Neo.

Con l’aiuto di Trinity (Carrie-Ann Moss), Neo prende coscienza della realtà, acquista poteri straordinari e salva Morpheus , catturato dall’agente Smith (Hugo Weaving).

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Il tredicesimo piano (1999)

Ispirato al romanzo Simulacron 3, il film di Josef Rusnak, sceneggiato assieme a Ravel Centeno-Rodriguez, aggiunge all’originale idea sfumature noir, come evidenzia l’ambientazione virtuale nella Los Angeles degli anni Trenta. Certamente più potente a livello di messa in scena, ma molto meno profondo nematicamente rispetto alla versione di Fassbinder.

Quando lo scienziato Fuller (Armin Müller-Stahl) viene ucciso, Douglas Hall (Craig Bierko) è sospettato dell’omicidio. Per scagionarsi, è costretto a utilizzare l’invenzione di Fuller: un lettino che permette di tornare indietro nel tempo.

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eXistenZ (1999)

Ideato e sceneggiato dallo stesso David Cronenberg, è un’acuta, avveniristica e “sarcastica” riflessione sull’evoluzione dei videogiochi e dell’aspetto morboso che i gamer hanno nei confronti del videogioco. Le tecnologie biomeccaniche (console o joystick di membrana che si collegano al corpo) si rifanno visivamente a quanto già mostrato in Videodrome (1983).

In un futuro imprecisato, le console di gioco di realtà virtuale biotecnologica conosciute come “game pod” hanno sostituito quelle elettroniche. I pod si attaccano alle “bioporte”, connettori inseriti chirurgicamente nella spina dorsale dei giocatori. eXistenZ è il nuovo fenomenale gioco di realtà virtuale, creato dalla game designer Allegra Geller (Jennifer Jason Leigh).

Dopo esser sfuggita a un attentato, ad opera del realista Noel Dichter (Jude Law) che le ha sparato con una pistola organica, Allegra è costretta a cercare la propria salvezza giocando dentro il suo stesso gioco.

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The Cell – La cellula (2000)

Esordio al cinema di Tarsem Singh, uno dei più quotati e sperimentatori registi di videoclip degli anni Novanta, The Cell è un thriller fantascientifico che alla sua uscita non fu ben accolto.

Il serial killer Carl Stargher (Vincent D’Onofrio) viene catturato dall’FBI, ma cade in coma profondo. Per scoprire dove ha nascosto la sua prossima vittima viene richiesto aiuto alla psicoterapeuta Catherine Deane (Jennifer Lopez), che grazie a una tuta cibernetica riesce a penetrare nella mente dei suoi pazienti.

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Avalon (2001)

Il regista Mamoru Oshii è più noto come regista di anime, tra cui spicca Ghost in the Shell (1995). Avalon (Gate to Avalon, 2001) è una riflessione sui giochi di ruolo – nello specifico gli sparatutto – e la loro capacità di creare dipendenza nei gamer.

In un futuro tetro, Ash (Małgorzata Foremniak) si guadagna da vivere grazie ai crediti che vince in uno sparatutto in prima persona dal titolo Avalon, videogioco online a sfondo bellico capace di mettere in contatto milioni di persone contemporaneamente. Nonostante la sua popolarità questo videogioco può essere mortale, lasciando i videogiocatori come vegetali nel mondo reale.

La vita di Ash è monotona e si svolge ormai prevalentemente nel gioco, dove combatte in solitaria credendosi causa di un fallimento della propria squadra. Dopo aver sentito voci riguardanti un livello avanzato e segreto del gioco, decide di far nuovamente parte di una squadra per giocare, finché il confine tra realtà virtuale e mondo esterno non si fonderanno definitivamente e diventerà impossibile fare distinzioni.

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S1m0ne (2002)

Al suo secondo lungometraggio Andrew Niccol, attingendo dal mito di Pigmalione, costruisce una sferzante disamina sulla società dello spettacolo hollywoodiano e l’inesorabile avanzamento dell’immagini digitali, con avatar che potranno sostituire attrici e attori di carne e ossa. S1m0ne è la contrazione di “Simulation One”.

Stanco dei capricci delle dive in carne e ossa, il regista Victor Taransky (Al Pacino) fa interpretare il suo nuovo film da un’attrice realizzata con il computer, Simone (Rachel Roberts), che tutti credonono vera. E nasconde così bene il segreto da venire accusato di omicidio quando decide di eliminare la sua creazione, che con il suo successo ha finito per metterlo in ombra.

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Missione 3-D: Game Over (2003)

Terzo capitolo della serie Spy Kids, Missione 3-D (Spy Kids 3-D: Game Over), che come i precedenti è rivolto in particolare a un pubblico di bambini/adolescenti, in cui i giovani protagonisti spie devono combattere il villan di turno.

Il giovane Juni Cortez (Daryl Sabara), ex-agente della OSS, ora lavora come investigatore privato. Viene ricontattato dall’OSS e messo al corrente che sua sorella, Carmen Cortez (Alex Vega), è scomparsa. Carmen è stata catturata da Sebastian il Giocattolaio (Sylvester Stallone), un criminale imprigionato nel cyberspazio dall’OSS.

Il Giocattolaio è riuscito a creare “Game Over”, un videogame basato sulla realtà virtuale che intende usare per fuggire dal cyberspazio grazie ai giocatori che raggiungono l’imbattibile Livello 5. Juni accetta di avventurarsi nel gioco, salvare Carmen, e chiudere la partita.

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METAVERSO: AVATAR

Avatar (2009)

Realizzato completamente in 3 dimensioni e in gran parte in digitale, il kolossal fantascientifico di James Cameron per anni è stato il maggior incasso della storia del cinema. L’idea primaria la ebbe nel 1996, ma i costi proibitivi (intorno a 400 milioni di dollari) rimandarono il progetto a data da destinarsi. Come ogni film di Cameron, da Terminator (1984) in poi, anche Avatar è allo stesso tempo un classico kolossal e un film sperimentale.

Dietro la spessa patina di film effettistico, Avatar si accosta ai precedenti Terminator, The Abyss (1989), True Lies (1994) e Titanic (1997), per essere un’appassionata storia d’amore (a cui si aggiunge l’ambientalismo e l’antimilitarismo, già trattati in The Abyss)

2154. L’ex marine paraplegico Jake Sully (Sam Worthington) viene inviato sul pianeta Pandora per dar vita all’Avatar (un corpo costruito artificialmente) con cui entrare in contatto con la popolazione locale dei Na’vi. La scienziata Grace Augustine (Sigourney Weaver) vorrebbe conoscere il rapporto empatico che i nativi hanno con la Natura, ma al colonnello Quaritch (Stephen Lang) interessa solo scoprire i loro punti deboli per poterli espellere dalla regione dove abitano, ricca del prezioso unobtanium.

Ma grazie a Neytiri (Zoe Saldana), che gli ha salvato la vita e l’ha fatto entrare in contatto con la sua tribù, Sully scopre le ragioni dei Na’vi e quando Quaritch attacca militarmente i nativi, deve decidere da che parte stare.

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Il mondo dei replicanti (2009)

Ispirato alla graphic novel The Surrogates di Robert Venditti e Brett Weldele, il film è un thriller fantascientifico, corroborato dall’action, che rispetta tutti i crismi del genere inerente una società distopica.

2054. Gli esseri umani stanno rinchiusi in casa e i cyborg chiamati “surrogati”, inventati dal Dottor Canter (James Cromwell), vivono in loro vece, collegati ai cervelli degli originali. Così i “doppi” degli agenti Greer (Bruce Willis) e Peters (Radha Mitchell) indagano sulla morte del “doppio” del figlio dello stesso Carter. La causa sembra un virus in grado di distruggere prima la “replica” e poi la mente a lei congiunta.

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Inception (2010)

Pare che Christopher Nolan abbia completato la sceneggiatura nell’arco di dieci anni. Il film ottenne 4 Oscar (miglior fotografia, sonoro, montaggio sonoro ed effetti speciali) e ha spirato visivamente differenti opere successive, come ad esempio il marveliano Doctor Strange (2016) di Scott Derrickson oppure Cortex (2020) di e con Moritz Bleibtreu.

Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è pagato dai potenti uomini d’affari per entrare nei sogni altrui e rubare segreti. Al soldo di Saito (Ken Watanabe), deve però fare qualcosa di diverso: entrare nei sogni di Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy), erede di una multinazionale dell’energia, e “innestargli” un’idea che lo porti a smantellare il proprio impero.

La sua fidata squadra lo segue dentro un sogno a più strati, dove bisogna lottare con le difese prodotte dalla mente di Fischer. Ma dall’inconscio di Don emerge la presenza imprevedibile di Mal (Marion Cotillard), sua moglie defunta.

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Tron: Legacy (2010)

Diretto da Joseph Kosinski e prodotto da Steven Lisberger, è il seguito di Tron. Jeff Bridges e Bruce Boxleitner riprendono i loro ruoli originali.

Nel 1989 Kevin Flynn (Bridges), è divenuto presidente della ENCOM, e sogna un mondo dove l’informatica e le persone possano unirsi per creare una società utopica, ispirando con le sue parole anche il giovane figlio Sam (Garrett Hedlund). Una notte Kevin Flynn, da poco rimasto vedovo ma all’apice del successo, dopo essere uscito dicendo a Sam che sarebbe andato in ufficio, scompare nel nulla, lasciando il figlio orfano sotto la custodia dei nonni paterni.

Vent’anni dopo, Sam è divenuto un hacker informatico che ruba i prodotti della società del padre e li distribuisce gratuitamente in rete. Alan Bradley (Bruce Boxleitner), vecchio collaboratore di Kevin Flynn, avverte Sam di aver ricevuto una misteriosa telefonata sul cercapersone dal vecchio ufficio del padre, il cui numero risultava inattivo da oltre 20 anni. Inizialmente Sam è scettico, ma poi, pensando alla possibilità che il padre sia ancora vivo, si reca nel vecchio ufficio e vi scopre un laboratorio segreto nei sotterranei, con una console ancora attiva.

Tentando di interfacciarsi con il computer, il ragazzo attiva un laser che lo smaterializza e lo trasporta all’interno di un mondo digitale, in parte copia di quello reale, un mondo chiamato dai suoi stessi abitanti “La Rete”. Catturato da alcune guardie, che lo etichettano come un programma senza nome, Sam riceve un disco di identità, che contiene tutti i suoi dati.

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Total Recall – Atto di forza (2012)

Il film di Len Wiseman è il remake dell’omonimo film di Verhoeven, e l’unica differenza tra le due pellicole è che il film è interamente ambientato sulla terra.

È la fine del XXI secolo e, dopo una cruenta guerra chimica che ha reso inabitabile la maggior parte della Terra, solo due zone del mondo sono rimaste vivibili: l’Unione Federale di Britannia e la Colonia, situate quasi agli antipodi del globo.

Per Douglas Quaid (Colin Farrell), operaio in una fabbrica di robot-poliziotti, il viaggio virtuale offerto dalla Rekall è la vacanza perfetta per staccare la spina da una vita frustrante. I ricordi di una vita da agente delle forze speciali potrebbero essere proprio quello che fanno per lui. Durante la procedura di innesto dei ricordi tuttavia qualcosa va storto e Quaid si trova ad essere un ricercato.

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Ready Player One (2018)

Adattamento del romanzo Player One (2010) di Ernest Cline, autore anche della sceneggiatura, alla sua uscita il film di Steven Spielberg venne considerato un mezzo passo indietro, poiché dopo una serie di film su tematiche mature, il regista tornava a un cinema “videoludico”.

Nell’anno 2045 l’inquinamento e la sovrappopolazione hanno rovinato la vita sulla Terra e molte delle sue città sono diventate baraccopoli. Come via di fuga dalle loro vite nelle città decadenti, le persone si immergono nel mondo virtuale di OASIS (acronimo di Ontologically Anthropocentric Sensory Immersive Simulation), dove possono prendere parte a numerose attività per lavoro, istruzione e intrattenimento.

Quando il suo co-fondatore e creatore James Halliday (Mark Rylance) muore, annuncia tramite il suo avatar “Anorak l’Onnisciente” un concorso in cui i giocatori devono trovare un easter egg all’interno del mondo di gioco, ma per sbloccarlo servono tre chiavi nascoste in tre diverse sfide sconosciute. Il vincitore riceverà il controllo totale di OASIS (valutato oltre mezzo bilione di dollari). Questo attira un certo numero di Gunters (“cacciatori di uova”) e la multinazionale Innovative Online Industries (IOI), guidata dal nuovo CEO Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn), che impiega i migliori giocatori, i ricercatori di Halliday e i dipendenti a contratto chiamati “Sixers” allo scopo di vincere la gara e privatizzare OASIS.

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