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In Sala

Amici di letto

Una sceneggiatura del tutto priva della benché minima originalità, costruita senza verve sui continui incontri di letto dei due protagonisti.

Pubblicato

il

Anno: 2011

Distribuzione: Warner Bros

Durata: 109′

Genere: Commedia

Nazionalità: USA

Regia: Will Gluck

Non abbiamo fatto in tempo a lasciare Justin Timberlake nelle grinfie della sexy bad teacher Cameron Diaz, che già ce lo ritroviamo sullo schermo, stavolta nei panni dell’art director Dylan che, trasferitosi da Los Angeles a New York, dà il via ad una serie di incontri di solo sesso con la responsabile delle risorse umane Jamie, interpretata da MilaIl cigno neroKunis, cresciuta come lui con le deludenti promesse delle commedie romantiche hollywoodiane.

E, nel ruolo di un atletico e spumeggiante direttore creativo, c’è il sempre grande Woody Harrelson di Assassini nati (1994) nel lungometraggio diretto da Will Gluck, regista di Easy girl (2010) con Emma Stone e di un’infinità di prodotti televisivi, destinato a tirare in ballo sia la madre di Jamie, con le fattezze della Patricia Clarkson di Shutter Island (2010) e nostalgica degli anni Settanta tutti sesso e droga, sia il padre di Dylan, con quelle del Richard Jenkins di Burn after reading-A prova di spia (2008), affetto da una lieve forma di Alzheimer.

Quindi, se già l’idea di partenza non può fare a meno di ricordare quella sfruttata da EdwardL’ultimo samuraiZwick per il suo (e decisamente brutto, ricordiamolo) Amore e altri rimedi (2010), quest’ultimo aspetto contribuisce ancora di più ad accentuare le somiglianze tra le due pellicole, visto che la nudissima protagonista Anne Hathaway era lì perseguitata dal morbo di Parkinson.

Ma l’elemento che sconvolge ancora di più è che ci si sono messi addirittura in quattro (Harley Peyton, Keith Merrymann, David A. Newman e lo stesso regista) per tirar fuori una sceneggiatura del tutto priva della benché minima originalità (ricordiamo, tra l’altro, che un soggetto analogo è stato anche alla base del contemporaneo Amici, amanti e… di Ivan Reitman), costruita senza verve sui continui incontri di letto dei due protagonisti, mentre lei trova anche il tempo di cominciare una frequentazione con un giovane oncologo.

Fino al giustamente romantico ma prevedibilissimo epilogo di circa 109 minuti di visione che, come è intuibile, non faticano a risultare presto soporiferi; individuando l’unico loro pregio, appunto, nella prova del citato Harrelson.

Francesco Lomuscio (TAXIDRIVERS)

 

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