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ALICE NELLA CITTA

‘Softie’ ad Alice nella città si riflette e ci si emoziona

In concorso alla XIX edizione di Alice nella città, Softie di Samuel Theis mette in evidenza gli spunti di riflessione e le suggestioni da sempre ricercate dalla sezione dedicata ai ragazzi. Passato al Festival di Cannes, è uno dei titoli più riusciti ed emozionanti.

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In concorso alla XIX edizione di Alice nella città, Softie è il classico titolo rappresentativo delle spinte e delle aspirazioni che hanno sempre sostenuto la pregevole sezione dedicata ai ragazzi. Ed è senza dubbio uno dei più emozionanti, passato anche alla Semaine de la Critique a Cannes.

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Softie | La trama

Diretto da Samuel Theis, il film narra le vicende di Johnny (il sorprendente Aliocha Reinert), dieci anni, che vive in un comprensorio fatiscente con la mamma single e la sorellina minore. Il giorno in cui inizia la scuola, si ritrova nella classe di Jean Adamski (Antoine Reinartz), un giovane e appassionato insegnante proveniente da Lione.

Durante le sue lezioni, Johnny avrà modo di essere sostenuto e compreso, come mai gli era accaduto prima. Consapevole delle potenzialità del piccolo e deciso a non fargliele sprecare, il maestro tenta di coinvolgerlo in alcune attività e di capire fino a che punto la madre ne sia consapevole a sua volta.

Le persone che si amano possono ferirsi a vicenda.

Niente giochi d’infanzia ma solo responsabilità

Il contesto socioculturale in cui si muovono i personaggi fornisce appigli, alcuni più produttivi di altri. Nato e cresciuto in un ambiente non sano, Johnny comincia a prendere ben presto le distanze da tutto ciò che conosce.  Prima di tutto dalla madre,  carente in termini di affetto e di attenzioni.

Il piccolo sente gravare sulle sue spalle una responsabilità più grande di lui: badare alla sorellina fa parte della sua routine, da cui mancano i giochi d’infanzia, la spensieratezza, l’allegria. Anzi, in una significativa scena, i due bambini fingono di fumare una sigaretta e simulano discorsi da adulti.

Alla ricerca di un papà Johnny non ha veri e solidi punti di riferimento a cui guardare, almeno sino a quando sulla sua strada non incontra il maestro Adamski. L’uomo interviene a ricoprire, in maniera naturale e graduale, un ruolo rimasto vuoto troppo a lungo.

La figura paterna risulta infatti completamente assente dal quadro familiare del piccolo protagonista. Sebbene quest’ultimo ne parli con tranquillità, senza mostrare particolari sofferenze, saranno evidenti, nel corso della narrazione, gli effetti di una simile situazione.

Johnny entra in contatto con una realtà diversa, fatta di ascolto, di condivisione, e ne viene affascinato, assorbito. Le prospettive che si trova dinanzi cambiano, si aprono nuove possibilità, ma deve fare i conti con le sue radici.

Softie spinge alla riflessione senza imporre giudizi

Diviso tra le attenzioni del maestro e della compagna e gli oneri imposti dalla madre, con la quale spesso finisce per scontrarsi, il bambino non può che vivere in uno stato di confusione costante. Questo, unito alla giovane età, lo conduce inevitabilmente a provare sentimenti contrastanti, rischiando di rovinare per sempre il rapporto con chi tiene davvero a lui.

Softie spinge così lo spettatore a interrogarsi su quella che è la realtà di oggi, su quanto possa essere sottile e fragile il confine che separa la menzogna dalla verità, il crimine dall’innocenza. Grazie a una scrittura asciutta e mirata, la pellicola permette di empatizzare ed entrare nelle vicende, senza imporre un punto di vista né, soprattutto, alcun tipo di giudizio.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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Softie

  • Anno: 2021
  • Durata: 93
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Samuel Theis