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‘L’Iran: l’ultimo social” il reportage sulla censura di Teheran

Nel reportage, disponibile gratuitamente su Arte fino al 18 Ottobre, si narrano le vicende di 4 personaggi che lavorano attraverso Istagram.

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L'Iran: l'ultimo social

L’ Iran: l’ultimo social, scritto e diretto da Daniel Andreas Sager, è disponibile su Arte, il canale culturale europeo.

Il reportage fa parte di una serie di otto documentari che affrontano il tema, sempre attuale, della censura e della libertà di espressione. L’Iran: l’ultimo social è una breve, ma preziosa testimonianza sulla censura esercitata dal governo di Teheran sull’uso dei social. Il problema viene affrontato da diversi punti di vista che mettono in discussione ciò che per noi occidentali diamo per scontato.

La trama

Dopo aver reso inaccessibile Facebook, Tinder, Whatsapp, Messenger, Twitter e Telegram, il governo ha bloccato per diversi giorni l’accesso a internet, ripristinandolo dopo una settimana. Dalla censura generale, per ora, si salva solo Instagram, l’unica finestra aperta sul mondo. Ma il controllo e le restrizioni della polizia informatica sono molto severi.

Il regime di Teheran

Era il 2016, quando Hassan Rouhani, allora Presidente dell’Iran, faceva visita al nostro paese. Destò molte polemiche l’iniziativa delle autorità italiane di coprire, con dei pannelli, le statue raffiguranti corpi nudi, perché queste potevano turbare la “sensibilità” del capo dello Stato Islamico.

Questo episodio, per qualche settimana, fece conoscere la difficile situazione sociale e politica in cui è costretto a vivere il popolo iraniano. In Iran l’uso di alcol è proibito, le donne sono costrette a indossare il velo in pubblico e ogni forma d’arte è sottoposta a severe limitazioni.

Nel paese è in vigore la pena capitale e gli ultimi dati disponibili fanno riferimento al 2020, con 267 condanne a morte eseguite. La stragrande maggioranza di condannati sono assassini, ma non mancano le condanne per opinioni non gradite al governo.

Instagram l’unica finestra sul mondo

L’ Iran: l’ultimo social tratta la censura del governo sull’uso dei social, problema per nulla marginale.

Nel Novembre 2019, l’Iran ha staccato la spina di internet e il 95% della popolazione è stata impossibilità ad accedere alla rete. Dopo giorni di protesta la situazione è tornata alla normalità, ma per l’intero paese tutti i social sono stati banditi con l’unica eccezione di  Instagram.

Una situazione impensabile per noi occidentali. I social, infatti, fanno parte della nostra quotidianità e li usiamo per comunicare con amici, parenti, per seguire il nostro cantante preferito oppure per scoprire cosa succede dall’altra parte del mondo. Ma molti ricorrono all’uso dei social soprattutto per lavoro e ciò succede anche in Iran.

Nel reportage, disponibile gratuitamente su Arte fino al 18 Ottobre, si narrano le vicende di quattro persone che lavorano attraverso Instagram.

Il musicista

Il primo protagonista di L’Iran: l’ultimo social è Moshon Sharifan, musicista che si è esibito in vari paesi del mondo, ma in Iran è continuamente sotto controllo.

Per lui diventa sempre più difficile raggiungere l’estero e dunque utilizza la vetrina di Instagram per diffondere la sua musica.

Moshon Sharifan utilizza nuove sonorità per recuperare la musica tradizionale, ma il governo di Teheran lo considera comunque una minaccia.

Le restrizioni sull’utilizzo dei social sono motivate con l’obiettivo di eliminare la possibilità di fare entrare nel paese ogni influenza di stampo americano. Così i capi della polizia informatica del paese spiegano la loro attività e le restrizioni, come in ogni regime, sarebbero di carattere educativo.

Come è accaduto per un gruppo di giovani, condannati perché avevano realizzato un video clip, dove le ragazze danzano senza velo.

Per Mushon Sharifin, dunque, è molto difficile continuare il suo lavoro, come lo è per ogni musicista iraniano, ma lui nonostante le difficoltà continua.

Sono un uomo che non teme gli ostacoli”.

Le altre storie

Ma non è solo il mondo della musica a subire restrizioni per quanto riguarda l’uso dei social. Mariyam Hashemi, una fotografa che lavora con un team tutto al femminile, è la seconda protagonista de L’Iran: l’ultimo social.

Instagram, fondamentalmente, diffonde fotografie, ma mentre in occidente, ormai, siamo abituati a vedere immagini sempre più audaci, in Iran la situazione è totalmente diversa.

La terza protagonista di L’ Iran: l’ultimo social è Elham Erfanian, una influencer, come tante, ma per lei le cose non sono semplici.

Secondo l’ONG Center Far Human Rights in Iran, negli ultimi mesi, quattordici star di Instagram sono state arrestate e dovranno scontare vari anni di carcere.

Tutto ciò ci fa comprendere, come un’attività sempre più diffusa tra i giovani occidentali, può diventare molto pericolosa in un paese come l’Iran.

Mi piace molto lavorare come blogger e per questo ci vuole tanto coraggio”.

L’Iran: l’ultimo social è un concentrato di testimonianze su un tema spinoso e complesso come la censura. Il reportage risulta molto interessante, perché riesce ad affrontare il problema da vari punti di vista.

E l’ultima storia raccontata, con protagonista Maryan, una giovane madre mussulmana, arricchisce ulteriormente il panorama offerto. La sua è un’analisi lucida, che tiene presente la complessità della situazione. In ogni modo, è evidente che anche in Iran esiste un mercato che utilizza la rete e la censura del governo rende molto difficile la vita di molti lavoratori.

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Iran: l'ultimo social