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Segnali di fumo

Esorcismi a Roma

Un soggetto già bell’è pronto per il nostro cinema a venire? Il libro di Fernanda Alfieri, Veronica e il diavolo

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Questo spazio è nato anche come occasione per discutere e fare proposte per il nostro cinema a venire, nell’ipotesi, o forse sarebbe meglio dire nella speranza, che ci siano produttori, responsabili editoriali e registi, disposti ad uscire allo scoperto e a cercare strade diverse dalle solite.

Si pensi ad esempio agli scenari storici. E’ curioso scoprire quanti pochi film siano stati ambientati nella Roma dell’ottocento, fuori dagli stereotipi caserecci e dialettali di certe ricostruzioni, anche fortunate dal punto di vista del botteghino.

Eppure di ingredienti ce ne sarebbero in quantità. Grandi personaggi, passioni travolgenti, eventi epocali come la Repubblica romana, Mazzini, Garibaldi, Pio IX. La Roma del XIX° secolo è una città che ha intrigato fino all’ossessione intellettuali come Goethe, Henry James e Stendhal, solo per citarne tre.

A questo proposito, un soggetto già bell’è pronto è fornito dal libro di Fernanda Alfieri, Veronica e il diavolo (Einaudi, pp. 371, € 21). E’ il racconto, basato su fonti documentali, di un esorcismo, tentato e non riuscito, da due gesuiti su una giovane donna, Veronica Hamerani.

Romanzesche e perciò foriere di un possibile prologo o antefatto ai giorni nostri, sono già le circostanze attraverso le quali l’autrice, storica dell’età moderna e dei rapporti fra scienza e religione, è venuta a conoscenza di questa storia. Il luogo in cui avviene il provvido ritrovamento è l’Archivio della Compagnia di Gesù,

“dove si mescolano insieme libri di conti con le poesie, i santini e gli appunti volanti, brandelli di corrispondenze private e avvisi lasciati in portineria. (…) Le carte che ci finiscono dentro sono molto spesso senza data, (…) [è] da questo limbo degli incollocabili che la storia di Veronica è arrivata qui, capitando fra le mie mani mentre cercavo altro, avvolta in una coperta di carta dai margini sbriciolati e con sopra un nome che non era il suo: Esorcisazione di Maria Antonietta Hamerani, ritenuta ossessa (1834-35).”

In realtà la protagonista di questa storia si chiama, come dice il titolo del libro, Veronica.

Questi documenti non sono, evidentemente scritture neutre, asettiche, oggettive, che oggi possono essere prese e copiate così come sono in un libro da destinare alla lettura del pubblico. Anzitutto perché opera di una parte in causa, due preti che devono dimostrare la possessione della giovane e poi di avere gli strumenti necessari per debellarla.

La Alfieri ha quindi opportunamente costruito il libro alternando i resoconti di prima mano dei protagonisti, con inserti in cui spiega, contestualizza, rende per noi oggi più semplice entrare in nella vicenda.

Particolare è già il giorno nel quale tutto inizia. Il 23 dicembre 1834, aria secca, “presagi d’inverno rigido”, aveva avvertito il settimanale “Diario di Roma”.

Sul soglio di Pietro è seduto da qualche anno Gregorio XVI che sta faticando non poco per reprimere moti e sedizioni carbonare e patriottiche che sono divampate un po’ ovunque. La repressione ha richiesto mano pesante, largo uso di spie e l’intervento dell’esercito austriaco.

E’ proprio il Papa, dopo le numerose richieste della famiglia, a mandare, in quel freddo giorno prenatalizio, due suoi emissari a visitare l’anima di Veronica.

Così, Padre François- Antoine Kohlmann, sessantatrè anni, e il suo coadiutore Peter Joseph Böckmann bussano a una casa situata fra Campo dè Fiori e il Ghetto ebraico, nel rione di Sant’Eustachio, oggi una deturpata accozzaglia di paninari e negoziacci ricettivi solo per movide low-cost, un tempo cuore pulsante della Roma più autentica.

Entrati in casa, la ragazza sembra calma, accetta di confessarsi a padre Kohlmann. Quando lui però cerca di benedirla

“l’ossessa si cacciò ad urlare, alzò le gambe in alto, allargò le braccia, di modo che colla sola testa, e tre o quattro dita di spalle, stava sul letto, le braccia erano aperte, e in gran moto, il resto del corpo tremava. Il lenzuolo la copriva.

Cominciò a gridare con voce alta e rabbiosa: Infame, infame, vattene via, cosa importa a te? Chi ti ci ha mandato? Che c’entri tu?”.

All’una e mezza padre Kohlmann se ne torna a casa, “inorridito e intenerito” dalla triste sorte toccata a quella donna. Convinto che si tratti del demonio, senza alcun dubbio.

Il giorno successivo, la vigilia di Natale, Kohlmann torna a casa di Veronica con padre Francesco Manera, gesuita anch’egli, anche se di temperamento meno rigido e dogmatico dell’altro, più aperto al dubbio. E’ lui ad incaricare lo zio di Veronica, Giovanni de Gasparis, di annotare da quel giorno in poi tutto quanto avviene nella stanza dell’ossessa.

Grazie a questa sua decisione oggi possiamo calarci nelle atmosfere piene di inquietudine di questa modesta casa nel centro di Roma, e osservare, giorno dopo giorno, la lotta dei due gesuiti con il mistero costituito dal corpo “fuori controllo” della giovane donna.

E osservare la continua dialettica fra scienza e religione, superstizione e medicina, misticismo e razionalità.

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