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Far East Film Festival

Blue (Yoshida Keisuke, 2021). L’ultima deliziosa chicca del FEFF23

Cosa motiva a salire sul ring, ad indossare i guantoni da boxe e vincere il match della vita.

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Dopo Underdog, un’altra prima europea per un boxing film giapponese in concorso al Far East Film Festival 23 di Udine. Blue, diretto dal regista Yoshida Keiseku, è una lezione sportiva dai toni a tratti leggeri e divertenti, che tocca nel profondo. Non bisogna mai mollare, se c’è una motivazione per salire sul ring.

Il poster di Blue, il nuovo film giapponese del regista Yoshida Keiseku.

Chi sale sul ring?

Urita (Ken’ichi Matsuyama) e Ogawa sono amici da una vita. Entrambi tirano di boxe, ma con risultati molto diversi. Se Urita è il pugile, che rimane relegato all’angolo blue, quello degli sfidanti, perché non riesce a portare a casa un incontro, Ogawa è il campione all’angolo rosso, che vince sempre. Ma a che prezzo? Ogawa, infatti, da qualche tempo dimostra tutti i sintomi della demenza cronica precoce sviluppata a causa dei troppi traumi cranici subiti nel corso della sua carriera. Ha vuoti di memoria, improvvisi mancamenti, è disorientato, biascica e non trova le parole. La sua mente è annebbiata. Un suo piano lunghissimo mentre si addentra in sella alla sua bici in uno scenario immerso nella nebbia è la rappresentazione perfetta del suo stato mentale. Nonostante l’evidenza, non accetta la diagnosi. Non vuole mollare e nasconde a tutti la verità con la complicità della riluttante fidanzata Chika (Fumino Kimura), che condivide insistentemente la propria preoccupazione con Urita. Auspica che l’amico spinga il suo fidanzato al  ritiro, ma senza successo.

Da una scena del film, gli amici Urita e Ogawa studiano, guardando un video, le mosse di un avversario.

La motivazione di ognuno

1. Urita

Strada facendo si scopre che l’amicizia tra i due è condita dall’invidia e dalla gelosia di Urita per l’amico che, apparentemente, ha tutto. Il successo di Ogawa ha, però, una scadenza fisiologica, mentre la missione che Urita scopre di poter perseguire in futuro è potenzialmente longeva. Urita deve ritirarsi per capire che la sua tecnica perfetta può essere messa al servizio di altri, diventando l’allenatore che ogni pugile vuole avere ad attenderlo nel proprio angolo per sostenerlo, asciugargli il sudore o cicatrizzargli le ferite al volto. Urita ha dovuto scendere dal ring per capire la vera motivazione che lo porta ad amare questo sport e di cui non può fare a meno. Pur avendo sempre perso sul ring, non è per questo un fallito. Anzi. E a differenza del campione Ogawa, è uno sportivo consapevole dei propri limiti.

Da una scena del film, Urita riflette sul suo destino di pugile.

2. Narasaki

Molto banalmente, c’è anche chi, come il goffo e mingherlino Narasaki, vuole salire sul ring per impressionare una ragazza e farla innamorare, ma piano piano scopre la bellezza del pugilato, che non è fatto solo di ganci ben piazzati e montanti sferzati senza pietà. Dal voler solo “sembrare di essere un pugile”, finisce per capire la vera essenza del pugilato, che è fatto di tecnica, di camaraderie nello spogliatoio, di stile e disciplina  ferrea. Alla fine, si guadagna il rispetto di tutti, anche di chi lo scherniva. La sua motivazione cambia, quindi, nel corso del film. È diventato un uomo sicuro di sé e del proprio potenziale. Non ha più bisogno dell’approvazione di nessuno per sentirsi forte.

Da una scena del film, il timido Narasaki muove i primi passi sul ring nella palestra in cui si allenano Urita e Ogawa.

3. Ogawa

A differenza di Urita e Narasaki, la motivazione di Ogawa non è costruttiva, ma fondata sul cocciuto rifiuto di arrendersi alla realtà della vita di uomo segnato nel corpo. Sa che nel momento in cui si ritirerà sarà la fine per lui e per questo, anche quando rassicura la neo-sposa Chika di non voler tornare più ad indossare i guantoni, si allena di nascosto. La sua motivazione non è destinata a farlo crescere, ma a farlo crollare definitivamente. E se questo bisogno lo rende comunque felice e lo soddisfa, a Chika basta e lo accetta.

Da una scena del film, Ogawa mentre si allena per vincere il prossimo incontro.

Il regista Yoshida Keiseke rivela in un video messaggio registrato per il pubblico del FEFF23 di aver incontrato tanti pugili nell’arco della sua vita, avendo lui stesso praticato lo sport da giovane. Alcuni non hanno mai fatto carriera o non hanno persino mai vinto un incontro ed è per loro che Yoshida realizza questo film. Blue è una chicca deliziosa, che si inserisce a pieno titolo tra le pellicole più apprezzate del festival di quest’anno.

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Blue

  • Anno: 2021
  • Durata: 107'
  • Genere: boxing film
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Yoshida Keiseku