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IN SALA

Sulla infinitezza: la riflessione tragicomica sull’esistenza umana di Roy Andersson

Sulla infinitezza, di Roy Andersson, riprende gli elementi visivi e narrativi peculiari del regista svedese, osservando l'esistenza umana nella sua tragicomicità

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Sulla infinitezza di Roy Andersson

Cinque anni dopo aver vinto il Leone d’oro al Festival di Venezia 2014 con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, Roy Andersson è tornato alla regia con Sulla infinitezza. Anch’esso presentato a Venezia e anch’esso premiato, in questo caso con il Leone d’argento, il film riprende gli elementi visivi e narrativi che contraddistinguono il cinema del regista svedese, riflettendo ed osservando la vita umana. Sulla infinitezza è uscito il 27 maggio nei cinema, distribuito da Wanted.

Una riflessione sulla vita umana in tutta la sua bellezza e crudeltà, splendore e banalità. Trasportati in un sogno, siamo guidati dalla gentile voce narrante di una Sherazad. Momenti irrilevanti assumono lo stesso significato degli eventi storici: una coppia fluttua su una Colonia devastata dalla guerra; mentre accompagna la figlia a una festa di compleanno, un padre si ferma per allacciarle le scarpe sotto una pioggia battente; ragazze adolescenti ballano all’esterno di un caffè; un esercito sconfitto marcia verso un campo di prigionia.

Frammenti di vita

Il cinema di Roy Andersson prosegue da vent’anni come atto di riflessione e osservazione, modellando un corpus uniforme e consequenziale. Sono pochi infatti gli autori contemporanei dalla poetica e dagli stilemi così distintivi. Ogni suo film sembra parte del medesimo sogno, in una reiterazione che indaga l’umanità nel suo spettro più variegato. Sulla infinitezza si pone dunque in stretta continuità con i film precedenti, soprattutto con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, nel mostrare singoli episodi di vita, raffigurando la bellezza, la banalità, la tragicità e la surrealtà che la compongono.

Sulla infinitezza di Roy Andersson

Il personaggio più ricorrente è quello di un prete disperato per aver perso la fede, che sembra giungere direttamente dal cinema di Ingmar Bergman. Ma Sulla infinitezza non ha l’obiettivo di fornire risposte, bensì assume la forma dello sguardo a testimonianza dei piccoli, e apparentemente insignificanti, gesti. Un padre che lega le scarpe alla figlia sotto la pioggia, due genitori che portano i fiori sulla tomba del figlio, un ragazzo che si ferma per un istante a guardare una ragazza. È un’umanità intimamente avvolta dalla solitudine e da un velo di malinconico distacco e che sembra trovare la propria espressione nel compimento stesso e nella sua collocazione atemporale.

La tragicommedia dell’esistenza

Andersson rimane ancorato allo stile visivo che lo accompagna di film in film, racchiudendo frammenti di vita in inquadrature fisse, veri e propri tableau vivant che risentono della sua passione per la pittura, Bruegel e Hopper in primis. Ogni immagine diventa un mondo completo in sé stesso e va a formare una galleria sulla condizione umana, rifuggendo però il realismo. Le inquadrature ortogonali, i volti cerei dei personaggi, i colori tenui, la dilatazione temporale, tutti elementi peculiari del suo cinema, conducono sul piano dell’astrazione. Si forma uno specchio onirico in cui la vita viene riflessa, scollata dalla sua rappresentazione, tendendo all’effetto di straniamento.

Sulla infinitezza di Roy Andersson

L’esistenzialismo è accompagnato da una persistente ironia composta dagli sketch e basata sulla fissità e durata delle inquadrature, rievocando la comicità d’osservazione di Jacques Tati. Nell’essenza tragicomica della vita risalta l’alienazione contemporanea, tramite personaggi distratti, stanchi, depressi, che vagano come fantasmi appesantiti dalla propria condizione. Ad essi fanno da contraltare dei giovani còlti nella spensieratezza di un ballo davanti ad un caffè o nell’atto della riflessione sulla eterna energia vitale, che pur sembra non appartenere più al presente.

Sulla infinitezza si abbandona ad una stanca riproposizione di temi e forme, meno brillanti rispetto ai film precedenti, che poco aggiunge al cinema di Andersson. Al tempo stesso, accentua il senso di intimità del mondo da lui ricreato, che di volta in volta torniamo a visitare. Non mancano piccole grandi novità come la voce fuori campo che accompagna le vicende e la coppia abbracciata che si libra tra le nuvole, sorvolando la città di Colonia distrutta dalla guerra, tra Chagall e Il cielo sopra Berlino. Due elementi percettivi che rimarcano lo scollamento dello sguardo, in una prospettiva eterea dalla quale scrutare un’esistenza in cui la bellezza è minacciata dalla crudeltà. Una crudeltà che si insinua sinistramente manifestandosi con le ombre della guerra e che minaccia l’equilibrio tra tragedia e commedia, affievolendo l’ironia.

Guarda il trailer di Sulla infinitezza

Cast e Crew

Produttori: Pernilla Sandström, Johan Carlsson

Casa di produzione: Roy Andersson Filmproduktion AB, 4 ½ Fiksjon AS, Essential Filmproduktion

Sceneggiatura: Roy Andersson

Fotografia: Gergely Pálos

Cast: Martin Serner, Tatiana Delaunay, Anders Hellström, Jan Eje Ferling, Bengt Bergius, Thore Flygel

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Sulla infinitezza

  • Anno: 2019
  • Durata: 76'
  • Distribuzione: Wanted
  • Genere: Drammatico, Commedia
  • Nazionalita: Svezia
  • Regia: Roy Andersson
  • Data di uscita: 27-May-2021