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IN SALA

Firenze sotto vetro: il lockdown della città gigliata

Il social film di Pablo Benedetti e Federico Micali racconta i giorni del primo lockdown, passando per le iniziali riaperture e la nuova chiusura attraverso i video dei fiorentini

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firenze sotto vetro

Prodotto da Malandrino Film001Films, con il patrocinio del Comune di Firenze come partner istituzionale, ecco Firenze sotto vetro. Il film no profit è disponibile in sala presso il cinema La Compagnia di Firenze dal 6 all’11 maggio. Gli utili del film e una parte dell’incasso andranno a sostegno dei lavoratori dello spettacolo attraverso un bando di produzione che sarà pubblicato da Malandrino Film entro dicembre 2021.

Firenze sotto vetro: di cosa si parla

In Firenze sotto vetro al centro della storia ci sono il capoluogo toscano come nessuno lo aveva mai visto o immaginato prima del 2020 e ovviamente quello che è diventato il nemico numero uno dell’intera umanità: il covid19. Si parte con le riprese di un taxi negli ultimi giorni del 2019 e la voce over della radio. Si prosegue con i primi allarmi in vista della pandemia e si arriva a quel fatidico marzo 2020 dove comincia la vera quarantena. Da lì è un susseguirsi di immagini. Dalle piazze vuote e silenziose alle testimonianze dirette dei fiorentini. Chi è risultato positivo racconta la propria esperienza e chi, invece, resta a casa cerca di trovare nuovi interessi.

firenze sotto vetro

Tante emozioni in Firenze sotto vetro

Un collage di emozioni. Ecco la frase che descrive un film semplice e toccante. In realtà è difficile spiegare la sensazione che Firenze sotto vetro porta con sé. Da una parte c’è la tristezza nel rivedere una situazione ormai all’ordine del giorno. Ricordare i primi momenti e rivedere la paura iniziale fa male. Ma fa male anche la consapevolezza che si sia ripetuto praticamente tutto, a distanza di un anno. Dall’altra parte, però, c’è anche una grande e forte speranza. Una speranza iniziata con la prima riapertura e riaccesa adesso. E questo grazie anche al montaggio che, da solo, è come se fornisse un commento a ogni situazione portata sullo schermo.

La disperazione iniziale di diverse testimonianze ben si bilancia con la voglia di ripartire di tanti altri, soprattutto i più piccoli.

Un social film

Da immagini chiaramente più amatoriali ad altre migliori e più precise, sono stati tantissimi i contributi dei fiorentini. Tutti hanno cercato di dire la propria in un periodo storico unico e si spera irripetibile. Tanti, quindi, i punti di vista e tanti anche i luoghi che nessuno si sarebbe mai immaginato di vedere così. Di immagini intense con piazze vuote e silenziose tutti ne abbiamo viste fin troppe da marzo 2020, ma entrare nelle case di ognuno dando a queste persone la possibilità di mostrare una parte della propria quotidianità è (stato) il vero punto di forza di Firenze sotto vetro, un film che si può definire in qualche modo corale e collettivo.

firenze sotto vetro

La speranza prima di tutto

A venire fuori, comunque, è la grande speranza che deve continuare ad accompagnarci sempre, in ogni momento. E l’abilità di Firenze sotto vetro è proprio quella di farla venire fuori attraverso l’ironia tipica dei fiorentini. Un popolo da sempre caratterizzato da questa forza e questa qualità che, in un momento del genere, si è, in qualche modo, accentuata. Non viene lasciato da parte niente e nessuno. Tutti, dagli anziani ai malati, dalle famiglie ai lavoratori di ogni categoria sono inseriti dentro Firenze sotto vetro. Soprattutto i più piccoli, quei bambini che con l’innocenza e la purezza che li contraddistingue sono e devono essere un punto fondamentale da cui ripartire.

“Ma il coronavirus non vince, vincono i dottori”

È forse questa la frase più evocativa e rappresentativa dell’intero lungometraggio.

Le dichiarazioni dei registi

I due registi hanno voluto dire la propria riguardo un progetto molto particolare come quello di Firenze sotto vetro. Ecco le parole di Pablo Benedetti (Anja – Real_Love_Girl):

“Raccontare la città e chi la vive è un piacere come sempre. Ho percepito subito il bisogno come persona di fare qualcosa, e ciò che so fare meglio, credo, è raccontare storie. In questo caso si è trattato più di descrivere la storia in un certo senso, allora mi sento ancor di più un mezzo per l’arte, per la mia professione, per le persone di oggi che sono i protagonisti e quelle di domani che saranno pubblico. Un’esperienza diversa in qualità di autore, affascinante e con enorme sfida da regista e produttore: il lato umano è quello che mi motiva di più, ascoltare leggere e filtrare la vita di tante persone, prenderle come un dono da restituire in un racconto unico e condiviso. Il mio compito, durante un anno unico di emergenza globale, è stato creare un museo di immagini che rimarranno nella storia per tutti”.

Ed ecco, invece, quelle di Federico Micali (L’universale):

“Dall’inizio di questa quarantena mi sono ripetutamente chiesto quale potesse essere il modo migliore per raccontarla: ho preso in esame tutta una serie di storie, di professioni e di realtà che fossero in grado di rispecchiare il periodo che stavamo vivendo nel nostro microcosmo cittadino. Piano piano mi sono reso conto che quello che cercavo si allontanava dall’idea narrativa e filmica che sono abituato ad affrontare, per avvicinarsi a quella del social film-making: la realizzazione di un documentario in cui tutti possano diventare protagonisti del processo creativo. Specialmente in un momento in cui la condivisione di immagini e di esperienze attraverso il web è un denominatore comune del distanziamento sociale”.

Informazioni su Firenze sotto vetro

Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema. Ha il patrocinio del Comune di Firenze come partner istituzionale, è prodotto da Malandrino Film e 011Films, con la collaborazione di Toscana Film Commission e del cinema La Compagnia con media partner Lady Radio e PS Comunicazione.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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