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Netflix Film

Night in Paradise, le imprese inutili di un eroe tragico

La vendetta di un gangster colpito negli affetti e l'ineluttabilità del suo tragico destino

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Night in Paradise

Scritto e prodotto per la Goldmoon Peppermint & Co. dallo stesso regista coreano Park Hoon-jung, Night in Paradise è un dramma criminale sofisticato e avvincente. Presentato in anteprima mondiale lo scorso anno a Venezia 77 fuori concorso, è distribuito da Next Entertainment World, dal 9 aprile 2021 disponibile in streaming su Netflix.

Night in Paradise – Trama

Il giovane criminale Tae-Gu (Tae-goo Eom), per vendetta, accoltella il potente boss della cosca rivale Doh ritenuto responsabile della morte di sua sorella e di sua nipote. Il suo capo Yang (Park Ho-San), per proteggerlo dalle conseguenze del suo gesto, lo manda per una settimana nell’isola di Jeju, in attesa di farlo espatriare definitivamente verso la Russia.

Sull’isola, Tae-Gu è ospite di un trafficante d’armi e della bella nipote Jae-Yeon (Jeon Yeo-bin) che, condannata da una malattia che le lascia poche speranze, vive il breve tempo che le resta con lucida fermezza d’animo. I due giovani all’inizio non si sopportano molto e vivono con disagio e insofferenza la forzata convivenza. Tuttavia nel conoscersi riescono, se non a diventare amici, ad avere importanti momenti di condivisione. Il loro legame si fa sempre più stretto al pari del cerchio di violenza criminale che si stringe attorno all’isola e attorno a Tae-Gu.

당 랑 거 철 – Dang lang geo cheol

All’inizio della storia, mentre mastica scrocchianti patatine, è lo stesso boss. Doh a raccontare con questo detto coreano la parabola della mantide che vuole fermare la ruota del carro che sta per schiacciarla. Si riferisce all’atteggiamento di attacco che l’insetto assume di fronte al nemico, di qualsiasi grandezza e forza esso sia. Allude con ciò alle stesse virtù del giovane Tae-Gu. Doh, che ha l’occhio lungo, ha stima del suo giovane avversario e lo vorrebbe nella sua squadra. Il fiero rifiuto di Tae-Gu non è solo quello che si rivelerà poi un errore strategico ma è anche la prima invisibile crepa nella sua stessa vita. Tae-Gu è così sicuro di sé che non ha mai dubbi sul da farsi di fronte alle sfide professionali e personali che la vita gli pone innanzi. Vacilla solo quando si rende conto che non può salvare la vita della sorella Jae-Kyung, malata bisognosa di trapianto, per sua incompatibilità genetica. E la di lei inaspettata morte violenta cambia solo polarità al suo senso di colpa: anche se non fosse stato il suo atteggiamento a provocarne la morte non avrebbe comunque potuto salvarla.

Eroi senza scampo

La morte come punto d’arrivo ineluttabile delle vicende individuali è un pattern che si ripete come un frattale in tutto il film. Il protagonista stesso è, quasi sin da subito, un condannato a morte in attesa di esecuzione e l’isola di Jeju un braccio della morte malinconico. Parliamo della morte violenta, quella che si manifesta con i fiumi di sangue da mattatoio, ma anche della morte, solo annunciata, delle malattie terminali.

Come quella della sorella Jae-Kyung e quella, assai più minacciosa drammaturgicamente, di Jae-Yeon la giovane ribelle che spara per diletto alle bottiglie di birra. E che, continuando nella metafora del braccio della morte, è per Tae-Gu una sorta di consulente spirituale inconsapevole. È infatti attraverso di lei, attraverso il suo accettare la vita per quello che è senza, apparentemente, dargliela vinta allo sconforto, che. Tae-Gu acquisisce una nuova consapevolezza, un nuovo significato della vita e forse un metro diverso per misurarne il valore. Alla fine sarebbe pronto a darle la sua di vita se non fosse che questo sacrificio appaia inutile di fronte alla distruzione su così vasta scala dell’intera esistenza dei personaggi. E la giovane Jae-Yeon, dalla mira infallibile, gliene sarà riconoscente.

Jae-Yeon, questa creatura un po’ rude che. Tae-Gu incontra nel limbo del suo viaggio verso l’inferno, a metà film risponde così di fronte alle sue lamentele per il mancato rispetto di anzianità:

Sono nata dopo di te ma probabilmente morirò prima di te quindi ti tratto come mi pare. Altrimenti muori prima tu.

Ecco di nuovo la morte a stabilire primati e gerarchie.

film coreani

Night in Paradise ha una partitura simmetrica in cui al ritmo veloce, ma mai incalzante, dell’inizio corrisponde una altrettanto rapida via verso la risoluzione, con scene d’azione, inseguimenti e lotte, assai ricche e ben costruite. La parte centrale, dall’arrivo all’isola, sembra invece levitare in sospensione. Cosa che permette di assaporare senza distrazioni il confronto discreto delle esistenze dei protagonisti. L’isola, forse il paradiso a cui allude il titolo, è all’inizio un’oasi di pace in cui i personaggi e i loro guai fluttuano senza precipitare, come se la forza di gravità fosse stata sospesa di proposito. E poi gradualmente riattivata, sempre più veloce fino alla catastrofe.

In Night in Paradise non si sente subito l’alito agghiacciante della tragedia e comunque fino alla fine ci convinciamo della presenza di un colpo di scena immanente e imminente che conduca alla salvezza di chi ha scelto una via sbagliata. Ma non c’è via di fuga nel vicolo cieco della vita criminale. E per gli altri solo un varco verso la disperazione.

Night in Paradise | Sito ufficiale Netflix

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Night in Paradise

  • Anno: 2020
  • Durata: 2h 11min
  • Distribuzione: Next Entertainment World
  • Genere: Crime, drama
  • Nazionalita: South Korea
  • Regia: Park Hoon-jung
  • Data di uscita: 09-April-2021