Il cinema di Paolo Sorrentino assomiglia a un lago ghiacciato. In superficie tutto è immobile, congelato. Sotto il ghiaccio i vari elementi si scontrano per conquistare lâesistenza
Paolo Sorrentino con La Grande bellezza nel 2014 è stato lâultimo regista italiano a vincere lâOscar. Non certo una sorpresa. GiĂ da Lâuomo in piĂš, suo primo lungometraggio, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Solinas. Dal 15 gennaio 2026 è tornato al cinema con La Grazia, presentato in anteprima mondiale alla 82esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film, distribuito da PiperFilm, ha come protagonista Toni Servillo che veste i panni di Mariano De Santis, il Presidente della Repubblica, frutto della fantasia di Sorrentino che firma anche la sceneggiatura del film.
De Santis è alla fine del suo mandato e bisogna sbrigare le ultime pratiche: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano, in maniera apparentemente inestricabile, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio, dovrà decidere. E, con grande senso di responsabilità , è quel che farà questo grande Presidente.
La Grazia è l’ottavo film che vede Servillo diretto da Sorrentino. Un sodalizio artistico e umano inaugurato nel 2001, con L’uomo in piĂš e rafforzato tre anni dopo con Le conseguenze dell’amore, presentato al Festival di Cannes e vincitore di 5 David di Donatello, tra cui quello per il Miglior film e Miglior attore protagonista assegnato proprio a Servillo. I due si ritrovano nel 2008 per Il Divo e nel 2013 in La grande bellezza, vincitore del Premio Oscar come Miglior film straniero. Sono seguiti, poi, Loro 1, Loro 2, ed Ă stata la mano di Dio.Â
Biografia e gli esordi cinematografici
Il cinema di Paolo Sorrentino somiglia a un lago ghiacciato. In superficie tutto è immobile, congelato. Sotto il ghiaccio i vari elementi si scontrano per conquistare lâesistenza. I protagonisti dei suoi film sembrano dominati dalla noia e dallâinerzia, ma sono sempre in lotta contro il mondo. Le loro vicende riescono a raccontare il reale e lâeccezionale, con la medesima potenza.Â
Nasce a Napoli il 31 maggio 1970. A soli 16 anni rimane orfano di entrambi i genitori, morti a causa di un malfunzionamento di una stufa.
Avvenimento di certo drammatico che Paolo ricorda con un tocco di ironia, perchĂŠ â Bisogna essere costantemente ironici per far uscire il serio.â
âA me Maradona ha salvato la vita. Da due anni chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta, anzichĂŠ passare il week end in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partireâ.
Il giorno dopo Paolo era pronto a seguire la sua squadra del cuore, ma arriva la tragica notizia.
Era il 1987, e quellâevento ha cambiato la vita e la personalitĂ del futuro regista.
âNon sono piĂš stato quel che ero.â
Dopo il liceo, Paolo frequenta la facoltĂ di Economia e Commercio, abbandonando gli studi universitari a cinque esami dalla tesi. Ă ormai travolto dalla sua vera passione, il cinema.
âCosa può raccontare il cinema? Tutto! E la noia dĂ la possibilitĂ di osservare tutto.â
A questa conclusione arrivò Paolo, in un momento di noia, mentre seduto sul divano guardava Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.
Il suo esordio cinematografico avviene con il cortometraggio Un paradiso, realizzato con Stefano Russo. Successivamente è aiuto regista in Drogheria di Maurizio Fiume e collabora con Antonio Capuano.
Paolo Sorrentino è legato sentimentalmente con la giornalista Daniela DâAntonio e ha due figli. Attualmente vive a Roma con la sua famiglia.
I temi del cinema di Paolo Sorrentino
Nel 2009, Vincenzo Patanè realizza, per Taxidrivers, unâincisiva e interessante intervista al regista, futuro premio Oscar. In questâoccasione, Paolo Sorrentino, incalzato dal nostro direttore, dichiara alcuni temi ricorrenti nel suo cinema.
La solitudine e lâamicizia ritornano nella filmografia del regista in maniera ossessiva. âSono due situazioni molto importanti, mi piace metterli in scena, sono entrambi dei sentimenti che poi sconfinano in un altro che è quello della malinconia.â
âLa solitudine è ovunque, è dentro le persone.â
Ma nei film di Paolo Sorrentino câè molto di piĂš e azzardiamo aggiungendo almeno altri due elementi che caratterizzano i suoi personaggi. Il sacro e il rituale, non certo di matrice religiosa, ma metafisica. Queste due peculiaritĂ sono strettamente legate e svelano la sofferenza dei protagonisti dei suoi film.
Ciò è evidente soprattutto nei lavori realizzati con Toni Servillo. Da Lâuomo in piĂšfino a La grande bellezza e in parte anche in Loro, i personaggi principali sono tormentati da alcuni gesti ripetitivi, che diventano rituali e sfociano nel sacro.
Esemplare è Titta Di Girolomo in Le conseguenze dellâamore. La consegna della valigia contenente i ricavati di Cosa Nostra, avviene secondo gesti e azioni ripetitive, messe in atto con maniacale precisione, appunto il sacro.
E come ogni sacerdote, Titta ha bisogno dei suoi strumenti per compiere il suo rito, la pistola e un preciso abito. Dâaltronde anche il killer agisce in questo modo.
Le conseguenze dell’amore
Con Le conseguenze dellâamore (2004), suo secondo film, Paolo Sorrentino ha giĂ raggiunto una certa maturitĂ stilistica e autoriale. Il lungometraggio è stato presentato al 57° Festival di Cannes.
Titta Di Girolamo (Toni Servillo) è un uomo di 50 anni, che vive una vita monotona. Apparentemente non fa nulla, in realtĂ âlavaâ i soldi della mafia. Gli unici contatti umani che ha sono quelli con il direttore dellâalbergo e con una coppia anziana, ricchi ormai decaduti. Molto colto, ma poco propenso al dialogo. Questa sua vita, fatta di azioni rigidamente preordinate, comincia a scomporsi quando inizia a parlare con la giovane barista dellâalbergo, Sofia (Olivia Magnani).
Il film, disponibile su Mubi, è senza sbavature. Tutto è al posto giusto e i personaggi e lâambientazione si trovano in perfetta sintonia. Un paesaggio silenzioso, come il protagonista, interpretato da un insuperabile Toni Servillo.
âLa cosa peggiore che può capitare a un uomo che trascorre molto tempo da solo è quella di non avere immaginazione.â
In questo modo Paolo Sorrentino presenta il suo personaggio. Un uomo sostanzialmente solo, costretto a vivere in un sorta di prigione, dove ogni rumore è ovattato.
Annoiato, stanco e depresso; cosĂŹ appare Titta, ma non certo arrendevole. Spinto dallâamore, come suggerisce il titolo, diventa un vero eroe, capace di donare un milione di dollari a una coppia di nobili decaduti. Non importa se il costo è la sua stessa vita.
Il film, come detto in precedenza, ha un ritmo sacrale e rituale. Come il lunghissimo piano sequenza della commissione della Mafia e la morte del protagonista.
Paolo Sorrentino usa una regia molto virtuosa, soprattutto nei momenti di smarrimento del protagonista. Notevole è lâuso della musica, curata da Pasquale Catalano.
Il cast: Toni Servillo, Olivia Magnani,Adriano Giannini, Raffaele Pisu, Angela Goodwin.
Ă con Lâuomo in piĂš(2001) che si inaugura il sodalizio artistico tra il regista e Toni Servillo. Il film è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia e Paolo Sorrentino ha vinto il Nastro dâargento come migliore regista esordiente.
Antonio Pisapia (Tony Servillo), in arte Tony, è un âcroonerâ partenopeo dalla voce seducente, conteso dalle donne, coccolato dai manager. Antonio Pisapia (Andrea Renzi) è invece uno stopper di classe e â dopo un grave infortunio â un allenatore dilettante ma geniale. Per loro sembra iniziare un periodo di successo, ma nel 1984, la carriera e la vita di entrambi vanno in mille pezzi.
Lâuomo in piĂš è un film sorprendente per unâopera prima. Luca Biscontini, nella sua recensionepubblicata su Taxidrivers, lo apprezza per la sua freschezza e originalitĂ della messa in scena. Non è di meno la sceneggiatura, scritta dallo stesso Sorrentino, e la bravura degli attori.
Impeccabile, come sempre, Toni Servillo, ma colpiscono anche interpreti impegnati in ruoli minori, come Peppe Lanzetta.
âDicevano che ero bello⌠ma io non mi sono sentito mai bello⌠io mi sentivo potente.â
Ă la perdita del potere che viene raccontata in questo film. I due protagonisti, conducendo una vita parallela, vengono travolti da un destino crudele.
E restano immancabilmente da soli. Ma attenzione la loro non è una sconfitta. Piuttosto un nuovo inizio e non importa se uno dei due Pisapia muore, continuerĂ a vivere nellâesistenza dellâaltro.
Il cast: Toni Servillo, Andrea Renzi,Nello Mascia, Angela Goodwin, Peppe Lanzetta, Marzio Honorato.
Il divo (2008) è il terzo film di Paolo Sorrentino e ancora una volta il ruolo da protagonista è affidato a Toni Servillo. Il lungometraggio è stato presentato al Festival di Cannes, aggiudicandosi il premio della giuria.
A Roma, allâalba, quando tutti dormono, câè un uomo che non dorme. Quellâuomo si chiama Giulio Andreotti (Toni Servillo). Pacato, sornione, imperscrutabile, Andreotti è il potere in Italia da quattro decenni. Agli inizi degli anni novanta, senza arroganza e senza umiltĂ , immobile e sussurrante, ambiguo e rassicurante, avanza inarrestabile verso il settimo mandato come Presidente del Consiglio. Alla soglia dei settantâanni, Andreotti è un gerontocrate che, equipaggiato come Dio, non teme nessuno e non sa cosa sia il timore reverenziale. Abituato comâè a vedere questo timore dipinto sul viso di tutti i suoi interlocutori.
Il divo racconta alcuni momenti salienti della storia politica contemporanea del nostro Paese e il film ha scatenato non poche polemiche. Il regista, peraltro, non si limita a un semplice resoconto, ma propone, senza mezzi termini, le sue idee, rafforzate da testimonianze reali.
Paolo Sorrentino, coraggiosamente, affronta il delitto del giornalista Mino Pecorelli, la morte del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e soprattutto lâincontro tra Giulio Anderotti e Salvatore Riina.
âSo di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a meâ.
https://www.youtube.com/watch?v=7FX-lgSQlGw
Ă ciò che dice Andreotti/Servillo quando accetta di tentare la conquista del Quirinale. Ă una frase pronunciata realmente dallâesponente politico. Come molte altre circostanze ricostruite nel film hanno un loro corrispondente nella realtĂ storica.
Ma anche in questo film Paolo Sorrentino racconta la parabola di un uomo potente, circondato da tante persone, ma in realtĂ âmiseramenteâ solo.
In un articolo, giĂ pubblicato su Taxidrivers, si sottolinea il grande fascino della colonna sonora che va dalla technopop targata anni â80 di âDa Da Daâ, al flauto di Vivaldi, da Bruno Martino alle seducenti track scritte da Teho Teardo.
Il cast: Tony Servillo, Anna Bonaiuti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giulio Bosetti.
La grande bellezza (2013) è stato presentato al Festival di Cannes e ha vinto il Premio Oscar come miglior film straniero. La sceneggiatura è stata scritta da Paolo Sorrentino e Umberto Contarello.
Dopo âLâapparato umanoâ, lâunico romanzo che ha pubblicato da giovane e che gli ha regalato la notorietĂ , Jep Gambardella (Toni Servillo) non ha scritto piĂš nulla. Ă diventato però un giornalista e frequenta spesso lâalta societĂ romana. La sua vita è un susseguirsi di incontri, appuntamenti e celebrazioni eccentriche che lo rendono testimone della crisi della societĂ .
Con questo film Paolo Sorrentino viene, evitabilmente, accostato a Federico Fellini. Ci sono dei riferimenti felliniani in tutta la filmografia del regista napoletano. Caratteristica che egli stesso definisce âriflesso inconscioâ, non premeditato.
Voluto, senza dubbio, è invece il nocciolo tematico de La grande bellezza. Come Federico Fellini in La dolce vita, anche Paolo Sorrentino si occupa dello smarrimento dellâessere umano nelle societĂ opulenti.
Questo punto è affrontato da Pasquale DâAiello nella sua recensione del film. Sorrentino e Fellini ambiscono a restituire un quadro di un contesto sociale attraverso lo specchio fornito da Roma ma i tempi scelti sono fatali per il nostro contemporaneo e a tutto vantaggio per il maestro.
Il cast: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte
Loro
Loro (2018) è lâultimo film di Paolo Sorrentino, interpretato da Toni Servillo ed Elena Sofia Ricci, la quale si è aggiudicata un David di Donatello e un Nastro dâargento come migliore attrice protagonista.
Il film, diviso in due parti (Loro 1 e Loro 2), racconta la vicenda personale e professionale di Silvio Berlusconi (Toni Servillo). La figura dellâex premier è caratterizzata dalla sua vanitĂ . Loro si concentra sulla corruzione del mondo politico.
Ă questo il film che ha riscosso meno successo e in parte ha deluso anche la critica. Paolo Sorrentino in piĂš di unâoccasione ha dichiarato che è stato frainteso, il suo obiettivo era quello di realizzare una commedia.
Ma il pubblico e non solo, si aspettava un film sulla falsa riga de Il divo, Loro, però ha un altro stile e soprattutto un diverso ritmo.
Il tema della solitudine è in ogni modo presente. Ciò viene sottolineato da Boris Schumacher nel suo articolo Si intitola Loro ma si legge solo.Paolo Sorrentino riesce a cogliere il dramma piÚ intimo e lacerante di Silvio Berlusconi, ritraendolo per ciò che è (sempre stato): un uomo solo. Imprigionato e ingabbiato nella sua stessa, eterna, logorante e sfiancante messa in scena.
Il cast: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Fabrizio Bentivoglio, Kasia Smutniak,
Nel 2006 Paolo Sorrentino dirige Lâamico di famiglia, con Giacomo Rizzo, Laura Chiatti e Fabrizio Bentivoglio. Il film, presentato al festival di Cannes, ottenne il Ciak dâoro per la migliore sceneggiatura, scritta dal regista, con la preziosa collaborazione di Luca Bigazzi.
Geremia (Giacomo Rizzo) è un usuraio brutto, claudicante e morboso. Vive in una cittadina dellâAgro Pontino e assiste sua madre paralizzata. Ă convito che la sua attivitĂ di usura sia un bene per la collettivitĂ , poichĂŠ presta denaro a chi ha bisogno. Ad affiancarlo nella sua attivitĂ câè Gino (Fabrizio Bentivoglio), un barista patito per il country. A rivoluzionare la vita di questi due uomini è lâarrivo di Rosalba (Laura Chiatti), una bellissima ragazza, quanto diabolica.
Come possiamo apprendere da un articolo di Claudia Morgoglione, apparso su la Repubblica, Lâamico di famiglia, uscito nelle sale cinematografiche non è lo stesso presentato a Cannes.
âLâho cambiato perchĂŠ câera il tempo di farlo. Ero consapevole di avere fatto un montaggio veloce, pur di mandarlo al Festival.â
Sono queste le parole del regista, che incoraggiato dai produttori ha tagliato 6 minuti nelle sequenze finali. Il film diventa piĂš breve e piĂš compatto.
Lâamico di famiglia, che segue Le conseguenze dellâamore e Lâuomo in piĂš; potrebbe essere considerato come un ultimo capitolo di una trilogia dedicata alla solitudine. Ma Paolo Sorrentino non accetta di buon grado questa interpretazione, perchĂŠ il tema della solitudine è cosĂŹ vasto da non essere risolto in solo tre film.
Geremia è, però, senza dubbio un uomo solo. Probabilmente la sua solitudine è maggiore anche degli altri personaggi sorrentiniani. E poi câè, ancora una volta, il paesaggio che diventa come una cassa di risonanza dello stato dâanimo dei protagonista.
Il tema affronta lâusura, vero cancro della nostra societĂ , ma il tratto piĂš interessante è senza dubbio il rapporto triangolare che si sviluppa allâinterno del film.
âIl mio ultimo pensiero sarĂ per voi…â
In questo modo Geremia usa salutare le vittime della sua usura. Ma è forse lui lâunico âinnocenteâ in questo universo di provincia. E la bellissima Rosalba non è pura come sembra.
Lei, accostata spesso allâimmagine della Madonna, diventa il personaggio piĂš diabolico, capace di ingannare Geremia Cuoredoro.
Il cast: Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio, Luara Chiatti, Gigi Angelillo, Clara Bindi
This Must Be the Place
Nel 2011, Paolo Sorrentino dirigeThis Must Be the Place con Sean Penn. Presentato in concorso al Festival di Cannes, è il primo del regista in lingua inglese.
Cheyenne (Sean Penn), ebreo, cinquantenne, ex rock star. Rossetto rosso e cerone bianco, conduce una vita piĂš che benestante a Dublino. Trafitto da una noia che tende, talora, ad interpretare come leggera depressione. La sua è una vita da pensionato prima di aver raggiunto lâetĂ della pensione. La morte del padre, con il quale aveva da tempo interrotto i rapporti, lo riporta a New York. Qui, attraverso la lettura di alcuni diari, mette a fuoco la vita del padre negli ultimi trentâanni. Anni dedicati a cercare ossessivamente un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti. Accompagnato da unâinesorabile lentezza e da nessuna dote da investigatore, Cheyenne decide, contro ogni logica, di proseguire le ricerche del padre e, dunque, di mettersi alla ricerca, attraverso gli Stati Uniti, di un novantenne tedesco probabilmente morto di vecchiaia.
Come ci ricorda un articolo pubblicato su Taxidrivers, il film nasce dallâincontro di Paolo Sorrentino con Sean Penn. Era il 2008 e il regista si trovava a Cannes per presentare Il divo, mentre lâattore presiedeva la giuria. I due si promisero di lavorare insieme.
Il regista teneva moltissimo anche alla partecipazione di Frances McDormand nel ruolo di Jane, la moglie del protagonista, tanto che quando le propose di leggere il copione, la avvertĂŹ che se avesse rifiutato la parte, il copione sarebbe stato cambiato per rendere Cheyenne vedovo o single.
Centrale è ancora la noia, la solitudine e il trascorrere del tempo.
â⌠Passiamo senza farci caso dallâetĂ in cui si dice un giorno farò cosÏ⌠allâetĂ in cui si dice⌠è andata cosĂŹ…â
Il tempo che passa inesorabilmente mette in crisi il personaggio interpretato in maniera brillante da Sean Penn.
In una lucida recensione del film, a firma di Paolo Mereghetti, viene sottolineato come il film proietti Paolo Sorrentino verso un cinema privo di parole.
Questa caratteristica, giĂ accennata nelle precedenti opere, acquista maggiormente valore e i personaggi si impongono per la loro âformaâ, rifiutando lâessenzialitĂ . Una visione originale del cinema post moderno.
Il cast: Sean Penn, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson, Kerry Condon
Youth – La giovinezza
Un processo simile avviene con Youth â La giovinezza(2015).Tra gli interpreti principali del film figurano Michael Caine, Rachel Weisz, Harvey Keitel, Paul Dano e Jane Fonda.
Fred (Michael Cain) e Mick (Harvey Keitel), due vecchi amici alle soglie degli ottantâanni, sono in vacanza insieme in un elegante albergo. Fred, compositore e direttore dâorchestra, è ormai in pensione mentre Mick, regista, è ancora in attivitĂ . I due amici, consapevoli che il tempo a loro disposizione sta lentamente scadendo, decidono di affrontare il futuro insieme e guardano con curiositĂ e tenerezza alla vita dei loro figli. E mentre Mick si sforza di finire la sceneggiatura di quello che sarĂ il suo ultimo importante film, Fred non ha alcuna intenzione di rimettersi al lavoro, anche se qualcuno vuole a tutti i costi ascoltare nuovamente le sue composizioni e rivederlo di nuovo allâopera.
I due protagonisti affrontano il trascorrere del tempo in maniera diverso, ma lâesito e perlopiĂš lo stesso.
âQuando sei giovane vedi tutto vicinoâŚĂ¨ il futuro. Quando sei vecchio vedi tutto lontano⌠è il passatoâ.
La bellezza del film è senzâaltro nella potenza evocativa delle immagini. Francesca Vantaggiato per Taxidrivers scrive: Sorrentino conferma ancora una volta lo stile elegante e poetico nel muovere la macchina da presa, sceglie angolazioni ricercate per incorniciare immagini straordinarie, immortala volti che anche solo guardando in camera raccontano storie.
Il cast: Michael Caine, Rachel Weisz, Harvey Keitel, Paul Dano, Jane Fonda
Le serie tv
Dal 21 ottobre al 18 novembre 2016 su Sky è andata in onda la serie televisiva The young Pope scritta e diretta da Paolo Sorrentino.
Lenny Belardo (Jude Law), un giovane cardinale americano, viene eletto Papa con il nome di Pio XIII. Il suo particolare rapporto con la fede, e gli intrighi della Santa Sede, manovrati dal cardinale Voiello (Silvio Orlando), sono temi centrali della serie tv.
The Young Pope è una serie tv originale. Paradossale, a tratti surrealista, sopra le righe, drammatica e ironica. Un opera atipica per il palinsesto televisivo nostrano.
Domenico Naso su Il fatto quotidiano scrive: Ă una magnifica opera d’arte. A tratti difficile, che in alcuni brevi momenti va âsopportataâ. Ma ne vale la pena, visto che poi esplode in momenti coinvolgenti e sconvolgenti, come il finale del secondo episodio. Insomma, anche se The Young Pope fosse davvero masturbazione intellettuale, sarebbe comunque una signora âsegaâ, di quelle che meritano una standing ovation.
Il cast: Jude Law, Silvio Orlando, Diane Keaton, Javier CĂ mara, Stefano Accorsi
The New Pope (2020) è la seconda serie tv realizzata da Paolo Sorrentino.
Mentre Papa XIII è in coma, lâaffascinante e aristocratico Brannox (John Malkovich) diventa il nuovo Papa con il nome di Giovanni Paolo III.
Gianlorenzo FranzĂŹ scrive: The New Pope ristabilisce lâordine che si era creato con la chiusura della The Young Pope: una serie strabiliante perlomeno dal punto di vista visivo.
The New Pope, rispetto a The Young Pope, ha forse la capacitĂ di mostrarsi (inconsapevolmente?) piĂš attuale, determinando in questo modo alcuni snodi fondamentali della trama che svicolano tra papi deposti in vita, terrorismo islamico, idolatria.
Il cast: Jude Law, Silvio Orlando, Massimo Ghini, Maurizio Lombardi, Mark Ivanir
Ă stata la mano di Dio
Il film è stato presentato in concorso alla 78° Mostra Internazionale dâarte cinematografica di Venezia è prodotto da The Apartment e da Netflix. Con questo lungometraggio, Sorrentino torna a rappresentare l’Italia agli Oscar, ma non riesce a replicare la vittoria di La grande bellezza.
Fabietto Schisa è un adolescente napoletano dal carattere introverso, che allo studio (frequenta il liceo classico presso i Salesiani) alterna la passione per il Napoli calcio e Maradona. Ha una sensibilitĂ spiccata ma è ancora in cerca della sua strada. Il padre, Saverio, dotato di un innato senso dellâumorismo, lavora al Banco di Napoli, mentre la madre, Maria, casalinga e amante degli scherzi, oltre a Fabietto accudisce il figlio piĂš grande, Marchino, e Daniela, la sorella perennemente intenta ad accaparrarsi il bagno di casa. Attorno a loro ruota un universo variopinto fatto di parenti piĂš o meno affezionati, compresa la conturbante zia Patrizia, e strampalati vicini di casa.
La macchina da presa di Paolo Sorrentino mette in scena un racconto autobiografico epocale che, con il suo consueto piglio arguto ed ironico, approfondisce e svela.
La realtĂ si trasforma nel teatro che è sempre stata. I personaggi diventano maschere che i primi e i primissimi piani intensificano, cercando di catturarne tutta lâumanitĂ , cristallizzarne i corpi, molto spesso caduchi, e narrarne il vissuto destinato a non perdere memoria.
Il regista racconta la sua storia con lo sguardo sincero di chi ha compreso le parti in commedia, con lâomaggio alla mano di Dio, quella del suo idolo Diego Armando Maradona, che suona come un ringraziamento postumo a qualcuno piĂš grande di tutti. Sullo sfondo, Napoli con le sue contraddizioni e la sua grande bellezza, mentre tuttâattorno scorre la vita che comunque vada prosegue il suo corso.
Il cast: Toni Servillo, Saverio Schisa, Marlon Joubert, Marchino Filippo Scotti
PaoloSorrentino è senza dubbio tra i cineasti italiani piĂš apprezzati allâestero, soprattutto in America. In patria, però non sono mancate le critiche. In molti sono stati a considerarlo una brutta copia di Federico Fellini e di cadere spesso e volentieri in uno sterile manierismo.
Per quanto riguarda lâaccusa di scopiazzare il grande maestro de La dolce vita,senza dubbio Paolo Sorrentino è affascinato dalla sua poetica. Ma non ha mai riproposto lo stile felliniano in maniera sterile. Ha sempre aggiunto, specie tematicamente, del suo, sia sul versante visivo, che su quello narrativo.
Il regista napoletano è stato anche autore di due romanzi, Hanno tutti ragione (2010) e Gli aspetti irrilevanti (2016). Opere di certo separate dalla sua attivitĂ di regista, ma che creano un gioco di riflesso, dallo schermo alla pagina scritta, in grado di trasmettere la grande capacitĂ artistica dellâautore.
Il suo cinema, in alcuni casi, è sicuramente molto virtuoso, ma mai sterile manierismo. La sua filmografia può essere suddivisa in due periodi. Il primo che si potrebbe definire âindividualeâ e il secondo âcoraleâ.
Al primo periodo si possono collocare Lâuomo in piĂš, Le conseguenze dellâamore e Lâamico di famiglia. Al secondo, invece, This must be the place, La grande bellezza e Youth â La giovinezza.
Il periodo, cosiddetto individuale, è caratterizzato da uno stile di regia piĂš genuino, per certi versi semplice. E lâattenzione del regista è posta su un solo personaggio.
I film definiti corali (ci sono, ovviamente, delle eccezioni allâinterno dei due periodi) hanno uno stile molto virtuoso, ogni movimento di macchina, ogni immagine, stilisticamente curata; è concepita per evocare particolari stati dâanimo dei vari personaggi coinvolti nella trama.
Partenope e il ricordo a Luca Canfora
Nel 2024 Paolo Sorrentino è tornato al cinema con Partenope, film passato in concorso a Cannes 2024. Decimo lungometraggio scritto e diretto da Paolo Sorrentino, un’opera attesa da tempo e molto probabilmente dedicata a uno dei principali collaborati del regista, Luca Canfora. Costumista cinematografico, operistico e televisivo, Canfora è venuto a mancare nel settembre del 2023, lasciando un profondo vuoto tra i suoi amici e colleghi.
Per Paolo Sorrentino, Luca Canfora ha curato i costumi de La grande bellezza, Youth – La giovinezza e Loro. La sua carriera inizia con Il Pinocchio di Roberto Benigni e poi prosegue con diverse collaborazioni internazionali, come quella con Mel Gibson in La passione di Cristo, Spike Lee in Miracolo a Sant’Anna e Terry Gilliam in I fratelli Grimm e l’incantevole strega.Â