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Offside

“Offside”: l’ultimo film di Jafar Panahi, il regista iraniano condannato a 6 anni di reclusione a seguito della sua partecipazione alle manifestazioni contro il governo.

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Una ragazza (Sima Mobarak Shahi) viaggia all’interno di un autobus, insieme ad un gruppo di uomini. La maggior parte sono giovani e lei sembra essersi camuffata per non farsi riconoscere. Indossa una bandiera intorno al collo ed un velo nero, ma con sopra un cappello tipico dei tifosi. Sul volto ha dipinti i colori della bandiera per la quale va a tifare: verde bianco e rosso. La ragazza si sta dirigendo verso lo stadio nel quale si disputerà la partita più importante degli ultimi anni, quella che vede impegnata la squadra di calcio nazionale dell’Iran contro il Bahrein. Scende dal bus e si avvia veloce verso i cancelli per cercare di entrare senza essere vista, e scopre che come lei tante altre ragazze si sono camuffate, escogitando diversi stratagemmi per non farsi scoprire.

In Iran è infatti proibito alle donne assistere alle manifestazioni sportive. Per il regista sorvegliato speciale della Repubblica Islamica Iraniana, autore de Il cerchio, Il palloncino bianco, Lo specchio e Oro rosso, questa è la prima commedia ed anche il primo film che riesce ad uscire a distanza di cinque anni dal momento in cui fu avviata la produzione. Il 20 dicembre 2010, Jafar Panahi è stato condannato a 6 anni di reclusione a seguito della sua partecipazione alle manifestazioni contro il governo. Gli è stato proibito, inoltre, di dirigere, produrre e scrivere film, oltre al divieto di viaggiare e rilasciare interviste sia in patria che all’estero per i prossimi 20 anni.

La storia si divide fondamentalmente in tre atti. Nella prima parte le ragazze cercano di entrare nello stadio, ma alcune vengono fermate. Nella seconda, le sfortunate che non possono seguire la loro squadra del cuore si ritrovano controllate da giovani del servizio di leva, capitanati da un ufficiale (Mohammad Kheyrabadi), che le tengono all’interno di un recinto improvvisato con delle transenne di metallo, al di fuori di uno degli anelli dello stadio. Una è particolarmente aggressiva (Shayesteh Irani), un’altra si è addirittura procurata una divisa da militare (Mahnaz Zabihi) e di conseguenza è stata ammanettata. Quella che sembra essere la più insicura (Ida Sadeghi) chiede di andare al bagno, ma, essendo quest’ultimo destinato a soli uomini, la faccenda si fa particolarmente complicata. Nel terzo ed ultimo atto le ragazze verranno caricate sul pulmino dell’esercito, sviluppo che conduce  la commedia ad una ulteriore svolta. Film dal taglio decisamente documentaristico, girato durante lo svolgersi della vera partita di calcio citata, continua da una parte la strada dell’impegno del regista nello svelare le bizzarre ingiustizie di un paese controllato dal potere religioso, ma, allo stesso tempo, apre stilisticamente alla commedia, cosa che fa sperare, forse troppo ingenuamente al regista, che un giorno il film possa essere distribuito anche in patria.

Fabio Sajeva

Possiamo aiutare Jafar Panahi, firmando l’appello di Nessuno Tocchi Caino

www.nessunotocchicaino.it/azioniurgenti