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IN SALA

Mia moglie per finta

“Jennifer Aniston e Nicole Kidman per una commedia divertente, ultraleggera, in cui a farla da padrone è il gentil sesso”.

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Danny (Adam Sandler) è un chirurgo plastico che usa la fede nuziale (del suo matrimonio naufragato prima di cominciare) per rimorchiare nei bar. Vecchio luogo comune rispolverato: se hai la fede al dito vuol dire che sei affidabile, quindi lei ci casca. Per l’ultima arrivata Palmer (Brooklyn Decker) invece è il contrario: si arrabbia quando scopre la fede. Così Danny, al posto di dirle tutto, le racconta che è stato sposato e sta divorziando da quella che in realtà è semplicemente la sua assistente e miglior confidente: la madre-single Katherine (Jennifer Aniston), l’unica che lo capisce veramente. Grazie all’ingegno della prole di Katherine finiranno tutti insieme in vacanza alle Hawaii. Chi indovina il finale?

Adam Sandler e Jennifer Aniston confezionano una commedia di puro intrattenimento, dinamica e divertente, in cui, come al solito, le uniche stonature sono le inevitabili (?) parti romantiche e di finta introspezione. Sandler è efficace ma non onnipresente, anzi sa farsi da parte a vantaggio della Aniston che spesso e volentieri gli ruba la scena. Buon cast di contorno: su tutti i due figli della Aniston, l’aspirante attrice dall’eccezionale mimica e l’accento inglese, e il maschietto che si fa portare alle Hawaii per nuotare con i delfini anche se non riesce a stare a galla… Un po’ forzato il cugino finto-tedesco, che comunque mette a segno qualche buon colpo. Ma la vera sorpresa è Nicole Kidman nei panni della nemesi della Aniston, ovvero Miss Perfettina amica/nemica del liceo, incatenata al suo eterno voler primeggiare: praticamente inedita ma perfetta in un ruolo comico, non che ci sia da stupirsi ma è una facciata che non conoscevamo.

Zero letture trasversali, inizio un po’ fiacco e trovate del tipo “Incredibile, Jennifer Aniston ha un bel fisico e sta bene in bikini” che neanche Lois Lane. Divertimento ultraleggero, prodotto ben confezionato con un occhio furbescamente (commercialmente?) rivolto alle protagoniste femminili che alla fine la fanno sempre da padrone: tutto calcolato ad arte, ma calcolato bene.

Angelo Mozzetta