fbpx
Connect with us

VIDEODRHOME

In home video gli zombi tricolori di Almost dead

CG Entertainment lancia in dvd lo zombie movie italiano Almost dead di Giorgio Bruno.

Publicato

il

Datato 2016, approda finalmente in dvd, grazie a CG Entertainment (www.cgentertainment.it), Almost dead, vincitore del XXXVII Fantafestival. Diretto dal catanese classe 1985 Giorgio Bruno, un serviva movie che apre nel mezzo di un bosco. È qui che troviamo una giovane donna che si risveglia imbavagliata all’interno di un’automobile – probabilmente in seguito ad un incidente – senza ricordare la propria identità. Donna dalle fattezze della Aylin Prandi di Diaz – Don’t clean up this blood e che non ricorda neppure come sia arrivata lì. Ritrovandosi accanto quello che sembrerebbe un corpo femminile senza vita, prima di riuscire a scendere dalla vettura. Ma solo per scorgere altri individui morti tra gli alberi e vedersi costretta a risalirvi dopo aver avvistato quelle che sono, indubbiamente, minacciose salme camminanti.

Perché Almost dead intende chiaramente riallacciarsi alla tipologia di spettacolo da schermo mirata a dilatare all’intera durata del lungometraggio una unica situazione di tensione.

Situazione ambientata in un ristretto campo d’azione, un po’ come avvenuto in Buried – Sepolto di Rodrigo Cortés e Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Del resto, mentre nel primo avevamo Ryan Reynolds rinchiuso in una cassa sotto terra, nel secondo un soldato immobilizzato su una mina antiuomo.

Quindi, in maniera analoga, qui la povera malcapitata si barrica nell’abitacolo di cui sopra unicamente fornita di una pistola e di un telefono cellulare. Telefono attraverso cui riesce ad entrare in contatto con quella che dovrebbe essere la sorella. Portandoci di conseguenza a scoprire che il suo nome è Hope (tradotto “speranza”), ma anche come hanno avuto origine gli spaventosi zombi affamati di carne umana che la stanno assediando. Zombi che, però, sebbene un minimo di spargimento di sangue non risulti assente, non vengono utilizzati per generare il classico guazzabuglio splatter.

Vengono sfruttati al fine di incarnare l’elemento che impedisce la fuga verso la salvezza e che contribuisce a scandire, allora, la lunga attesa verso l’epilogo.

Man mano che la conversazione telefonica fornisce sempre più dettagli sull’esistenza di colei che sta lottando per la sopravvivenza. Oltre che sul perché, come e quando sia caduta in quella tanto claustrofobica quanto tragica circostanza. Contribuendo ad alimentare la sensazione di mistero utile a catturare lo spettatore in un esperimento in fotogrammi non privo di un critica sociale rivolta al classismo/capitalismo. Uno spettacolo ulteriormente impreziosito dalle efficaci musiche di Massimo Filippini e dai toni cupi della fotografia di Angelo Stramaglia. Elementi che rendono Almost dead una riuscita miscela di thriller psicologico e film post-apocalittico. Con il trailer nella sezione extra del disco.