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SERIE TV

I Topi 2: la recensione della seconda stagione della serie diretta e interpretata da Antonio Albanese

Su Rai 3 e Rai Play I Topi 2, la serie di Antonio Albanese che racconta di Sebastiano, boss mafioso, e la sua famiglia costretti a vivere nelle fogne come i topi

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Che il talento incredibile ed enorme di Antonio Albanese spesso e volentieri si sia disperso in progetti non adatti non è un mistero: a partire dai film per il grande schermo, che non sono mai riusciti a far emergere quella vena iconoclasta dell’umorista di Olginate in maniera autentica ma sempre filtrata. Lo diciamo qui nella recensione dei Topi 2. Da L’Uomo D’Acqua Dolce a Contromano, c’è sempre stato qualcosa che ha rovinato le sue intuizioni brillanti, le sue impennate di genio, le sue sfumature malinconiche: e probabilmente ci voleva una serie tv per mostrare, sul lungo percorso, tutti i suoi pregi eliminandone i difetti.

Proprio come è successo a Paolo Sorrentino, che solo con la durata delle due stagioni dei suoi The Young Pope e The New Pope è riuscito a far quadrare finalmente il suo stile senza sbavature, accontentando tutti; così allo stesso modo Antonio Albanese con le sue due stagioni de I Topi (l’ultima andata in onda ad aprile 2020 su RaiTre, ora disponibile su Rai Play) è finalmente riuscito a dare il meglio di sé, unendo una scrittura precisissima, una recitazione brillante e una regia lucidissima.

La mafia sotterranea

È chiarissima e allo stesso tempo felicissima la metafora con la quale parte la trama de I Topi, ma è appunto solo un’intuizione che fa partire la storia di Sebastiano, boss mafioso vecchissimo stampo costretto a scappare con la famiglia e a rifugiarsi in una cittadina del Nord, dividendo le sue giornate tra una villetta dove rimangono moglie, figli e zia, e le fogne del sottosuolo, dove proprio Sebastiano è costretto a passare la maggiorparte del tempo, come un topo.

Albanese e la satira sono vecchi amici fin dai lontani tempi della scuola di Mai Dire Gol, dove persino la politica entrava, se pur di sghembo a far vivere le macchiette del comico: e con I Topi sembra mettere a frutto tutto, dalla comicità sbracata e spesso banale di Cetto Laqualunque al sorriso malinconico de L’Uomo D’Acqua Dolce, dopo un percorso -quello professionale- che ha portato l’attore e regista a sfrondare una recitazione spesso e volentieri troppo sopra le righe per arrivare alla precisione millimetrica in film di per sé sbandati come Come Un Gatto In Tangenziale. Ne I Topi c’è insomma tutto: dimenticando l’epica mafiosa di Gomorra, Albanese irride e prende in giro passando dal sorriso allo sghignazzo ma sempre con il giusto tatto e la giusta distanza, in un contesto che se pur grottesco grazie ad una regia abile (Accompagnata dalle giuste ombre in fotografia) restituisce una irresistibile famiglia patriarcale dal sapore post apocalittico, con un capofamiglia afflitto da fobie e maniaco del controllo, famiglia che vive di contrasti così come di odi razziali e intolleranza. È in questi profondi contrasti che Albanese scrittore dà il meglio, allargando il focus su una miriade di personaggi collaterali vividi -in questo senso, strepitose Lorenza Indovina e Clelia Piscitello– che si muovono perfettamente in una coralità assoluta.

Quei topi beffardi e veritieri

E se la prima stagione aveva messo in campo i personaggi, questa seconda pur con soli 30’ a puntata riesce a declinare abilmente le variabili di ogni personaggio, partendo da Sebastiano ma puntandosi anche su tutto il ricchissimo microcosmo familiare. In questo modo, il filtro della sitcom passa al setaccio tematiche grandi e piccole, alte e basse, sempre con quella levità di scrittura che congiunge mirabilmente la commedia con il dramma sociale. Quello che esce fuori è insomma un prodotto acuto ed illuminante, un esempio di serialità italiana intelligente e leggera, con diversi metatesti che rendono la storia divertente e incredibilmente stratificata. Ma quello che alla fine emerge con prepotenza è la misura con cui Albanese scrive, dirige e interpreta il suo personaggio: una misura lontana dai suoi exploit ma che conserva la sua carica eversiva, definendo I Topi come la tragicommedia di un’Italietta che gioca a nascondere al buio verità troppo scomode.

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