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Disponibile su Youtube Nostalghia di Andrej Tarkovskij

Sceneggiato insieme a Tonino Guerra, Nostalghia di Andrej Tarkovskij è un omaggio alla lenta ricerca di se stessi, del legame con la propria terra, col proprio passato, a cui si è indissolubilmente legati. Un'opera che, una volta vista, s'insinua a lungo nella mente. Eccellente la fotografia di Beppe Lanci

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IL GIOVANE KARL MARX

Disponibile su Youtube Nostalghia, un film di Andrej Tarkovskij del 1983. Vinse il Grand Prix du cinéma de création al festival del cinema di Cannes di quell’anno, ex æquo con L’Argent di Robert Bresson. Nel film troviamo delle immagini memorabili del paesaggio toscano e sabino: la cripta della chiesa di San Pietro a Tuscania, la suggestiva Abbazia di San Galgano, l’incantevole Bagno Vignoni, la caratteristica Val d’Orcia e la chiesa allagata di Santa Maria in Vittorino a Cittaducale. Una ricerca svolta nei mesi di ottobre e novembre 2015 (gli stessi in cui, nel 1982, fu girato il film) ha consentito di identificare tutti i luoghi delle riprese (Sul sito web nostalghia.com, su people.ucalgary.ca. ne è presente la documentazione fotografica). Scritto insieme a Tonino Guerra, con la fotografia di Giuseppe Lanci, Nostalghia è interpretato da Oleg Jankovskij, Erland Josephson, Domiziana Giordano, Patrizia Terreno.

Sinossi
Un critico musicale russo, in Italia per ricostruire un episodio della vita del musicista russo Pavel Sasnowskj, incontra a Bagni Vignoni, una località termale presso Siena, un singolare personaggio, chiamato “il matto”, il quale afferma che per pacificare il mondo è necessario attraversare con una candela accesa la piscina di Santa Caterina. Dopo un soggiorno a Roma, dove il matto si dà fuoco in Campidoglio, il critico compie la traversata della piscina con la candela, ma muore d’infarto per l’immane fatica. 

Scritto dal regista insieme a Tonino Guerra, Nostalghia è un film che proietta sullo schermo la situazione esistenziale vissuta dallo stesso Tarkovskij in quegli anni. Dopo l’ostracismo attuato dal regime sovietico sulla sua pellicola precedente, Stalker (1979), l’autore ottiene il permesso di recarsi in Italia per prendere contatti con la Rai e avviare una nuova produzione: la sua famiglia, però, è trattenuta in patria come garanzia del suo ritorno. Qualche anno dopo, durante un nuovo soggiorno in Italia, prenderà la decisione definitiva di non fare più ritorno a casa. Una scelta obbligatoria per poter continuare a lavorare, ma allo stesso tempo dolorosa e malinconica, totalmente introiettata in questa pellicola struggente e di grande portata intellettuale.

Lo scrittore protagonista, alter ego del regista, non riesce ad afferrare quella libertà che ora potrebbe raggiungere (simboleggiata dal personaggio di Domiziana Giordano) poiché la sua mente guarda ancora a un passato che non si può dimenticare, reso con uno splendido bianco e nero e attraversato dai volti dei familiari che non smettono di guardarlo in attesa, forse, di un suo ritorno. È per questo che Gorciakov dice di capire il folle che ha rinchiuso la sua famiglia per sette anni: l’uomo che, pur di far sentire le sue ragioni di “matto” nei confronti di quei «cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe», è disposto persino a darsi fuoco in una piazza della capitale, al termine di uno straordinario monologo magnificamente interpretato da un grande Erland Josephson.

E la successiva camminata di Gorciakov, con una candela in mano nella vasca di Bagno Vignoni, altro non è che un atto estremo di quella fede di cui, poco prima, cercava di capire il significato. Straordinario per l’uso delle luci e per l’architettura visiva costruita su sinuosi movimenti di macchina, Nostalghia è un’opera che, una volta vista, s’insinua a lungo nella mente dello spettatore, e non se ne va facilmente. Memorabile inquadratura finale, in cui il protagonista ha simbolicamente ritrovato il suo mondo lontano – ora e più che mai, un vero luogo dell’anima – in mezzo alle colonne dell’Abbazia di San Galgano. Presentato in concorso al 36° Festival di Cannes dove vinse il premio FIPRESCI, la menzione principale della Giuria ecumenica e il titolo di miglior regista (ex aequo con Robert Bresson per L’argent). Da vedere accanto a Tempo di viaggio, documentario diretto da Tarkovskij e Tonino Guerra, in cui i due viaggiano per l’Italia alla scoperta dei luoghi in cui verrà girato il film.

  • Anno: 1983
  • Durata: 123
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italai, URSS
  • Regia: Andrej Tarkovskij