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Bird Box di Susanne Bier con Sandra Bullock su Netflix

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2014 di Josh Malerman, Bird Box, con Sandra Bullock, è una claustrofobica visione di un futuro apocalittico

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  • Anno: 2018
  • Durata: 124'
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Susanne Bier

Cosa accadrebbe se all’improvviso giungessero sulla terra delle forze aliene capaci di portarci al suicidio? È quanto immagina il film di Susanne Bier Bird Box (produzione Netflix del 2018) tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore Josh Malerman.

Oscillando tra il thriller e l’horror moderno

Oscillando tra il thriller, l’horror moderno e la pura fantascienza distopica, Bird Box comincia con una giornata che cambierà le sorti del mondo intero; il punto di vista centrale è quello di Malorie (Sandra Bullock), single incinta senza entusiasmo o grande istinto materno, che si reca alla sua prima visita ginecologica. All’improvviso iniziano a manifestarsi strani “sintomi” nelle persone che gli stanno attorno. In ospedale, per le strade e per tutta la città, Malorie, accompagnata dalla sorella Jessica (Sarah Paulson), assiste a uno spettacolo raccapricciante: la gente resta come folgorata nello sguardo da visioni e richiami al suicidio, gettandosi nel vuoto, compiendo folli gesti di autolesionismo o semplicemente colpendosi a morte. Il punto debole del “contagio” sembra proprio il guardare dinanzi a sé qualcosa di estremamente turbante. Distrutta dalla morte della sorella, Malorie trova riparo in una casa insieme ad altri fuggitivi tra cui Douglas (John Malkovich),Tom (Trevante Rhodes) ed Olympia (D.MacDonald); i superstiti vivranno momenti di grande prova e nel tempo cercheranno un modo e una strada per sopravvivere.

Bird Box di Susanne Bier con Sandra Bullock é un film scisso in due parti

Senza raccontare troppo per non rovinare la sorpresa, c’è sicuramente da dire che Bird Box si può considerare come scisso in due parti: la parte dell’attacco sovrannaturale e la parte della consapevolezza e della fuga di Malorie e del suo nuovo “menage familiare”. In entrambe le parti quel che si evidenzia è sicuramente il personaggio di una donna all’apparenza glaciale, poco incline al sentimentalismo, ma è forse proprio questo il  segreto del suo riuscire a trovare una forma di sopravvivenza per se stessa e i suoi “protetti”. Il mantenere le distanze verso i vari personaggi del gruppo ne fa il carattere più forte, più razionale, capace di mettere da parte l’uso della vista per bastare a se stessa utilizzando unicamente gli altri sensi. Anche se dentro di lei si cela una parte sensibile, Malorie evita di svelarla; soltanto verso la fine lascerà intravederne una parte, a unico beneficio del mondo dell’infanzia, che ha sempre bisogno di credere nella fantasia e nel gioco, anche quando il mondo appare brutto, sporco e cattivo.

bird box

Una mamma per niente sdolcinata in viaggio verso la salvezza

Il tema della maternità è anch’esso centrale, ed è curioso come l’eroina della storia non sia affatto una melensa e sdolcinata mammina, bensì una donna priva di slanci affettuosi, semplice e ferrea guida tra rapide e boschi selvaggi. L’unica cosa che conta per lei è sopravvivere e proseguire il viaggio verso la salvezza.

Anche la follia è un altro tema importante del film: è proprio ai folli che è precluso il pericolo del suicidio, immuni al potere alieno dello sguardo, ma non per questo meno pericolosi come discepoli del nuovo Male.

Il titolo Bird box si collega prima di tutto alla scatola di uccelli (trovati da Malorie nel supermercato abbandonato) tenuta in grembo da bambina nel viaggio disperato, ma è anche una potente metafora di quella parte sensibile di umanità che riesce solo ad avvertire il pericolo nel momento in cui si sta avvicinando. Anche se non vediamo mai in volto queste oscure e potenti entità, il film ha comunque la capacità di renderle ugualmente presenti e temibili sullo schermo, merito di una regia efficace sia per il montaggio, sia per la rapidità degli stacchi della macchina da presa.

Con gli occhi bendati per la maggior parte del film, Sandra Bullock offre un’interpretazione credibile, portandoci in un mondo dove la prospettiva con cui guardare si è completamente capovolta, dove si può far affidamento solo ai sensi più fisici e diretti e dove, in fondo, il potere della salvezza, resta sempre quello dell’unione e dell’apertura  agli altri.