Texas addio e Django e Sartana… all’ultimo sangue!

Uno, del 1966, è Texas addio, l’altro, di quattro anni dopo, Quel maledetto giorno d’inverno…, in seguito modificato con l’aggiunta Django e Sartana… all’ultimo sangue!.

 

Sono due titoli stracult italiani che, in collaborazione con Surf Film, CG Entertainment (www.cgentertainment.it) provvede a recuperare dal dimenticatoio per renderli disponibili su supporto dvd. Due titoli che, entrambi accompagnati dal rispettivo trailer nella sezione extra del disco, ci ricordano che lo spaghetti western non fu soltanto Sergio Leone.

Diretto da Ferdinando Baldi, Texas addio rappresenta la seconda escursione nel genere per Franco Nero, dopo il grande successo riscosso nello stesso anno da Django.

Non a caso, qui doppiato da Enrico Maria Salerno, il bravo attore dagli occhi inconfondibili mantiene vaghi echi del personaggio interpretato per Sergio Corbucci.

Si chiama Burt, sceriffo di Widow Rock che decide di abbandonare il proprio incarico per fare finalmente giustizia contro Cisco alias José Suárez. Il motivo? Molti anni prima l’uomo uccise suo padre, quindi non gli resta che scovarlo affiancato dal fratello Jim, ovvero il noto stuntman Alberto Dell’Acqua.

E, tra sparatorie e scazzottate, non manca davvero il ritmo nel corso della quasi ora e mezza di visione, dispensatrice di almeno due sequenze memorabili. Una è quella in cui i due protagonisti affrontano nove messicani mentre stanno preparando la fossa di una donna giustiziata. L’altra tira in ballo un ubriaco Livio Lorenzon preso a dirigere alcune fucilazioni stappando e attappando un otre di vino.

Per Django e Sartana… all’ultimo sangue!, è inutile stare a precisare che la pellicola non ha nulla a che vedere con il citato classico corbucciano.

Come pure non ha nulla a che vedere con il Sartana più volte incarnato sullo schermo da Gianni Garko.

Firmato Miles Deem, è uno dei lavori realizzati dal sardo Demofilo Fidani, in seguito autore anche di un Arrivano Django e Sartana… è la fine. Un cineasta abituato ad avere a disposizione budget ridottissimi e che, di conseguenza, doveva continuamente stimolare la propria creatività. Una creatività qui riscontrabile soprattutto nelle ventose ambientazioni desertiche che, sicuramente per camuffare la pochezza di mezzi, generano una suggestiva e straniante atmosfera. L’atmosfera che avvolge il Jack Ronson dal volto di Fabio Testi, nuovo sceriffo di Black City, paese da tempo sotto il controllo di Budd Wheeler. Dalle fattezze di Dino Strano, quest’ultimo è un avventuriero in combutta con il bandito messicano Sanchez, nei cui panni troviamo Benito Pacifico.

Come se non bastasse, a complicare le cose contribuisce l’arrivo di un misterioso pistolero vestito da becchino e, a quanto pare, assetato di vendetta. Il Django apocrifo, dunque, cui concede anima e corpo il Jack Betts visto molti anni più tardi anche in Spider-man di Sam Raimi. Il resto, come di consueto, lo fanno gli immancabili scontri a fuoco e a pugni. Rendendo decisamente scorrevole Django e Sartana… all’ultimo sangue!, il cui clima spettrale dominante non può che accrescerne l’aurea di culto.

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Utlima modifica: 23 Febbraio, 2020



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