In prima serata su Iris alle 21 American Pastoral di e con Ewan McGregor e Jennifer Connelly

Tratto dal romanzo American Pastoral di Philip Roth, vincitore del premio Pulitzer, l'esordio alla regia di Ewan McGregor è un adattamento che si attesta su buoni livelli, prediligendo una modalità espressiva accessibile, con una scelta precisa di posizionamento. In due ore vengono evocati i profondi cambiamenti di mezzo secolo di vita americana

  • Anno: 2016
  • Durata: 126'
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Ewan McGregor

In prima serata su Iris alle 21 American Pastoral, un film del 2016 diretto e interpretato da Ewan McGregor, al suo esordio alla regia. Il film è basato sul romanzo Pastorale americana di Philip Roth. Sceneggiato da John Romano, con la direzione della fotografia di Martin Ruhe, le scenografie di Daniel B. Clancy, i costumi di Lindsay McKay e le musiche di Alexandre Desplat, American Pastoral racconta i profondi cambiamenti di mezzo secolo di vita americana. Il film è stato presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma del 2016. Con Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, Uzo Aduba, David Strathairn.

Sinossi
Seymour “The Swede” Love, rampollo di una famiglia ebrea appartenente alla classe medio-alta del New Jersey, fu una star sportiva ai tempi del liceo ed è ora un imprenditore di successo. La sua vita perfetta però si disintegra gradualmente a causa delle turbolenze politiche che attraversano gli anni Sessanta.

American Pastoral si presenta come un progetto che opera una scelta intermedia, coscienziosa. Non è un lavoro magniloquente, non ha particolari colpi d’ala, ma si tiene anche a sufficiente distanza da eccessivi compiacimenti rispetto al pubblico, pur avendo tra i suoi primi obiettivi quello di essere percorribile senza difficoltà. Le scene appaiono tutte funzionali alla narrazione, non si è evidentemente voluto perseguire un particolare progetto di ricerca espressiva, bensì ricostruire in modo accessibile un caso personale all’interno di un’epoca inquieta e contraddittoria come sono stati gli anni della contestazione e della guerra del Vietnam negli Stati Uniti. Va però anche detto che, dopo un inizio forse un po’ incerto, il film prende forza e la parte centrale è buona, decisamente buona, e punta dritto fino alla conclusione senza tentennamenti. Il disincanto con cui viene reso il clima dell’epoca non è privo di una certa determinazione, poiché, come noto, accanto a rivendicazioni sociali indubbiamente legittime maturarono sia tendenze ideologiche e culturali pervasive (si veda la psicologa che snobba le spiegazioni “organicistiche” in favore di quelle “colpevoliste”), sia pericolose derive politiche violente che attrassero soggetti problematici, esaltati e incapaci di dialogare con modalità democratiche. Le mode di pensiero mutano velocemente e in un momento storico in cui essere soddisfatti e in pace col mondo non era per niente di moda, ecco che un uomo di onesti principi, legato alla famiglia e dedito con passione alla sua fabbrica di guanti, può diventare da un giorno all’altro un simbolo nemico da disprezzare e colpire.

Questo American Pastoral è uno dei modi in cui si poteva concepire il film, non necessariamente l’unico o il migliore. Anziché puntare troppo in alto preferisce lavorare onestamente a un buon livello di qualità e con una modalità espressiva accessibile a tutti, non dimenticando mai l’esistenza dello spettatore e non manomettendo il messaggio originario: insomma, una scelta precisa di posizionamento che merita considerazione. Certo, potremmo chiederci cosa sarebbe stato il testo di Roth in mano, per esempio, a uno come Paul Thomas Anderson, ma in fondo che senso avrebbe domandarselo? Sarebbe stato un altro film.

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Utlima modifica: 16 Febbraio, 2020



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