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FILM DA VEDERE

Stasera su Iris alle 00,10 Somewhere di Sofia Coppola, con Elle Fanning

Vincitore del Leone d'oro alla 67sima Mostra del Cinema di Venezia, Somewhere è forse l'opera più autobiografica di Sofia Coppola, in riferimento al complicato rapporto col padre, Francis. Per non pochi aspetti, il film trae ispirazione da Toby Dammit di Federico Fellini e a Paper Moon - Luna di carta di Peter Bogdanovich

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Stasera su Iris alle 00,10 Somewhere, un film drammatico statunitense del 2010 scritto e diretto da Sofia Coppola, interpretato da Stephen Dorff ed Elle Fanning. Nel cast compaiono vari personaggi dello spettacolo italiano come Maurizio Nichetti, Nino Frassica, Valeria Marini, Laura Chiatti, Simona Ventura e Giorgia Surina. Il film è ispirato alla vita della stessa Coppola e alla sua giovinezza come figlia di Francis Ford Coppola. Il film si ispira anche a Toby Dammit di Federico Fellini e a Paper Moon – Luna di carta di Peter Bogdanovich. La colonna sonora per il film è stata composta dai Phoenix, band francese il cui cantante è il marito della stessa regista. Il film è stato presentato il 3 settembre 2010 in concorso alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nel corso della quale, l’11 settembre, ha ricevuto il Leone d’oro al miglior film dalla giuria presieduta da Quentin Tarantino.

Sinossi
Johnny Marco è una famosa star del cinema americano che vive nel leggendario Chateau Marmont. Le sue giornate sono occupate da alcool, donne, macchine veloci e folle di fan. Rinchiuso nel mondo artificiale dello spettacolo Johnny perde il contatto con la realtà fino a quando non si trova a doversi prendere cura della figlia undicenne Cleo. Col passare dei giorni Johnny si renderà conto che esiste anche un’altra vita oltre a quella della star, e alla fine al momento di doversi separare da Cleo dovrà affrontare la solitudine.

Vincitore del Leone d’oro alla 67sima Mostra del Cinema di Venezia, Somewhere, quarto lungometraggio di Sofia Coppola, aspira a riproporre in veste (se possibile) ancor più minimale i motivi già splendidamente sviscerati in Lost in Translation: la vacuità dell’essere e l’aridità emotiva che si accompagna al successo. Per scelta anziché per costrizione professionale anche Johnny Marco, come Bob Harris/Bill Murray prima di lui, sperimenta gli effetti stranianti del non-luogo alberghiero, ma l’alienazione non è più il prodotto dell’isolamento linguistico e geografico di una metropoli asiatica vista attraverso gli occhi di due americani turisti per caso: Johnny vive l’alienazione paradossale dell’uomo al posto giusto nel momento giusto. La Mecca del cinema non offre orizzonti di gloria per la star svogliata in cerca di un brivido notturno e tra i corridoi sovraffollati dello Chateau Marmont (non che in ascensore non si facciano incontri interessanti) la solitudine non potrebbe essere più abissale. Che si tratti di un hotel losangelino o di un dove assolutamente imprecisato (come suggerito dal titolo) non ha più molta importanza. Sofia Coppola ci tiene a precisare come il suo film non sia il ritratto di una generazione di divi americani ma soltanto quello di un singolo uomo, eppure il senso effimero della celebrità trasuda da un’esistenza priva di complicazioni che non potrebbe essere più problematica. Lo stile si coniuga al contenuto e la fissità della macchina da presa duplica la staticità del personaggio di Johnny, congelato nella ripetitività di una routine asettica, in cui ogni emozione sembra essere stata risucchiata nel vortice dell’apatia. La spoglia fotografia di Harris Savides non può che acuire il senso di vuoto di una realtà eraclitea, in cui tutto scorre ma nulla di consistente permane, se non qualche affetto isolato. E non è un caso che solo di fronte ai volteggi sul ghiaccio della figlia undicenne, Johnny, annoiato dalla vita al punto da addormentarsi tra le cosce di un’amante occasionale, riesca a ritrovare un barlume di joie de vivre. Tra i silenzi contemplativi si insinuano le musiche originali composte dai Phoenix e una colonna sonora frammentata (si spazia dal rock all’hip-hop) da cui spiccano I’ll Try Anything Once dei The Strokes (già presenti nella colonna sonora di Marie Antoinette) e una ballata della buona notte suonata live dal cameriere dello Chateau Marmont, Romulo. Alle scelte musicali di miss Coppola, come sempre, tanto di cappello.

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  • Anno: 2010
  • Durata: 98'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Sofia Coppola