Quarta edizione dell’Aqua Film Festival: intervista alla direttrice artistica Eleonora Vallone

Si tiene a Roma dall’11 al 13 Aprile la quarta edizione di Aqua Film Festival, il primo festival di cinema internazionale con cortometraggi, incontri e workshop, eventi speciali dedicati al tema dell’acqua in tutte le sue forme. Ideato e diretto da Eleonora Vallone, attrice, giornalista ed esperta di metodiche d’acqua, è a lei che abbiamo chiesto di farci da guida alla manifestazione

Raccontiamo com’è nato questo festival e a che punto è del suo cammino?

L’Aqua Film Festival è conseguenza della mia vita. Io nasco come figlia d’arte, una cosa bella ma condizionante. Ho fatto cinema e ho avuto molte vite, durante le quali sono stata moglie e madre. A un certo punto, dopo un grave incidente per il quale sono caduta in coma, ho sentito la necessità di rivolgere le mie attenzioni a qualcosa che mi facesse sentire libera e leggera e attraverso cui potessi rinascere. Da qui la mia attenzione verso l’acqua come elemento naturale e rigenerativo. Tieni conto che nei film italiani i ruoli delle donne erano molto volgari e stupidi per cui non era questione di essere bacchettona – cosa che io non sono – ma di sentirmi realizzata facendo qualcosa di diverso. È così che a un certo punto ho creato una disciplina di 3000 esercizi acquatici, riconosciuta dal CONI e da me insegnata in Italia e all’estero. Sono stati 25 anni dedicati fisicamente all’acqua, con un impegno che mi ha giovato sia sul piano psicologico che della salute. D’altronde, sono sempre stata legata alla natura: pensa che quando lavoravo nel cinema facevo inserire nel contratto che l’albergo doveva stare vicino al mare o a un bosco. Quando ho presentato il Festival di San Remo ho rinunciato a stare nei migliori alberghi per sceglierne uno più modesto ma di fronte al mare. La nascita dell’Aqua Film Festival è, dunque, coerente con il mio percorso esistenziale e lavorativo, legando la mia prima vita all’ultima. Per riuscirlo a fare ho dovuto intraprendere delle battaglie terribili perché all’inizio nessuno credeva in questo progetto. Io, però, quando sposo una causa la porto avanti fino in fondo, e così è stato.

Qual è il punto di vista del festival rispetto al tema proposto?

C’è quello ambientalista, con particolare attenzione per tutti gli aspetti legati alla sostenibilità, sociale e salutistico nella considerazione che la mancanza d’acqua fa ammalare le persone. Anche gli aspetti scientifici non vengono trascurati tant’è vero che abbiamo in programma due incontri con illustri professori: Luca Lucentini, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, e Mario Tozzi, geologo dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche e conduttore tv.

Non solo cinema, dunque, ma anche iniziative collaterali legate ad altri settori.

Si, tra le altre cose abbiamo anche lanciato un corso aperto a tutti per imparare a fare filmati da smartphone in posti in cui c’è il riflesso dell’acqua. I workshop  saranno tenuti dal regista Francesco Crispino, docente di Filmaking all’Università Roma Tre, che al termine delle lezioni rilascerà ai partecipanti un attestato di frequenza.

Quali sono i modi in cui l’acqua viene presentata all’interno del programma?

Siamo partiti da menzioni speciali, come quella intitolata Sorella aqua in cui figurano le opere più complete, quelle comprensive di sceneggiatura e montaggio. Segue quella denominata Aqua e ambiente, con film a tema il cui premio viene dato dalla Fondazione Prince Albert II de Monaco, da sempre attenta a questa causa. Aqua isola, come dice il titolo, è collegata al paesaggio insulare. Acqua Animation ai materiali d’animazione, mentre Acqua Thriller esplora un genere in cui l’elemento acquatico è molto presente. Aqua & Students, invece, sarà costituito da corti – della lunghezza massima di 3 minuti – realizzati dagli allievi di scuole e università, realizzati con smartphone. Infine ,c’è quello a cui tengo di più, Fratello Mare, Amico Lago, Caro Fiume, dedicato alle testimonianze filmate delle tante violazione perpetrate nei confronti dell’ambiente. Attraverso di esse, vogliamo fare capire la gravità della devastazione, cercando in qualche modo di individuare i colpevoli.  Aggiungo che all’ospedale Niguarda di Milano e al Policlinico Gemelli di Roma ci saranno due giurie composte da alcuni pazienti che premieranno i film del festival. Si tratta di una cosa importante, perché tale attività permetterà alle persone di estraniarsi dalla rispettive situazioni, facendo dell’acqua uno strumento d’evasione.

Restando alla questione ambientale e alla sua sensibilizzazione, leggevo che tra gli sponsor ci sono, tra gli altri, Unesco – Commissione Nazionale Italiana, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e WWAP – Risorse idriche mondiali. Come hai fatto a ottenere un livello così importante di coinvolgimento?

La cosa bella è che io non conoscevo nessuno tranne il CONI, per il fatto di averci lavorato. Odio le raccomandazioni, per cui mi sono limitata a far conoscere semplicemente l’idea che però è piaciuta così tanto da spingere i nostri sponsor a partecipare. Per adesso non riceviamo fondi, però il fatto di riconoscere la nostra attività è un grande sostegno morale.

Anche la partecipazione della gente di cinema è notevole: tra i nomi dei giurati leggo quello di Mimmo Calopresti, Chiara Francini, Lorenzo Flaherty e Luca Raffaelli. 

Si, ci sono anche lo scrittore e sceneggiatore Antonio Manzini, l’artista Cristiana Pedersoli, figlia del grande Bud Spencer, e il criminologo Ruben Sharif, figlio del protagonista de Il dottor ZivagoNegli anni, la partecipazione non è mai mancata, però, essendo un festival non solo di cinema, ho voluto coinvolgere anche personalità provenienti da altri campi: Hélène El Missouri è la responsabile scientifica della fondazione del Principe Alberto, mentre Rosalba Giugni è presidente di Mare vivo, che da anni si batte per la conservazione dell’ambiente.

A conclusione di questa conversazione, volevo chiederti in cosa l’Aqua Film Festival rispecchia il tuo carattere?

Direi la ribellione a tutti gli schemi, perché l’acqua è libera: può essere contenuta all’interno di un recipiente, ma se cerchi di fermarla può anche rompere tutto. Si solidifica e si dilata a seconda dei casi e, dunque, sfugge a qualsiasi forma di contenimento. In questo credo mi assomigli. Poi, quando vai sul mare e vedi la linea dell’orizzonte cerchi sempre di immaginare cosa ci sia oltre, quindi è anche un mezzo per esaltare la fantasia e per trasmettere una sensazione di infinito.

Sei direttrice di un festival cinematografico ma sei stata anche un‘attrice, per cui la domanda è d’obbligo: tornerai mai davanti a una macchina da presa?

In veste di partecipazione straordinaria certamente si. Ciò che di base non mi piace dell’essere attore è che si viene scelti e, invece, a me piace scegliere. Per quanto mi riguarda, questo è il problema di base. Fare l’attrice è una cosa bellissima, perché devi talmente credere a una favola da renderla vera. Questo meccanismo mi piace. Però, negli anni in cui lavoravo sul set gli uomini si approfittavano di me. C’è da dire che si trattava di un altro momento, oggi penso che non sia più così per cui potrei anche rimettermi in gioco, ma fare l’attrice non è un punto d’arrivo. Tra l’altro, il mio lato estetico mi ha sempre creato dei problemi, perché mi faceva innervosire essere vista solo come una bella donna. Mi faceva ribollire il sangue il fatto che le persone non andassero oltre al mio aspetto fisico. Oggi ho le rughe è mi sento molto più felice. Non faccio niente per nasconderle e, paradossalmente, questa cosa mi rende più forte.

Utlima modifica: 11 aprile, 2019



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