12 Irish Film Festa: The Dig, la recensione del film di Andy e Ryan Tohill

Sporco e cattivo ma anche teso e appassionato, The Dig è un thriller che non lascia scampo per l’afflizione che attraversa le vite dei protagonisti. Rivelazione della 12esima edizione dell’Irish Film Festa, meriterebbe la distribuzione italiana

  • Anno: 2018
  • Durata: 97'
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Gran Bretagna, Irlanda
  • Regia: Andy Tohill, Ryan Tohill

Una delle peculiarità che contraddistingue la cinematografia irlandese è il costante riferimento al paesaggio inteso sia in senso fisico che metaforico. Che si tratti di far riemergere episodi appartenenti alla memoria collettiva o che ci sia da raccontare il privato dell’esistenza, il recupero dell’elemento naturale mette in circolo considerazioni destinate a convergere sempre nello stesso punto, e cioè nella sacralità della terra: da una parte, infatti, c’è la constatazione della sua bellezza materica e insieme magica, depositaria dei valori fondanti della Nazione (imprescindibili quando si tratta di miti e leggende locali); dall’altra, invece, c’è la sua topografia, indispensabile per riconoscere i confini da preservare e difendere.

Nella sua rappresentazione fisica e corporea del dolore, The Dig dimostra all’ennesima potenza la forza di tali suggestioni. Partendo da una trama essenziale, incentrata sulla porzione di campo in cui si sospetta sia stato occultato il cadavere di una ragazza, il film altro non fa che sprofondare anima e corpo nel fango e nella melma in cui si infrangono i tentativi di Sean, il padre della vittima, e di Callahan, il presunto colpevole, di trovarne i resti. In maniera coerente, i fratelli Roy e Andrew Tohill rispettano l’assunto del film è cioè l’impossibilità di ricostruire l’omicidio per il fatto che Callahan non ne abbia memoria (tema, questo, tra i più frequentati dal cinema del nuovo millennio). Senza il supporto dei classici flash-black, il film converge in maniera ossessiva sulla scena del crimine, ovverosia nel fazzoletto di terra in questione, con gli uomini che si battono e combattono per il diritto di starvi sopra e di continuare a scavare.

Ancora una volta a fare la differenza nell’esistenza umana è il peso delle proprie origini e l’imprimatur del proprio habitat. Un marchio che The Dig restituisce in maniera viscerale nell’insistenza con cui vediamo Sean e Callahan giacere all’interno delle buche, coperti di melma e riversi all’interno come bambini nel ventre materno, l’unico giaciglio in grado di rendere sopportabili le pene. Per non dire dell’armamentario di bandierine, paletti e segnalazioni varie collocate sul terreno a guisa di mappa degli scavi, vero e proprio cimitero a cielo aperto in cui vivi e morti si dichiarano la loro appartenenza. Sporco e cattivo, ma anche teso e appassionato, The Dig è un thriller che non lascia scampo per l’afflizione che attraversa le vite dei personaggi. Rivelazione della 12esima edizione dell’Irish Film Festa, meriterebbe la distribuzione italiana.

Utlima modifica: 1 aprile, 2019



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