Cafarnao di Nadine Labaki, un racconto cinematografico sincero di una realtà cruda

Cafarnao di Nadine Labaki è un racconto cinematografico sincero di una realtà cruda: il Libano e la vita delle sue “suburra” non si era mai visto così da vicino, con una forza ed una fedeltà emotiva così autentica e poetica

  • Anno: 2018
  • Durata: 120'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Libano, USA
  • Regia: Nadine Labaki
  • Data di uscita: 11-April-2019

Negli “slum” di Beirut si ambientano le vicissitudini del piccolo Zain, un ragazzino di 12 anni che fa parte di una famiglia troppo numerosa e troppo povera, un bambino che non ha avuto il tempo di sognare perché la vita gli ha imposto troppo presto di diventare adulto. Tanto che il ragazzo querela la sua famiglia con l’accusa di averlo messo al mondo, denunciando i genitori perché non sono stati in grado di dargli una vita dignitosa.

Nadine Labaki racconta attraverso il viaggio del piccolo Zain una questione di emergenza globale, con una storia che incrocia molte altre storie di “miserabili”. Cafarnao guarda al mondo a partire da Beirut, o meglio, dalle baraccopoli della capitale del Libano, dove la maggior parte delle persone è priva di ogni diritto ed è vittima dei peggiori soprusi, in particolare i più piccoli. In questo inferno che priva i bambini di ogni diritto, i nostri occhi accompagnano il percorso del piccolo Zain in tutte le sue battaglie. Una, ad esempio, è quella con una società “arcaica”, dove si materializza ad esempio la tragedia di una famiglia che alla sopravvivenza economica deve cedere la propria anima, vendendo in sposa ad uomini “caporali” la propria figlia appena dodicenne.

Sotto case di lamiera si rifugiano gli invisibili, persone che non esistono, che non hanno un nome, oltre i margini della società, ma stanno al mondo: nessuna data di nascita, nessun documento, nessuno si ricorda di loro. Il piccolo uomo Zain in questa “favela” combatte, ed è nel miraggio di una vita migliore che vuole salvarsi nonostante la voglia di sparire, nonostante detesti i suoi genitori che lo hanno messo al mondo. Come nel film di Marco Tullio Giordana, “Quando sei nato non puoi più nasconderti” tratto dall’omonimo romanzo di Maria Pace Ottieri, anche il piccolo Zain non può più nascondersi.

Cafarnao è un racconto cinematografico sincero di una realtà cruda: il Libano e la vita delle sue “suburra” non si era mai visto così da vicino, con una forza ed una fedeltà emotiva così autentica e poetica. Ciò che veicola la poesia è tragedia e racconta una crisi che attanaglia tutto il mondo nonché l’occidente e l’Europa stessa. La sottoclasse non esiste, estranei e perseguitati accomunati dalla miseria si fanno compagnia, non si ha età e l’accesso ai diritti elementari viene meno, il sogno può essere quello di fuggire, di andare in Turchia e poi poter raggiungere la Svezia, come l’intento della piccola amica di Zain alla quale qualcuno ha raccontato di un viaggio verso la felicità. Un miraggio di salvezza per chi è disperato e non può avere niente, per avere un riconoscimento nel mondo. In questi mondi gli stranieri sottostanno al lavoro nero, le migrazioni clandestine sono all’ordine del giorno, dalla miseria parte l’incipit di un flusso migratorio come quello della giovane madre etiope Rahil che con un bimbo di un anno prova a racimolare qualche soldo sperando un domani di trovare un mondo migliore.

Una delle cose interessanti del commovente film della Labaki è la verità, la sincerità dei personaggi, delle storie raccontate, la fedeltà con cui ci fa vedere la vita di Zain. Molte delle storie che troviamo nel film sono storie vere. Gli interpreti sono per la maggior parte attori presi dalla strada, come il giovane Zain Al Rafeea, o Yordanos Shiferaw (nei panni di Rahil) e Kawthar Al Haddad (nei panni di Souad  madre di Zain), attori non professionisti con le loro vite reali che sono molto simili a quelle dei personaggi che interpretano. Grazie anche a questo la regista è riuscita a trovare e a tirarne fuori l’autenticità.

La missione di saper raccontare la realtà con veridicità, che era una componente necessaria in un film di questo genere, riesce pienamente, il racconto del vero riporta ad un naturalismo cinematografico che non è da tutti saper rappresentare con una simile poesia. Il racconto del caos, ove si racconta la vita delle persone e delle “sottoclassi”, per alcuni accadimenti talmente disumani da sembrare incredibili, a tratti ricorda un nuovo “Huckleberry Finn”. Il film verista, quasi documentaristico, ritrova poi dei picchi narrativi quasi picareschi, che suggellano l’incanto e il miracolo di questo lungometraggio. Un “romanzo di formazione” atipico, lontano dalle nostre convenzioni, che ci apre gli occhi e cattura il nostro cuore, come lo sguardo del giovane protagonista. Zain è una sorta di portavoce, di piccolo grande condottiero, dei minori su tutti, ma anche di tutte le persone trascurate e vittime del sistema.

Dunque, con la missione pienamente riuscita di dire la verità, il film della Labaki ha il pregio di raccontare la condizione dei bambini del terzo mondo, maltrattati e di porre un interrogativo sulla questione dell’accesso ai diritti elementari. L’umanità è una delle grandi doti di questa opera. Si tratta di un’umanità ruvida fra dramma e avventura, in un‘opera che non disdegna uno sguardo d’amore, di speranza e di riscatto.

Rispetto ai film precedenti più “scanzonati”, vedi in primis Caramel ed E ora dove andiamo?, questo Cafarnao è più cupo, seppur costantemente sparato dalla calda luce del sole del Libano racconta una realtà cruda: povertà, sfruttamento minorile, migrazioni clandestine, ed è in questo passo avanti, di impegno, con la sua terza opera su lungometraggio riuscita così bene, che la regista libanese fa un grande salto ed atterra in piedi, di diritto, fra i più interessanti autori contemporanei. I film devono avere la capacità di invitarci a riflettere, ad interrogarci, come in questo caso, sulle cose che non vanno del nostro sistema. Il cinema deve essere un’arma in grado di scuotere gli animi, come dice la stessa regista, ed il film della Labaki è in grado di farlo con bellezza e qualità.

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Utlima modifica: 28 Marzo, 2019



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