Stasera in tv su Iris alle 22,30 Videodrome, il film manifesto di David Cronenberg con James Woods

Videodrome è un film di pessimismo radicale. Con il suo stile fluido e classico, col suo montaggio invisibile, con il suo intreccio che sembra incatenare logicamente gli eventi, immerge lo spettatore in un gelido universo da incubo, senza possibili soluzioni, né vie d'uscita. Il crash cronenberghiano trova qui la sua perfetta alchimia

  • Anno: 1983
  • Durata: 90'
  • Genere: Fantastico
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: David Cronenberg

Stasera in tv su Iris alle 22,30 Videodrome, un film del 1983, scritto e diretto da David Cronenberg. Come altre opere dell’autore, affronta il tema della mutazione della carne e della fusione fra tecnologia e uomo. Film innovatore del movimento indipendente della Hollywood degli anni ’80, la storia di David Cronenberg sulle trasformazioni causate dall’esposizione alla violenza televisiva sceglie come soggetto proprio quei problemi che il regista aveva dovuto affrontare con censori, distributori, a causa delle sue opere precedenti. David Cronenberg si è occupato anche del soggetto e della sceneggiatura, mentre il montaggio è stato curato da Ronald Sanders con gli effetti speciali di Rick Baker, James Stuart Allan e Frank Carere, le musiche della colonna sonora sono state composte da Howard Shore e la scenografia è stata ideata da Angelo Stea. La pellicola è stata prodotta in Canada nel 1983 e la sua durata è di circa 83 minuti. A vestirei panni del protagonista troviamo James Woods, attore e doppiatore statunitense classe 1947 che ha ricevuto due nomination agli Oscar come miglior attore protagonista nel 1987 nel film Salvador diretto da Oliver Stone e come miglior attore non protagonista per il film L’agguato – Ghosts from the Past. Con James Woods, Deborah Harry, Sonja Smits, Lee Carlson.

Sinossi
Max Renn è il presidente di un canale televisivo dalla dubbia programmazione. L’uomo è disperatamente alla ricerca di nuove idee che attraggano un numero maggiore di spettatori e vede in ‘Videodrome’ una possibile fonte di successo. Lo spettacolo in questione è incentrato sulla tortura gratuita degli ospiti, e quando la fidanzata decide di parteciparvi, il giovane scopre che ciò che credeva essere finzione è molto più vicino alla realtà di quanto pensasse.

Videodrome è l’allegoria di un imponente discorso morale sulle pulsioni più perverse che, attraverso la televisione, trovano uno sbocco preferenziale per compiacere, pur visivamente, ogni istinto più bieco. Lo schermo televisivo ha sostituito l’immagine del reale su cui si fonda la percezione delle cose: come occhio della mente, ha disumanizzato le fantasie, desensibilizzato agli anfratti marcescenti del mondo, depersonalizzato la coscienza. Il discorso di Cronenberg, datato 1983, è vecchio in relazione al mezzo, ma attuale nel concetto (il che sottolinea tanto il potere profetico dell’opera, quanto la sostanziale invariabilità dei percorsi mentali intrapresi dall’uomo nell’approccio esperienziale). Videodrome è un film di pessimismo radicale. Con il suo stile fluido e classico, col suo montaggio invisibile, con il suo intreccio che sembra incatenare logicamente gli eventi, per poi far scontrare la logica della narrazione con il codice disorientante dell’allucinazione, immerge lo spettatore in un gelido universo da incubo, senza possibili soluzioni, né vie d’uscita. Il crash cronenberghiano trova qui la sua perfetta alchimia. Organico e elettronico si scontrano e creano un’entità nuova, un uomo nuovo contaminato dalla capacità invasiva della televisione. L’umanità che diventa spettatrice sempre più consapevole ma sempre meno capace di staccarsi dall’influenza del mezzo trova qui la sua visone definitiva. Il meccanismo di attrazione-repulsione verso la religione catodica ci permette di dichiararci atei solo per non ammettere di esserne sempre più indottrinati. La ricerca di qualcosa di più reale del reale non può essere solo il desiderio di un capo di una tv privata per aumentare gli ascolti. L’incontro tra uomo e tecnologia produce qualcosa di inorganico che non ha più il completo controllo di sé, che deve subire gli in­serti, che non sa e non può opporsi al contagio, soggetto di una trasformazione in parte subita e in parte voluta, per non restare escluso dal sistema audio-visivo. Un film debordante e debordiano, che porta alle estreme conseguenze fisiche le teorie della società dello spettacolo. Distrugge le nostre (in)certezze, violenta il nostro inconscio e ci consegna un unico messaggio positivo: il cinema non può cambiare le cose ma può farci vedere la vera essenza del nuovo uomo nella sua ricerca spasmodica di iper-realtà.

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Utlima modifica: 22 marzo, 2019



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