Stasera in tv su Iris alle 21 Shining, il film di Stanley Kubrick tratto dal romanzo di Stephen King, con Jack Nicholson

Enrico Ghezzi: "In ogni immagine del film si incrociano mille infinite immagini-puzzle. Shining irride apertamente alla possibilità di comporre e chiudere il puzzle: i buchi restano sempre aperti. Kubrick sembra suggerire che la ricerca del senso è vana; se si dà un senso a Shining è solo nella figura stessa dell’enigma, e nel modo in cui si pone".

  • Anno: 1980
  • Durata: 116'
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Stanley Kubrick

Stasera in tv su Iris alle 21 Shining, un film del 1980 diretto da Stanley Kubrick, basato sul romanzo omonimo scritto da Stephen King nel 1977, con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers, Barry Nelson, Philip StoneShining (The Shining, tradotto fedelmente suonerebbe come “Il luccichìo” o “la luccicanza”, traduzione, quest’ultima, scelta per il doppiaggio italiano) rappresenta una tappa dell’itinerario di attraversamento-appropriazione-sfondamento dei generi cinematografici attuata da Kubrick nel corso della sua carriera. Nel romanzo omonimo da cui il film è tratto, Stephen King rielabora in chiave thriller il topos caro alla letteratura della casa infestata da fantasmi, trasformandola in albergo e mettendola in rapporto con gli avvenimenti soprannaturali che vi accadono e che hanno per protagonisti un nucleo familiare composto da una coppia e dal loro unico figlio dotato di poteri paranormali. Shining è presto diventato un cult movie, entrato nell’immaginario collettivo ed è stato a volte classificato come il miglior film horror in assoluto.

Sinossi
Jack Torrance (Nicholson), per trovare il giusto isolamento che gli permetterà di scrivere il suo romanzo, accetta l’incarico di custode invernale di un enorme albergo tra le montagne. Lo seguono la moglie e il figlioletto Danny. Quest’ultimo possiede poteri paranormali che gli permettono di vedere nel passato e nel futuro.

Enrico Ghezzi: “In ogni immagine del film si incrociano (come appunto avviene fisicamente in ogni punto dello spazio) mille infinite immagini-puzzle. Ovvero, il puzzle viene dichiarato impossibile poiché esistono il tempo e il cinema – che apre nello spazio la possibilità di innumerevoli sguardi. Shining irride apertamente alla possibilità di comporre e chiudere il puzzle: i buchi restano sempre aperti, assolutamente non curanti della precisione diegetica con cui si svolge il modesto libro di Stephen King da cui è tratto il soggetto. Kubrick sembra infine suggerire che la ricerca del senso è vana; […] se si dà un senso in Shining, è solo nella figura stessa dell’enigma, e nel modo in cui si pone“.

Una profonda riflessione filosofica sul cinema. Un gioco delle presenze concrete per arrivare alla visione pura. Il demiurgo Kubrick affastella nello spazio le figure che nel tempo sono passate dall’Overlook hotel. Tutte le possibilità del genere sono esplorate, bisogna solo lasciarsi portare in un luogo dove ad ogni curva può esserci qualcosa di strano. Far coincidere il tempo nello spazio per far diventare un luogo fisico qualcosa che interagisce con i personaggi nel grande labirinto mentale del regista

Come di consueto per Kubrick, per la pellicola vennero studiate e impiegate notevoli innovazioni tecnologiche, a partire dalla macchina da presa: la steadicam che permette movimenti veloci senza sobbalzi imprevisti, già utilizzata precedentemente nei film Questa terra è la mia terra, Rocky, Il maratoneta e Halloween – La notte delle streghe, qui adoperata al massimo della sua potenzialità dal suo stesso inventore, Garrett Brown. Per la maggior parte del film la macchina da presa segue gli spostamenti degli attori precedendoli o seguendoli a breve distanza, accentuando il carattere labirintico degli ambienti chiusi[senza fonte] e dei lunghi corridoi dell’albergo. Ogni volta che Kubrick intende creare un particolare stato di attesa o di suspense la macchina da presa si avvicina progressivamente e lentamente verso il soggetto che rimane fermo. Una tecnica di montaggio molto particolare è quella utilizzata per rappresentare le visioni di Danny. In genere, dopo un primo piano di Danny, appare la visione vera e propria, che è realizzata interrompendo bruscamente un’immagine di fondo con un’altra che in genere è di fortissimo impatto emotivo, come, ad esempio, le scene di sangue.

Esistono tre versioni del film: la versione originale da 146 minuti, la versione di 144 minuti disponibile al pubblico nordamericano e la versione internazionale da 119 minuti. Dopo la première e una settimana di proiezioni della versione originale di 144 minuti, Kubrick tagliò una scena del finale ambientata in ospedale. La scena vede Wendy in un letto che parla con Mr. Ullman, l’uomo che assunse Jack all’inizio del film, che le dice che la polizia non riesce a trovare il corpo di suo marito all’interno dell’albergo. Il direttore dell’hotel si avvicina al bambino nel letto d’ospedale e gli dà una palla da tennis identica a quella che Danny si vide lanciare sul pavimento dell’albergo dalla stanza 237. Infine viene mostrata la fotografia con Jack.[19] Questa scena, della durata di circa due minuti, fu tagliata da tutte le copie esistenti del film su ordine della Warner Bros, e ciò portò il film a 142 minuti, la versione distribuita in Nord America il 23 maggio 1980. La versione internazionale dura invece 119 minuti, poiché Kubrick decise di tagliare e rimontare personalmente altri 24 minuti del film.

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Utlima modifica: 6 marzo, 2019



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