IstintoBrass: filosofia, analisi critiche e curiosità inedite sul poeta del lato b

 

Con circa trenta opere in fotogrammi realizzate, premio della critica a Venezia, due “Biglietti d’oro” e  una retrospettiva di dieci pellicole dedicatagli dalla Cinématèque francaise di Parigi, tempio della cinematografia mondiale, è il regista più censurato di tutti i tempi.

Vero e proprio anarchico della pellicola, ancor prima che inventore di sogni, considera Roberto Rossellini non solo maestro di cinema, ma anche e soprattutto maestro di vita.

Conosciuto in tutto il mondo come il maestro del cinema erotico d’autore, però, Giovanni Tinto Brass non ha dedicato la sua intera carriera dietro la macchina da presa al sesso fedifrago e alla mai nascosta ossessione nei confronti del fondoschiena femminile.

Ne sa qualcosa Massimiliano Zanin, che, rientrante tra gli autori dei Corti circuiti erotici di Tinto Brass, nonché suo collaboratore a diverse sceneggiature, dirige IstintoBrass, documentario presentato nel 2013 presso la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e – co-sceneggiato al fianco di Caterina Varzi e di colui che diresse, tra gli altri, Capriccio – finalmente disponibile in home video grazie a Koch Media.

Ma disponibile non in un’edizione qualsiasi, bensì attraverso una custodia amaray che, inserita in slipcase cartonato, racchiude ben due dischi, il secondo dei quali interamente dedicato a contenuti speciali.

Contenuti che, al di là del teaser (quasi cinque minuti) e della breve clip Elogio (oltre due minuti), dispensano un’infinità di interessante materiale audiovisivo, backstage di Monamour (venticinque minuti) e Tra(sgre)dire (otto minuti), fuori scena di Fermo posta Tinto Brass (quasi ventisette minuti), La chiave (dieci minuti) e Paprika (diciannove minuti); quest’ultimo di cui, oltretutto, sono anche presenti scene tagliate (cinque minuti), una sequenza con Luca Lionello (due minuti), una lesbo (due minuti) e una denominata Peep show (un minuto).

Insieme ai trailer di Action, Miranda, La chiave, L’uomo che guarda, Così fan tutte, Snack bar Budapest e i già citati Monamour e Tra(sgre)dire, più di ottanta minuti del mai terminato DNA e diciassette di intervista a Zanin, il quale spiega come il documentario abbia avuto origine dopo che, colpito Brass da un ictus, sono stati costretti ad abbandonare il progetto in 3D Chi ha ucciso Caligola?, ribattezzato Chiavatar proprio dal cineasta originario di Milano.

Il DNA che, nel corso della oltre ora e mezza di visione che costituisce IstintoBrass, viene rievocato da Gigi Proietti insieme a L’urlo, essendo stato interprete di entrambi.

Soltanto uno dei grandi nomi interpellati, in un calderone comprendente il giornalista stracult Marco Giusti, le attrici Adriana Asti e Serena Grandi, sir Ken Adam, scenografo che lavorò a Salon Kitty, la vincitrice del premio Oscar Helen Mirren e i critici cinematografici Marco Müller e Gianni Canova; il primo pronto a ritenere Brass dispensatore di una Settima arte degli istinti e delle sorprese, il secondo  che non esita a definire Nerosubianco un film pop e visivamente straordinario e a far notare come si tratti del primo titolo in cui il Tinto nazionale ha introdotto l’argomento del tradimento quale elemento ravvivante della coppia.

Tematica poi sfruttata in quel cinema che il poeta del lato b cominciò a cavalcare dal momento in cui si rese conto che i prodotti sperimentali non garantivano incassi, secondo quanto dichiara il Franco Nero che è stato al suo servizio in Dropout e La vacanza, il secondo dei quali posto come contenuto speciale del primo disco di questa imperdibile edizione.

Edizione ulteriormente arricchita da un booklet fotografico comprendente il testo Elogio del culo e che consente di scoprire nella giusta maniera la personalità di uno dei personaggi più controversi, originali e amati del cinema italiano.

Colui che rifiutò la regia di Arancia meccanica e che, oltre a proporre ad Alberto Sordi di interpretare quattro ruoli nella commedia fantascientifica Il disco volante, ha avuto modo di concepire Yankee, capace di andare al di fuori delle regole canoniche del western.

Colui che è riuscito nell’impresa di rendere popolare l’esibizione delle nudità e che, convinto che l’artista deve dimenticare la censura, asserisce che è nel montaggio, più che nelle riprese ed in tutto il resto, che si crea un’opera di celluloide.

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Utlima modifica: 23 Dicembre, 2018



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