Notti Magiche di Paolo Virzì: ricordo dolceamaro del cinema italiano

Notti Magiche, il nuovo film di Paolo Virzì, scritto insieme a Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, è l'amarcord dolceamaro della stagione cinematografica italiana vissuta dal regista livornese negli anni '90. In sala dall'8 novembre con 01 Distribution

  • Anno: 2018
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Commedia, giallo
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Paolo Virzì
  • Data di uscita: 09-November-2018

Notti Magiche è la canzone che Edoardo Bennato e Gianna Nannini cantavano durante quell’estate del 1990, quando alla finale dei mondiali l’Italia perse ai rigori contro l’Argentina. Ma le Notti Magiche che mostra Paolo Virzì raccontano tutt’altra storia e cominciano con la morte di un produttore italiano. Un inizio da giallo, con una macchina che precipita da Ponte Garibaldi nel Tevere; una foto nel taschino della vittima, Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini), coinvolge direttamente tre ragazzi aspiranti sceneggiatori e finalisti del Premio Solinas: Eugenia Malaspina (Irene Vetere), Antonio Scordia (Mauro Lamantia) e Luciano Ambrogi (Giovanni Toscano).

Scritto da Paolo Virzì, insieme a Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, Notti Magiche – a dispetto dell’incipit – non è un film giallo, ma un pretesto per mostrare e raccontare quell’Italia, secondo il regista livornese, al suo crepuscolo cinematografico. Tutti i grandi cineasti, sceneggiatori, registi e produttori, che negli ’50 – ’60 hanno fondato il cinema italiano moderno, sono mostrati, direttamente e indirettamente, nella loro ultima fase, proprio quando il Virzì ha iniziato la sua carriera a Roma.

Uno sguardo nostalgico sul cieco declino a cui il mondo cinematografico italiano sembrava destinato. Sono gli anni dell’ultimo ciak di Federico Fellini, dei film che prosciugano la Commedia all’italiana dalla carica autoriale, e della spinta produttiva richiesta dalla televisione. Ma sono ancora gli anni di Age e Scarpelli, Monicelli, Dino Risi, Michelangelo Antonioni, e tutti i protagonisti che hanno fatto la bellezza del cinema nostrano, mostrati nella schiettezza del loro lavoro: quando erano tutti anziani, ma sedimentati nella loro posizione, da cui ormai erano incapaci di interpretare la modernità. Caritature delle loro reali personalità, ma sintesi di un modo di fare a cui gli autori hanno realmente assistito durante i loro inizi nel cinema. È questo l’aspetto più interessante di Notti Magiche: Virzì non elogia con sguardo ammirato, ma mostra sia le luci che le ombre e critica, anche se con affetto, le ausperità di questo mondo.

La Roma trasteverina, saccente e magniloquente: Virzì cerca una sintesi anche per raccontare la città, vista con gli stessi occhi di chi, dal di fuori, approda per la prima volta nella capitale. La ricorda con un colore tendente al seppia, tonalità con cui la città a volte sembra dipingersi; di un giallo singolare per gli occhi di chi non è abituato a quella luce. Ma anche la sporcizia e la mancanza di rispetto, perchè Roma è capace di essere volgare e schietta; come lo sono alcuni personaggi di Notti Magiche.

Ma anche per Virzì la nostalgia sembra prendere il sopravvento. Questo è evidente soprattutto nel tentativo del regista di spiegare la malattia cui la cinematografia sembra essere affetta da allora e nel reiterare, fino allo sfinimento, lo stesso concetto, deturpando inspiegabilmente un’operazione, fino a quel momento, differente dal classico stile del regista, eppure convincente. Come per sottolineare un concetto ormai chiarito,Virzì finisce per mettersi in cattedra nella maniera peggiore, creando quindi l’effetto contrario, di repulsione e non di fiducia. Proprio alla fine, infatti, Notti Magiche arriva stanco, come prosciugato dal suo stesso cinismo; i personaggi sono non sufficientemente consistenti e, senza un vero arco di trasformazione che li conduca a un’evoluzione, non aggiungono alcunchè alla storia. Solo il messaggio finale, con cui gli autori desideravano concludere il film, giunge con chiarezza: privato, però, di qualsiasi intenzione narrativa, sembra non convincere, come se fosse stato incluso a forza nella storia senza una vera idea che lo ispirasse.

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Utlima modifica: 31 Ottobre, 2018



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