Ocean’s 8: la versione al femminile della saga soderberghiana cattura indubbiamente l’attenzione

Adottando uno stile vintage e patinato alla Vogue e citando prodotti come Il diavolo veste Prada o Sex and the City, Ocean’s 8 ha tutta l’aria di volersi ritagliare a colpi di tacco a spillo un posto nel panorama internazionale

  • Anno: 2018
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: Warner Bros Italia
  • Genere: Azione
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Gary Ross
  • Data di uscita: 26-July-2018

Era il 2001 quando Steven Soderbergh portava sul grande schermo Ocean’s Eleven, il sagace heist movie che, affidandosi completamente alla scintillante accoppiata Brad Pitt/George Clooney, aveva convinto anche gli spettatori più restii a lasciarsi conquistare. Dopo due sequel di successo, il regista americano Gary Ross (autore di Hunger Games) dirige Ocean’s 8, una pellicola ambivalente e antitetica, a metà strada tra sequel e spin-off al femminile. Consapevole di essere stato parte integrante del processo di rivalutazione del sesso debole, Ross punta l’attenzione sul gioco di luci e ombre creato da otto protagoniste intrepide e accattivanti che sembrano sempre sull’orlo di una crisi di nervi.

Divise tra lavoro, famiglia e presunte buone intenzioni, le donne progettano la rapina del secolo, facendo tremare le vene e i polsi ai piani precedenti. La leader del gruppo è Debbie Ocean (Sandra Bullock) che, dopo aver speso cinque anni in carcere a meditare vendetta, crea una squadra variegata e altisonante, capace di mettere a segno non un semplice colpo, ma “un colpo con l’asterisco”. Studiando nel dettaglio ogni singola azione, la Bullock sceglie i vestiti da indossare, le acconciature per la serata di gala e persino il necessario make up di scena. Perché si sa, una squadra di criminali donne, nella mischia, passa inosservata, per quanto glamour e charmant essa voglia apparire.

Adottando uno stile vintage e patinato alla Vogue e citando prodotti come Il diavolo veste Prada o Sex and the City, Ocean’s 8 ha tutta l’aria di volersi ritagliare a colpi di tacco a spillo un posto nel panorama internazionale. Facendo sfoggio di protagoniste istrioniche come l’elegantissima Cate Blanchett e la burtoniana Helena Boham Carter, Ross cattura indubbiamente l’attenzione del pubblico, sebbene il vero diamante della pellicola sia Anna Hathaway, incantevole, bellissima e ironica oltre ogni immaginazione.

Dopo le prime sequenze, diventa evidente quanto l’opera si configuri come un remake poco bello e ancor meno buono de Il Colpo grosso, benché l’eleganza dello stile e della messa in piega delle “eroine” siano lontane anni luce dalla classe e dalla raffinatezza di un artista come Frank Sinatra. La scelta di proporre necessariamente un progetto tutto al femminile grava talmente sulla cabina di regia, da trasformare Ross in una sorta di Atlante, schiacciato dal peso del suo stesso mondo. Il problema più grande, comunque, risiede tutto nelle forzature della sceneggiatura redatta da Olivia Milch che propone piste e opzioni talmente poco credibili da risultare surreali. Che poi rubare un prezioso gioiello di Cartier sia altrettanto poco plausibile è un altro discorso…

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