Interruption di Yorgos Zois: un’intensa e stimolante opera prima che s’interroga sul rapporto tra sguardo e immagine

Con Interruption, Yorgos Zois mette in scena un'ingannevole dialettica tra realtà e finzione, in cui il vorticoso confluire dell’una nell’altra provoca uno stordimento, un capogiro che frastorna chiunque cercasse di venirne eroicamente a capo

  • Anno: 2015
  • Durata: 109'
  • Distribuzione: Tycoon Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Grecia, Francia, Croazia
  • Regia: Yorgos Zois
  • Data di uscita: 24-April-2018

Una continua e ingannevole dialettica tra realtà e finzione, in cui il vorticoso confluire dell’una nell’altra provoca uno stordimento, un capogiro che frastorna chiunque cercasse di venirne eroicamente a capo: Yorgos Zois, con Interruption, la sua opera prima, presentata nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia del 2015, dà corpo a un intenso gioco di specchi attraverso la messa in scena dell’Orestea di Eschilo (l’autore che più di tutti incarnò l’essenza della tragedia greca, prima della degenerazione denunciata da Nietzsche ne La nascita della tragedia – nella fattispecie con Euripide, e con la iattura, sempre secondo il filosofo tedesco, dell’avvento del pensiero socratico).

Partendo dalla potente e inquietante suggestione provocata da ciò che avvenne nel teatro Dubrovka di Mosca, quando, il 23 Ottobre 2002, cinquanta ceceni armati presero in ostaggio 850 spettatori, e che diede adito a un incredibile equivoco, per cui nei primi minuti si pensò che l’intrusione fosse parte della rappresentazione, il regista articola una furiosa contrapposizione di piani, ogni volta scandita dalla relazione realtà-finzione, esasperandone le dinamiche interne, fino a provocarne l’evaporazione. D’altronde, come affermato dallo stesso Zion, la parola ‘teatro’ deriva dal greco ‘Theatron’ che sta a significare sia il punto da cui vediamo, sia l’atto stesso del vedere. Allora, è evidente che si instaura un legame inscindibile tra il luogo in cui ‘l’oggetto’ si mostra e ‘lo sguardo’ di chi è presente in quello spazio deputato alla visione. Quindi, in un certo senso, la riflessione proposta, oltre allo specifico teatrale, può essere senz’altro estesa per analogia alla topologia museale in cui da sempre ci muoviamo. Ciò che entra all’interno del posto simbolicamente offerto al rito della fruizione impone di sospendere temporaneamente le consuete categorie utilizzate per comprendere la realtà del mondo in cui, innanzitutto e per lo più, siamo immersi.

Zion, mettendo in scena una soffocante rappresentazione, continuamente cortocircuitata da un incessante movimento interno degli attori (prima quelli veri, poi il pubblico, con la mediazione dei terroristi), invita con piglio lo spettatore a prendere coscienza della sostanziale impossibilità di discernere la realtà dalla finzione. Insomma, ciò che di primo acchito si presentava come una forsennata articolazione dialettica (ancora interna alla logica della rappresentazione), in seguito, proprio perché portata alle sue estreme conseguenze, viene meno, implode, provocando l’emersione di un piano d’immanenza in cui ciò che precedentemente permetteva di distinguere i termini in gioco si dissolve, causando non poco sgomento. Il problema, allora, consiste nell’impedire che la logica della proliferazione delle immagini, con il conseguente effetto di spettacolarizzazione totale, compreso anche, per l’appunto, l’orrore del teatro Dubrovka, dove le forze speciali russe pomparono un misterioso agente chimico all’interno del sistema di ventilazione dell’edificio provocando la morte di 129 ostaggi e di 39 combattenti ceceni, produca una cortocircuito che renda qualsiasi fenomeno tollerabile, almeno dal punto di vista squisitamente estetico. Se questo fraintendimento si ‘travassasse’ sul piano d’immanenza sottostante alle dinamiche dialettiche di superficie, si rischierebbe di colludere con l’abominevole bulimia contemporanea dello sguardo, che, mossa da un desiderio miope di godimento, ogni volta aumentato dall’innalzamento dell’asticella del visibile, comporta la diffusa e drammatica incapacità di distinguere il bene dal male (ma anche, molto più pragmaticamente, l’utile dal nocivo). Ma la reazione più adeguata, si badi bene, non consiste nel censurare o mettere in un fuori campo assoluto ciò che esorbita i limiti della rappresentazione, perché il risultato di tale atteggiamento sarebbe un violento ritorno della ‘cosa’ sotto forma di rimosso; si tratta, invece, di accettare fino in fondo la dimensione biopolitica della comunità, e ogni volta valutare le situazioni specifiche ponendo dei limiti, o, ancora meglio, trasfigurando, rendendo cioè visibili sul piano simbolico gli angoscianti spettri dell’informe, prima che assumano terrificanti sembianze.

Ciò che si auspica è una dimensione dell’arte, in cui venga finalmente spezzato il legame gerarchico autore-fruitore, mediato dall’opera, in favore di un processo collettivo che consenta a ciascuno di dare il proprio contributo per la realizzazione di ciò che precedentemente era elitariamente riservato a chi, avvolto dalla mistica aura del genio, era il solo ritenuto in grado di potere regalare al mondo un’altra consistente quota di bellezza. La bellezza ci salverà, senza dubbio: ma è bene precisare che essa è, innanzitutto e per lo più, miracolosamente incarnata dalla natura intersoggettiva che da sempre ci costituisce, e alla quale si dovrebbe tornare per liberare tutta quella potenza imbrigliata dalla violenza del potere. Accanto al potere della rappresentazione si pone (e non si contrappone) la potenza della presentazione, espressa dal ‘sacro vincolo comunitario’ in cui è custodita una riserva inesauribile di senso.

Interruption non è, lo diciamo chiaramente, un film facile, ma ne consigliamo lo stesso la visione, invitando lo spettatore a mettere in campo lo sforzo necessario per cogliere gli innumerevoli e benvenuti stimoli che Yorgos Zion ha disseminato lungo l’intera durata della sua bella e interessante opera d’esordio.

Interruption sarà al cinema dal 24 Aprile, coraggiosamente distribuito da Tycoon Distribution.

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