28 FCAAAL: Une Saison en France di Mahamat-Saleh Haroun apre il Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina

Une Saison en France affronta il tema contemporaneo dell’emigrazione forzata. La macchina da presa di Mahamat-Saleh Haroun si muove felpata negli interni, scorrendo tra le pareti come un osservatore onnisciente

  • Anno: 2017
  • Durata: 100'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Mahamat-Saleh Haroun

Ha avuto inizio ieri il 28° Festival del cinema africano, Asia e America Latina a Milano con la proiezione del film di apertura Une Saison en France di Mahamat-Saleh Haroun.

Il festival è un’occasione per approcciarsi a una cinematografia poco conosciuta dal pubblico occidentale, dove nel concorso principale Finestre sul mondo si potranno vedere lungometraggi provenienti dai tre continenti di opere prime o seconde che illustrano le nuove tendenze di queste cinematografie. Una vista sulle novità del cinema africano è il concorso cortometraggi dedicato agli autori del continente. Inoltre, il festival avrà anche una rassegna denominata Extr’A composta da corti e lungometraggi di registi italiani che affrontano il tema dell’immigrazione. Infine, nella rassegna Flash, il pubblico potrà vedere opere di registi già affermati internazionalmente anche se conosciuto ai soli appassionati.

È il caso del regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun, di studi francesi, scoperto dal Festival del Cinema Africano più di vent’anni fa, autore di Daratt-La stagione del perdono, vincitore del Gran Premio della Giuria alla 63esima Mostra  del Cinema di Venezia, che con il suo ultimo lungometraggio (il quinto di fiction), è conosciuto dagli appassionati che seguono il cinema africano o quanto meno di lingua francese.

Une Saison en France affronta il tema contemporaneo dell’emigrazione forzata  puntando sulla storia personale di Abbas (Eriq Ebouaney) professore di francese, fuggito dal suo villaggio in Africa centrale a causa della guerra, dove ha perso la moglie. In Francia lavora ai mercati generali, si prende cura dei due figli ed è innamorato di Carole (Sandrine Bonnaire), in attesa del permesso di rifugiato politico insieme al fratello.

Haroun è autore anche della sceneggiatura e compie una scelta di linearità drammatica, lavorando sulla sottrazione e l’essenzialità dei dialoghi, introducendo elementi emotivi come la visione fantasmatica della moglie morta che tormenta le notti di Abbas, pieno di dolore per la perdita. Infatti, il tema forte di Une Saison en France non è tanto, e solo,  quello dell’immigrazione, ma dell’invisibilità. Abbas e i suoi figli, così come il fratello, sono fantasmi, al pari della moglie morta, in una società che non li vuole e non li vede più come esseri umani. Del resto, l’incipit del film è una bellissima soggettiva onirica di Abbas che corre lungo un bosco intricato, sfuocato, buio, dove si sentono solo urla, spari e l’ansimare dell’uomo, metafora di una solitudine interiore che tracima nella realtà esteriore.

La figura di Carole è l’unico elemento che mantiene Abbas nella realtà presente, alla ricerca di un posto che gli viene negato dalla società. Respinto, espulso, escluso,  sia lui che il fratelle decidono di scomparire: il fratello con un gesto eclatante e tragico, Abbas letteralmente scomparendo con in due figli, abbandonando tutto e lasciando una lettera a Carole, trasforma la passata esistenza in un sogno d’amore vissuto da entrambi. E l’ultima scena è emblematica di un film che parla soprattutto di assenza, di giustizia e umana pietas, con Carole che cerca disperata Abbas a Calais, ormai sgomberata e resa un deserto di sabbia grigio dove spira un vento gelido.

Girato senza alcun compiacimento moralistico, ma restando sempre sui personaggi, la macchina da presa di Mahamat-Saleh Haroun si muove felpata negli interni, scorrendo tra le pareti come un osservatore onnisciente. Alterna campi lunghi degli esterni, che riprendono una città fredda e respingente, con gli interni in cui i primi piani dei protagonisti molto spesso esprimono il travaglio interiore attraverso una mimica facciale efficace, grazie anche alla grande prova attoriale di Sandrine Bonnaire, ma soprattutto di Eriq Ebouaney, attore francese di origini camerunensi, che dona al personaggio di Abbas una grande umanità e profondità psicologica.

Speriamo che Une Saison en France trovi presto una distribuzione in Italia, perché un film bello merita di essere visto da un pubblico più vasto possibile.

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