Dizionario del Cinema Horror Americano 1980-2000: Intervista a Francesco Massaccesi

 

Fra gli ultimi titoli proposti dall’attivissima collana Horror Project, edita da UniversItalia e diretta da Daniele Francardi, il Dizionario del Cinema Horror Americano 1980-2000, scritto da Francesco Massaccesi, rappresenta di certo un volume irrinunciabile per tutti gli appassionati del genere horror.

Con un catalogo di circa 4000 titoli, Massaccesi firma una bibbia del genere, riuscendo a inserire tra i tanti titoli mainstream anche film introvabili, indipendenti e ultra-rari.

Il Dizionario del Cinema Horror Americano 1980-2000 è acquistabile on-line direttamente dal sito della casa editrice [www.unipass.it], nei migliori mail order e in alcune librerie specializzate.

Per Taxidrivers abbiamo incontrato l’autore Francesco Massaccesi.

[Luca Ruocco]: Cominciamo innanzitutto con una domanda generica: mi sono sempre chiesto quanto possa esser lungo il lavoro di scrittura e redazione di un dizionario cinematografico… Quanto lo è stato per te nel caso del “Dizionario del Cinema Horror Americano 1980-2000”?

[Francesco Massaccesi]: All’incirca due anni. Una piccola parte del “ritardo” è da addebitare a motivi personali, ma il lavoro di ricerca e di controllo ha sfiorato spesso l’ossessivo, e sfiorare potrebbe essere un eufemismo. Inoltre, ho cercato di raggruppare tutti i dizionari di genere usciti in lingua italiana [in primis 35 Millimetri di Terrore di Loris Curci e Massimo Lavagnini, un testo con cui sono cresciuto e che considero storico] per confrontarmi su cosa era stato inserito e se alcuni film erano stati considerati includibili dagli autori.

[LR]: Passiamo subito ad una domanda più specifica: perché hai scelto di lavorare sul cinema horror americano, e perché su questo specifico ventennio?

[FM]: Perché credo si sia trattato di uno dei periodi fondamentali per l’horror dell’epoca moderna. Questo ventennio ha visto la nascita, la definitiva consacrazione o la caduta di tanti maestri del genere, ma ci sono anche tanti altri fattori. La costante evoluzione degli effetti speciali, la commerciabilità dei sequel a catena e dei cloni di serie famose, il business del mercato video, oppure il proliferare dei film fatti in casa grazie alla maggiore accessibilità a risorse tecniche di livello o almeno semi professionali.

[LR]: Il volume si inserisce all’interno della collana Horror Project curata da Daniele Francardi per Universitalia. In neanche due anni di lavoro, diverse sono state, oltre al tuo dizionario, le interessanti pubblicazioni, tutte a tema horror. Come sei entrato in contatto con Horror Project, e come è stata la tua esperienza all’interno?

[FM]: Inizialmente, il libro doveva uscire con il mio vecchio editore [la cui casa editrice, casualmente, si chiama Universitaria], finché, per vari motivi, ho deciso di cercare qualcuno più propenso verso il genere horror. Conoscevo già i libri di UniversItalia, ma sono arrivato a conoscere Daniele grazie ad una conoscenza reciproca: per fortuna ci siamo trovati subito, è una persona degna di stima e sono contento di aver potuto lavorare all’interno di un progetto editoriale così orientato sull’horror, e con un insieme di pubblicazioni in gran parte davvero inusuale.

[LR]: Torniamo al Dizionario: quasi 4000 titoli, che spaziano dal blockbuster all’indie. Qual è stata la scintilla d’accensione di questa tua passione? C’è un titolo, un regista, a cui potresti idealmente dedicare questo volume?

[FM]: Dovrebbero essere un po’ più di 4000, dovrò fare un conteggio appropriato al più presto! E non solo blockbuster e indie, ma anche documentari più o meno professionali e amatoriali di tutte le fatture. La passione per i film nasce da mia madre, purtroppo scomparsa prima di poter vedere il libro, che mi ha insegnato ad amare tutto il cinema. Non ho un genere che preferisco, nella mia videoteca c’è spazio per le screwball comedies americane anni ’40, il cinema giapponese anni ’70 e il cinema post sovietico anni ’90… Però sì, forse con gli anni l’horror è diventato uno dei miei generi preferiti, e se dovessi fare tre titoli fondamentali all’interno del volume direi Morti e Sepolti di Gary Sherman, La Cosa di John Carpenter e Scarecrows di William Wesley.

[LR]: I film, schedati con una breve scheda tecnica, una sinossi, un commento critico e un voto variabile da zero [= “da evitare”] a quattro stelline [= “da non perdere”], contengono al loro interno numerosi titoli mai usciti in Italia: quanto hai lavorato per recuperare e visionare questi titoli? Puoi elencarci qualcuno tra i titoli più rari che valga davvero la pena di vedere?

[FM]: Molti li avevo già, possedendo una collezione fatta più che altro di edizioni estere. I gusti sono sempre personali, ma consiglierei il già citato Scarecrows e Night Warning di William Asher. Per citare qualcosa di più folle, ci sarebbe Blobermouth, ridoppiaggio comico di Blob, o titoli come Die Hard Dracula, Linnea Quigley’s Horror Workout, Scream Queen Hot Tub Party

[LR]: All’interno delle 468 pagine, sei riuscito a racchiudere alcune foto inedite. Di quali vai più fiero, e come seri riuscito ad averle?

[FM]: Sono fiero di tutte le foto, soprattutto perché i registi e i rispettivi proprietari le hanno donate comprendendo la buona fede del progetto. Di quelle che mi rimangono più in mente ci sono quelle di Monster Dog [una addirittura con dedica di Alice Cooper], per le quali non potrò mai ringraziare abbastanza Rossella Drudi, che oramai mi sopporta con pazienza da anni, e suo marito Claudio Fragasso. Poi, le foto del Fantafestival ’95 di Howard S. Berger con Fulci e Margheriti, per due motivi: l’amore incondizionato di Howard per il grande Lucio [sul quale scrisse degli articoli per la stampa americana] e per avere chiesto, sempre grazie all’intercessione di Howard, il permesso di pubblicazione ai figli dei due maestri, in segno di rispetto e non solo per prassi professionale. Anche se non si tratta di immagini inedite, voglio ringraziare anche tutti gli altri, con una menzione speciale per Leo Ortolani, creatore di Rat-Man, suo fratello Lorenzo e la fotografa Simona Caleo, che mi ha aiutato a scegliere la foto per la copertina – opera della straordinaria artista americana April A. Taylor – fin dalla genesi del libro.

[LR]: La prefazione del “Dizionario del Cinema Horror Americano  1980-2000”, è scritta da Paul Solet, filmmaker statunitense che passa con poliedricità dalla scrittura alla regia, dalla produzione all’interpretazione. Nel suo scritto Solet ci parla di come si è avvicinato al mondo dell’horror, tanto da rimanerne invischiato. Vorrei, invece, sentire la tua prima esperienza in tal senso.

[FM]: Da lettore di fumetti e avendo una sorella più grande, ero fin troppo piccolo quando ho cominciato a leggere Dylan Dog, senza contare le storie horror che ogni tanto comparivano in fumetti d’avventura come Zagor e Mister No. Per quanto riguarda i film, ho ricordi confusi su quale possa essere stato il primo horror visto in assoluto, forse Le notti di Salem su una tv locale o una delle miniserie anni ’90 sempre tratte da King. Quello che non posso davvero dimenticare, però, è lo scaffale di VHS che passavo in rassegna nella videoteca dove andavo con i miei: non potrò mai dimenticare certe retrocopertine o certi poster; lo so che sembra assurdo, ma ero terrorizzato dalle immagini sul retro della custodia de Il Soffio del Diavolo

[LR]: Capitolo “SCREAM QUEEN”: nel Dizionario includi due interviste a due icone horror la femminile. La prima è Linnea Quigley, l’altra Shannon Lark. Quali sono le differenze con cui le due attrici vivono il loro ruolo di Scream Queen, e si rapportano con il mondo del cinema horror?

[FM]: Ho scelto Linnea e Shannon, oltre che per la loro disponibilità, perché simboleggiano allo stesso tempo i valori classici e l’evoluzione della figura della scream queen. Linnea ha cominciato a fine anni ‘70, in un periodo in cui parte del pubblico e della critica aveva cominciato a disprezzare il genere; nonostante ciò sui set c’era un senso di famiglia e di partecipazione generale che al giorno d’oggi si è andato perdendo. Shannon al contrario, è figlia del cambiamento dei tempi, e la donna dell’horror attuale è una figura sempre più attiva sotto tutti i fronti artistici, capace di potersi esprimere a 360 gradi come forse era più difficile fare per le colleghe dei decenni precedenti.

[LR]: Quale pensi potrebbe essere il sottofilone dell’horror che possa rappresentare meglio il ventennio che hai esaminato, in USA?

[FM]: Penso che sceglierò la risposta più scontata: lo slasher. A mio parere, un sottogenere che si è costantemente, e parallelamente, involuto ed evoluto al tempo stesso. Thriller con risvolti psicologici atti a mettere in fila una sequela di omicidi, saghe interminabili, pretesto per effetti gore, icone mostruose più o meno memorabili, cliché a ripetizione, storie e location imbarazzanti, fino all’auto-rilettura del genere nei tardi anni ’90 con Scream… Non c’è nulla, nel bene e nel male, che lo slasher non abbia fatto o provato in quei 20 anni.

[LR]: Credi che ci sarà un volume 2 del Dizionario? E quali sono gli altri progetti che stai portando avanti?

[FM]: Intanto spero in una ristampa del primo, per correggere gli inevitabili e odiatissimi refusi e per includere qualche titolo eventualmente lasciato fuori. Un volume 2? Potrei fare un dizionario 1900-1980 da completare entro il 2020, e poi partire con la versione 2000-2020, no? Scherzi a parte, sto portando avanti molti progetti, ho un diploma di sceneggiatore alla New York Film Academy e sto cercando di farlo fruttare sul mercato estero, collaborando soprattutto con la casa di produzione MOnsterworks66, di proprietà di due amiche attrici, Maria Olsen [nota soprattutto per il suo ruolo in Percy Jackson] che ho conosciuto dopo averla intervistata e Angel Corbin, anche lei attrice in film come la commedia giovanile DisOrientation. Oltre a questo, sto producendo un lungometraggio d’animazione canadese, diretto dal regista Nick Cross, intitolato Black Sunrise e, soprattutto, il documentario A Life in the Death of JoeMeek con Howard S. Berger, un altro grande amico che per questo progetto è riuscito ad intervistare grandi nomi come Jimmy Page dei Led Zeppelin.

[LR]: Pensi che lavorerai anche ad una versione in lingua inglese del Dizionario, da destinare al mercato americano?

[FM]: Il mercato anglofono ha già tantissimi dizionari, anche dedicati ai diversi filoni, e temo che il mio servirebbe a ben poco, visto anche che ci sono numerosissimi siti americani e inglesi che trattano solo di horror di nicchia. Certo, non posso negare che non mi dispiacerebbe, tranne forse per la tortura di dover rimettere mano a tutte le schede!

Luca Ruocco

Utlima modifica: 22 agosto, 2012



Condividi