Che cosa aspettarsi quando si aspetta

 

Anno: 2012

Distribuzione:  Universal Pictures

Durata: 109′

Genere: Commedia

Nazionalità: USA

Regia: Kirk Jones

 

Ispirato al libro omonimo, un bestseller che ha venduto più di 35 milioni di copie in tutto il mondo, Che cosa aspettarsi quando si aspetta è una commedia corale che affronta in maniera realistica le difficoltà e le situazioni più comuni in cui si imbattono cinque coppie che stanno per diventare genitori…

Dopo film come Tata Matilda (2005) e Svegliati Ned (1998), il regista inglese Kirk Jones ritorna alla regia con una commedia divertente sì, ma tutto sommato poco convincente.

Forse all’origine di una messinscena poco appetibile è il fatto che la pellicola si ispiri a un  libro che – pur essendo una sorta di bibbia per gran parte delle mamme d’America, in grado di offrir loro una interminabile serie di consigli accuratamente descritti e di sviscerare le problematiche più disparate che si presentano puntualmente durante i fatidici nove mesi di gravidanza – resta pur sempre un manuale didattico difficile da portare sul grande schermo. Dunque, viste le premesse, il lavoro di adattamento non deve esser stato proprio una passeggiata per i due sceneggiatori, David Thwaites e Douglas McKay, i quali hanno pensato bene di costruire una storia corale per non trascurare nessuno dei diversi aspetti che nel libro vengono illustrati: dalla scelta di dove e come partorire, ai consigli ai padri in attesa, dagli esami clinici, ai disturbi più comuni che affliggono le future mamme. Tuttavia, benché non si manchi di tralasciare anche argomenti più complessi come la sterilità e l’adozione, l’impressione che prevale è che questi aspetti vengano affrontati con superficialità e semmai assecondando un umorismo banale che dà luogo a una serie di scenette da commedia stereotipate che mancano di unità e coerenza narrativa.

A conti fatti, trattasi di un’occasione mancata, visto che regista, produttori e sceneggiatori potevano contare su un cast non indifferente: Cameron Diaz – che negli ultimi anni ha esorcizzato lo spettro dell’età che avanza ricorrendo a una pratica di fitness decisamente spregiudicata, trasformando il proprio corpo in quello “caricaturale” di una culturista – la cui interpretazione non convince, come non ci entusiasma quella di Jennifer Lopez; e come se non bastasse, i primi piani delle due suddette attrici sono palesemente ritoccati, cosa d’altronde che accade molto spesso: è noto come le grandi star di Hollywood over quaranta ricorrano senza scrupoli ai bisturi oltre che ai trucchi della postproduzione.

L’unica interprete che fa la differenza, e in grado di sollevare le sorti poco felici di una pellicola che abbonda di punti deboli, è Elisabeth Banks, nota attrice comica che nella storia vesti i panni di Wendy, un’esperta di allattamento che di fronte alla gravidanza cade letteralmente nel panico, finendo con l’infliggere la sua ansia parossistica anche al povero consorte.

Resta, prima di giungere alla conclusione, da annoverare l’unico punto di forza della pellicola, ovvero il fatto che non venga ignorata la parte maschile, come spesso accade in questo genere di commedie dedicate alle mamme (si veda ad esempio una commedia recente sullo stesso argomento Molto incinta, 2007). Nella pellicola diretta da Kirk Jones viene invece affrontato anche il punto di vista maschile. Per far ciò gli sceneggiatori hanno messo in piedi un’idea originale: uno dei padri, Alex (Rodrigo Santoro), decide di frequentare i “Dudes Group”, un gruppo di uomini che si incontra settimanalmente in un parco per condividere, spesso in maniera giocosa ed esilarante, dolori e gioie della paternità. A loro spesso si unisce Davis (Joe Manganiello), uno scapolone impenitente che fa  puntualmente rimpiangere al gruppo di padri la loro perduta libertà. Ma anche in questi episodi, che avrebbero potuto quanto meno far divertire il pubblico, prevale un registro da commedia di bassa lega, che punta prevedibilmente tutto su battute a sfondo sessuale.

Non resta che augurarci che Kirk Jones torni presto a regalarci commedie più raffinate e non un film da dimenticare appena usciti dalla sala.

Annarita Curcio

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