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CINEMA CONTEMPORANEO

‘A Fox Under A Pink Moon’: un cine-diario sulla libertà

Un documentario crudo e reale sulla condizione difficile di una giovane rifugiata alla continua ricerca di un luogo in cui far finalmente fiorire la sua arte e identità

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A Fox Under A Pink Moon

Presentato in anteprima mondiale e trionfatore assoluto all’IDFA di Amsterdam, dove si è aggiudicato il prestigioso premio come Miglior Film, A Fox Under A Pink Moon è un documentario di devastante potenza emotiva e urgenza politica, attualmente in concorso al Sole Luna Doc Film Festival.

Diretto dal regista iraniano Mehrdad Oskouei e co-diretto dalla giovanissima Soraya Akhlaghi – qui nella veste anche di protagonista – il film racconta la drammatica odissea verso l’Austria di una sedicenne afghana, priva di uno status legale e intrappolata in un matrimonio violento e precoce. 

Soraya si filma con uno smartphone mentre supera luoghi, persone, ambienti e pregiudizi, facendo luce sulla condizione di una ragazza sola ed estranea. In un mondo che la rigetta, che non si cura né della sua persona né tantomeno della sua arte.

Arricchito dal montaggio serrato di Amir Adibparvar, che dona un ritmo incalzante, e dalle musiche precise ed evocative di Afshin Azizi, A Fox Under A Pink Moon non è soltanto una testimonianza cruda e reale della condizione della donna e dell’immigrazione, quanto più un encomio alla straordinaria resistenza umana.

L’arte come scudo e rifugio

Casolari pieni di cimici, selvaggi promontori turchi, il freddo di una notte passata tra i boschi e delle mura di casa che non sono sicure. Questi sono solo alcuni dei luoghi che Soraya deve attraversare, e che allo stesso tempo riempie della sua arte. Ambienti distaccati e freddi emotivamente, ma colmati da disegni, sculture e musica. 

Questo perché Soraya non subisce passivamente le conseguenze di una realtà circostante oppressiva e claustrofobica. Al contrario le metabolizza, le rielabora, le mette su un foglio, le crea con dell’argilla raffazzonata.

Per esempio, dopo la presa di Kabul da parte di Talebani, Soraya si rasa i capelli a zero mentre balla davanti allo specchio una danza piena di solidarietà per il suo paese natale. Oppure, con addosso i lividi di un matrimonio violento e patriarcale, crea un argilla artigianale partendo dai cartoni delle uova, e scolpisce uomini cattivi con facce deformate, gli stessi che la opprimono.

Soraya disegna senza sosta, anche quando non ha i mezzi o le forze. Così come faceva la compianta Marjane Satrapi nel suo capolavoro: Persepolis. Usare l’arte e la creatività per raggiungere uno scopo più intimo: creare uno scudo impenetrabile per i carnefici, un rifugio personale e solitario, in cui la fantasia può finalmente esplodere, viaggiare e riempirsi di colore.

La volpe, la luna e il clown

Dall’arte di Soraya emergono delle figure, animate eccelsamente da Mohammad Lotfali, che accompagnano la protagonista per tutto il film. Aggiungere questi elementi di animazione, a un documentario così crudo e reale, rappresenta una mossa geniale: aiuta lo spettatore a empatizzare ancora di più con la protagonista e allo stesso tempo enfatizza l’importanza dell’arte nell’opera.

Già dalla prima scena infatti, accanto alla spalla destra di Soraya compare una piccola volpe, che si avvicina quasi a volerle dare conforto. L’animale presente anche nel titolo può avere varie simbologie. Rappresenta senza ombra di dubbio la curiosità, ma anche la forza di adattarsi in qualsiasi condizione. In alcune culture viene inoltre associato ai grandi cambiamenti della vita, presentandosi come simbolo di protezione e guida. Basti pensare al Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, racconto nel quale, la volpe, diventa un punto di riferimento per il protagonista e una fidata compagna di viaggio.

La luna rosa ugualmente aggiunge sensazioni di leggerezza ed equilibrio. Una luce in mezzo alle notti fredde delle traversate di Soraya, che le dà la forza di andare avanti, di camminare ancora, anche quando il fiato si fa sempre più corto. Una silenziosa osservatrice del viaggio della protagonista, che appare distante, ma in realtà è più vicina di quanto sembri.

Anche il clown che non ride mai è una figura molto importante. Soraya lo disegna in ogni modo: in mezzo a mille colori, in pose tutte differenti o con altri clown accanto. L’unica cosa che non cambia mai è il suo sorriso, che resta sempre all’ingiù. Difatti il clown rappresenta l’alter-ego artistico della ragazza. Anche lei sempre in mezzo a persone o situazioni differenti, ma con un sorriso che difficilmente si forma.

Lo smartphone come occhio e diario

Ciò che eleva e contraddistingue A Fox Under A Pink Moon rispetto ad altre opere simili, è l’intuizione geniale di Oskouei, che dirigendo a distanza, anche per motivi di sicurezza, lascia che Akhlaghi riprenda con il suo smartphone la sua odissea.

Nessuna troupe intralcia le riprese di Soraya, e tutto ciò dona un realismo ancora più crudo, in cui un semplice cellulare si trasforma in macchina da presa, diventando così l’occhio capace di far immergere lo spettatore nel trauma quotidiano della protagonista. 

L’assenza di qualsiasi elemento che ricordi un set, dona alle soggettive in cui Soraya si trova ammassata con altri sconosciuti in piccole stanze, o in fuga sopra a dei mezzi, un senso di claustrofobia nauseante.

Dunque il cellulare diventa anche il diario di un viaggio che sembra non avere fine, testimonia sia i momenti più spensierati della ragazza, sia quelli più delicati e difficili. Ma, soprattutto, è il primo oltre a Soraya a essere osservatore della sua arte.

A Fox Under A Pink Moon è un toccante diario di cinque anni condensati in poco più di un’ora, in cui una giovane donna lotta contro tutto e tutti, con l’arte come scudo e uno smartphone come occhio. 

A Fox Under A Pink Moon

  • Anno: 2025
  • Durata: 76'
  • Distribuzione: Oskouei films
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Iran
  • Regia: Mehrdad Oskouei
  • Data di uscita: 15-November-2025