1247 Steps di Sébastien Roignant è un breve racconto intimista fra malinconia e romanticismo, dove l’apparente semplicità di un momento qualunque si trasforma in un viaggio emotivo carico di tensione e speranza.
Il cortometraggio è presentato nelle sale del CortoCircuito Film Festival 2026 di Milano.
1247 Steps
1247 Steps si svolge nel corso di una notte d’estate a Lione. Romain (Jérémy Breut) ed Elsa (Lou Heyman), due amici di lunga data, hanno appena terminato di trascorrere insieme la serata al cinema. Nel rientrare, Romain offre a Elsa di accompagnarla fino a casa, tuttavia dietro a questa piccola cortesia si nasconde una grande speranza. Da diversi giorni infatti, il ragazzo ha cercato in tutti i modi di trovare la forza per confessare alla giovane i suoi sentimenti, senza mai riuscirci. Ha scelto questa notte per smettere di nascondersi. Ogni passo verso casa è un confronto con ciò che teme di dire e con ciò che non può più tacere. Quando la distanza si annulla, anche le possibilità di fuggire finiscono, ed è allora che non resta che decidere.
L’amore e le sue disavventure
1247 Steps si presenta inizialmente come il più classico dei film romantici. Il soggetto è un canovaccio tutto sommato estremamente semplice, che trova la sua forza proprio in una schiettezza e una facilità di immedesimazione disarmanti. A colpire sono, in particolar modo, le scelte espressive adottate da sceneggiatura e montaggio, i quali fanno affidamento a un’ossatura animata che rappresenta il vero cuore del film. Attraverso uno stile fanciullesco e stilizzato, i pensieri di Romain prendono vita sullo schermo sottoforma di schizzi cartooneschi ricalcandone lo stato emotivo.
In 1247 Steps questi innesti antirealistici rendono il cortometraggio vivace e autoironico, sconvolgendo qualsiasi patto di plausibilità, fino a sfociare nella frattura metacinematografica. Inoltre, a rendere ancora più efficace 1247 Steps è la capacità di trasformare uno spazio ordinario in un luogo di profonda elaborazione interiore. Le strade percorse dai protagonisti non sono soltanto il tragitto verso casa, ma diventano la materializzazione del tempo necessario per affrontare le proprie paure. Ogni esitazione di Romain, ogni silenzio e ogni deviazione assumono così un peso emotivo crescente, facendo percepire allo spettatore la tensione dell’attesa. È proprio in questa sospensione fatta di piccoli gesti e parole trattenute che l’opera trova la propria autenticità, ritraendo una circostanza nella quale è impossibile non riconoscersi. Sébastien Roignant costruisce così un racconto per certi versi universale, capace di parlare della vulnerabilità dell’amore con sensibilità e una spigliata partecipazione emotiva.
Sfumature inaspettate
In 1247 Steps, a sorprendere sono anche i repentini cambi di tono della pellicola, giostrati magnificamente da una fotografia ispirata e riuscita. Ciò anche grazie a una colonna sonora empatica e non invadente, in grado di incorniciare in maniera ottimale il girato. Nota di merito va certamente ai due attori protagonisti, Lou Heyman e Jérémy Breut, capaci di costruire dei personaggi agli antipodi fra leggerezza ed esagerazione. Il tutto viene poi messo in risalto dalla sapiente regia di Sébastien Roignant, al contempo ordinata e giocosa, motore primo dello spirito sottile e delicato del cortometraggio.