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CORTOCIRCUITO

‘Bowl Cut’ di Tamara Vittoz: l’esplosiva irriverenza dell’infanzia

Tra scodelle e disegni, il sano anticonformismo di Suzie la porta a escogitare un piano per riconciliare la sua famiglia

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bowl cut

Con una patina sgargiante da negozio di giocattoli e una regia che strizza l’occhio al cinecomic, Tamara Vittoz catapulta lo spettatore in un cassetto dei ricordi probabilmente dimenticato, mescolando tradizione popolare ed episodi infantili condivisi.

Bowl Cut (Coupe au bol), in concorso al Corto Circuito Film Festival 2026, mescola dunque la quotidianità e l’avvicendamento generazionale, rapportando in sé le discrepanze familiari e l’immaginario bambinesco di una Francia irriverente e ironica.

Il “taglio a scodella” che ha segnato la nostra infanzia

Suzie si sta preparando assieme al suo papà ma, mentre aspetta che sua madre la venga a prendere, i due tentano un’impresa titanica nella quale ci siamo tutti cimentati almeno una volta nella vita: tagliare i capelli in casa. Così, utilizzando una scodella comicamente enorme in confronto alla testa della bimba, ciocca dopo ciocca i capelli cadono a terra, lasciando la povera Suzie con un taglio alquanto particolare. “È anni ‘60!” la rassicura il padre, ma la verità è che il “taglio a scodella” è, in quasi tutte le culture, sinonimo di “nerd”, di mancanza di stile, un motivo di etichetta ed esclusione. I due si ritrovano, quindi, dinanzi a una situazione praticamente irreparabile, quando le cose peggiorano ulteriormente: arriva la mamma. Come previsto, il taglio della piccola suscita immediatamente una discussione tra i separati coniugi, ignari di ciò che sta per succedere.

I genitori sono chiusi fuori: Suzie vuole che si bacino “veramente” così che smettano di discutere, poi li lascerà entrare. Non ha notato però la padella sui fornelli, che scatenerà un piccolo incendio domestico dal quale usciranno tutti incolumi grazie alla collaborazione della coppia di ragazzi con la quale avevano discusso fino ad un secondo prima. Sollevata, anche se un po’ bruciacchiata e piena di fuliggine, Suzie resterà soddisfatta dall’esito del suo operato, dimostrando, con un sorriso un po’ sdentato, che aveva ragione riguardo la natura del rapporto tra i suoi genitori.

bowl cut

Millennals contro Gen Z

La commedia, sviluppatasi tra cucina e balcone, scandisce due livelli ben separati ambo architettonicamente e umanamente. Le peripezie della famiglia vengono, infatti, commentate da una coppia che aspetta sotto il loro balcone, venendo travolta dalla valanga strampalata dei dialoghi e delle azioni di Suzie e dei suoi genitori.
Il confronto tra le coppie inizialmente è ostile, quasi inesistente, in quanto la noncuranza del padre e la goffagine della figlia disturbano la loro quiete dando via ad una serie di equivoci che fanno leva sull’incomprensione intergenerazionale. Nel finale le acque si placheranno, portando le parti a collaborare per rimediare all’emergenza causata dalla bambina.

Il rapporto tra realtà anagrafiche diverse è un tema ricorrente nella commedia francese contemporanea che, nonostante tenda sempre a una finale cooperazione risolutiva tra gli schieramenti, si approccia a macro filoni narrativi come quello della separazione o della famiglia con estremo cinismo e un sarcasmo tagliente.

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Attraverso gli occhi di un bambino

Già dalle sue precedenti opere (Pas papa , Petite joueuse e Poupée), Vittoz introduce lo spettatore al nucleo di senso profondo che lega le sue opere: i rapporti interpersonali. In particolare, in Pas Papa (2017) tocca il delicato tema dell’assenza genitoriale, tornando poi a parlare di dinamiche familiari in Bowl cut sotto un’ottica diametralmente opposta. La narrazione è infatti leggera, scandita da un ritmo serrato e dei dialoghi volontariamente accavallati. Strizzando l’occhio alle vecchie screwball comedies nella struttura, l’estetica urbanizza gli immaginari fantastici de Il favoloso mondo di Amelie di Jeunet per ricreare un ambiente filtrato attraverso gli occhi di un bambino. L’aura, quindi, rompe nettamente con il clima di tensione causato dalla separazione dei genitori, indirizzando il ragionamento dello spettatore verso un prevedibile finale positivo.

Spiccano, infine, durante la narrazione riferimenti a Giovanna d’Arco e, forse non intenzionalmente, a Fleabag: il medesimo taglio che lì viene definito “francese”, qui viene definito “inglese”, mostrandoci come una semplice capigliatura sia universalmente simbolo di una nostalgia prototipica e di un’infanzia esplosivamente irriverente.

Bowl cut (Coupe au bol)

  • Anno: 2024
  • Durata: 8'
  • Genere: commedia
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Tamara Vittoz