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Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

‘Des millénaires d’absence’: la pura essenza del documentare

Alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, un film suggestivo che tenta un’impresa impossibile: documentare un intero arcipelago prima che scompaia

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Des millénaires d'absence

Des millénaires d’absence  è un documentario scritto, diretto da Philippe Rouy in concorso per la categoria Pesaro Nuovo Cinema alla 62ª Mostra del Nuovo cinema di Pesaro. Quarto capitolo di un percorso cinematografico iniziato con il disastro di Fukushima del 2011, Des millénaires d’absence è una ricerca sperimentale che va alle basi del concetto di “documentario”. Ma è davvero possibile raccontare un intero Paese come il Giappone in poco meno di due ore?

Des millénaires d’absence, documentare il Giappone

Tra le isole giapponesi si aggira una macchina da presa. Un gruppo di registi amatoriali, dopo il disastro di Fukushima, l’incidente nucleare del 2011, si pone l’obiettivo di documentare l’intero arcipelago prima che la mano dell’uomo lo distrugga definitivamente.

Voci

Una voce narrante è l’unica chiave di lettura che lo spettatore ha per le immagini: sgranate, sfocate, scure, apparentemente prive di senso. Attraverso la voce di una donna (Yuika Hokama) si ricostruiscono lentamente i pezzi di un puzzle inizialmente indecifrabile.

La donna fa parte di un collettivo di volontari – artisti, registi, montatori, tutti rigorosamente amatoriali – il cui intento è documentare visivamente il maggior numero possibile di isole dell’arcipelago nipponico, costruendone l’identità prima che il livello delle acque le sommerga inevitabilmente.

Il film si articola in due sezioni distinte: una prima, evocativo-poetica, in forma di videosaggio, e una seconda di vera e propria documentazione delle isole. La documentazione, però, è solo uno dei livelli narrativi che il film propone. La voce narrante descrive le isole, ma al tempo stesso traccia l’essenza stessa del progetto: dalla genesi agli obiettivi, fino alla conclusione.

Diluvi universali

Sotto questo punto di vista, il film sembra quasi un on the road. La narratrice è una guida, lo spettatore un passeggero. Man mano che la narrazione avanza, il collettivo sembra acquisire una volontà, una battaglia da combattere: una lotta donchisciottesca contro i mulini a vento.

Le parole della voce diventano però sempre più poetiche, suggestive, eteree e oniriche. Ci si accorge che potrebbero non provenire da eventi realmente accaduti, ma soltanto supposti. Il collettivo non esiste: è un’invenzione, un personaggio protagonista del film.

Ukishima Shudan – il collettivo dell’isola che galleggia, come si fanno chiamare – si pone, nel diluvio universale di una civiltà che cede sotto il peso delle proprie azioni, come un’arca capace di salvare visivamente ciò che la distruzione causata dall’uomo sta portando via.

La narratrice afferma addirittura di aver raccolto campioni di terra in barattolo da ogni isola visitata: souvenir apparentemente inutili che però rispecchiano l’intenzionalità delle immagini riprese.

L’arca

L’intento dichiarato è quello di riprendere cose insignificanti, dettagli che solitamente passano inosservati o vengono ignorati nella quotidianità delle molteplici vite che le isole ospitano. Philippe Rouy afferma di aver girato molte delle immagini della prima sezione attraverso una camera oscura, rendendo tutto estremamente sfocato, fumoso e distante.

Impossibile non tracciare un paragone con un grande classico del cinema francese: La Jetée di Chris Marker. In entrambi i film, le immagini fanno da sfondo a una narrazione in voice over preponderante. Se Marker fece di necessità virtù (la difficoltà nel reperire una macchina da presa), qui le immagini che si susseguono rapidamente, quasi come diapositive in forma di ripresa, trovano una giustificazione narrativa precisa: le oltre seimila isole sono troppe per essere mostrate nella loro interezza. E a volte una singola inquadratura descrive perfettamente un’isola.

Des millénaires d'absence

Ritrovamenti

Grazie alla sola narrazione, quello che sarebbe un semplice showreel di riprese va invece a fondere il documentario al mockumentary, costruendo una storia fittizia che lega tutto.

L’idea che le riprese siano state ritrovate su hard disk usurati e consumati in una scuola abbandonata è l’espediente narrativo del manoscritto di manzoniana memoria che rende queste immagini – almeno diegeticamente – dei found footage, anche se girate, di fatto, dal regista stesso.

La seconda sezione è di sola ripresa delle isole e dovrebbe corrispondere, difatti, al lavoro del collettivo. Non c’è una cura particolare nelle immagini, se non nella scelta dei soggetti: alberi al vento, un’anziana signora curva che cammina lentamente aiutata da un girello, un uomo malconcio che percorre una strada verso i boschi, fino ad arrivare al lancio di un razzo spaziale.

Pikadon

Non è la prima volta che un regista francese si occupa del Giappone associandolo al nucleare. Basti ricordare Alain Resnais con Hiroshima Mon Amour. Rouy, però, è profondamente legato al disastro di Fukushima, tanto da avervi già dedicato tre film in precedenza. Il lavoro compiuto in questo è estremamente suggestivo.

L’estrema naturalezza delle riprese ricorda inevitabilmente i filmati di famiglia. La quotidianità delle azioni cerca di portare a galla un’anti-spettacolarità del vissuto: nessun personaggio ha un nome, eppure l’intento – riuscito – è quello di instaurare un legame tra i luoghi, le vite dell’isola e lo spettatore.

Quello che sembra un timore legato al disastro di Fukushima si trasforma pian piano in una critica più solida verso la guerra e verso un nucleare bellico che nessuno vorrebbe mai sperimentare.

Des millénaires d’absence cerca di salvare il salvabile in un prima, attendendo l’inevitabile dopo.

Des millénaires d'absence

  • Anno: 2025
  • Durata: 117'
  • Distribuzione: Andolfi
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Philippe Rouy
  • Data di uscita: 10-July-2025