C’è qualcosa di poeticamente ironico nel destino recente di Alien. Una saga nata nel 1979 come incubo biomeccanico partorito dalle visioni febbrili del maestro H. R. Giger e trasformata da Ridley Scott in una delle opere più disturbanti della fantascienza moderna, oggi si ritrova sospesa tra operazioni nostalgia e contenuti seriali che sembrano progettati più da un algoritmo di piattaforma che da una vera ossessione artistica.
Da una parte Alien: Romulus, accolto come “ritorno alle origini”, espressione che nel vocabolario contemporaneo significa generalmente: corridoi bui, citazioni riciclate e ventole industriali riprese con riverenza liturgica. Dall’altra.. qualcosa che non si merita nemmeno di essere menzionata, un progetto che ha lasciato molti fan storici con la stessa espressione dei membri della Nostromo davanti al corpo del povero John Hurt aperto come un panino con una sola domanda: “ma come ha fatto questa roba ha ricevere la Greenlight?”.
Eppure, proprio mentre il franchise sembra aggirarsi nei laboratori sterili della nostalgia, qualcosa potrebbe muoversi sotto la superficie. Come sempre accade nell’universo Alien, il vero pericolo non è mai ciò che vedi. È ciò che cresce nell’ombra.
Secondo rumor sempre più insistenti e dichiarazioni mai del tutto smentite, Scott starebbe infatti continuando a lavorare, almeno in forma embrionale, a Alien: Awakening: il capitolo finale della trilogia iniziata con Prometheus e proseguita con Alien: Covenant.
Ridley Scott non ha mai davvero abbandonato David
Negli anni Scott ha cambiato più volte direzione sul futuro del franchise, ma una costante è rimasta intatta: la volontà di chiudere il percorso di David, l’androide interpretato da Michael Fassbender.
E in effetti David resta probabilmente l’idea più radicale prodotta dalla saga negli ultimi vent’anni. Non semplicemente un villain, ma una creatura che trasforma Alien in qualcosa di molto più vicino alla tragedia prometeica che al semplice horror spaziale. Un sintetico ossessionato dalla creazione, dalla superiorità biologica e dal desiderio quasi artistico di superare i propri creatori.
Un personaggio che cita poesia inglese mentre orchestra genocidi extraterrestri. Più vicino a un angelo caduto di Milton che a un classico antagonista da franchise.
Il culto tardivo di Prometheus e Covenant
Quando uscirono, Prometheus e Covenant divisero pubblico e critica. Troppa filosofia per chi voleva soltanto xenomorfi nei condotti d’aerazione. Troppa ambizione metafisica per un pubblico ormai abituato a blockbuster costruiti come checklist emotive.
Poi però il panorama della fantascienza mainstream è cambiato. O forse si è impoverito.
E così, col tempo, molti hanno iniziato a rivalutare i prequel di Scott per quello che erano davvero: film imperfetti, certo, ma ancora animati da una visione autoriale feroce, ossessionata e persino arrogante. Film che provavano a espandere il mito di Alien invece di limitarsi a imbalsamarlo.
Insomma nulla di nuovo per Scott che sin dai tempi di Blade Runner è abituato a vedere la propria opera avere riscontro solo nel suo futuro piuttosto che nel presente.
Rumor, Fassbender e la guerra interna del franchise
Le indiscrezioni più recenti parlano di discussioni interne legate proprio al futuro della linea narrativa di David e al possibile coinvolgimento di Fassbender nei prossimi progetti collegati alla saga.
Nel frattempo Scott continua a rilasciare dichiarazioni ambigue sul fatto che la storia non sia conclusa.
Il problema, probabilmente, è che Alien: Awakening rappresenterebbe un rischio creativo difficile da incasellare nel modello contemporaneo:
- troppo filosofico per essere puro horror,
- troppo horror per essere fantascienza da quattro quadranti,
- troppo autoriale per sembrare semplice “contenuto”.
E quindi, paradossalmente, troppo Alien per l’epoca attuale.
Il film fantasma che il fandom non vuole seppellire
Ufficialmente Alien: Awakening non esiste ancora. Ma continua a riapparire nei database produttivi, nelle interviste e soprattutto nell’immaginario di una parte del fandom che vede nei prequel di Scott l’ultima vera evoluzione concettuale del franchise.
Perché in fondo il nodo è tutto lì: il vero Alien non è mai stato soltanto il mostro.
Era il corpo che si fonde con la macchina.
La creazione che si ribella al creatore.
L’orrore biologico trasformato in metafisica industriale.
Era Giger.
Ed era Scott che provava ancora a guardare avanti invece di limitarsi a lucidare i relitti della Nostromo per l’ennesima operazione nostalgia.
Forse Alien: Awakening potrebbe presto manifestarsi fisicamente, stando a quello che il buon vecchio Ridley ci ha fatto sapere. con la produzione di ScottFree e Disney?
L’uovo mai schiuso.
Dopotutto; nell’universo Alien le creature più pericolose sono sempre quelle che qualcuno aveva dichiarato morte troppo presto.