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‘Vendetta’: quando il genere diventa una gabbia

Rodrigo Valdés cerca così ossessivamente di rendere ‘Vendetta’ conforme alle regole del genere che finisce per perdere l’essenza del suo racconto

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Vendetta

Vendetta, film d’azione diretto da Rodrigo Valdés, è una nuova proposta del catalogo di Amazon Prime Video.

Vendetta: il prezzo del dovere

Il protagonista di Vendetta è Carlos Estrada (Omar Chaparro), un veterano delle forze speciali che ha da poco concluso un’importante missione. Hector Luna, potente trafficante d’armi, è stato consegnato alla giustizia grazie all’intervento della squadra guidata da Carlos. Carlos però non è soddisfatto: sa benissimo che, se Hector Luna ha potuto agire indisturbato per tutto quel tempo era grazie alla protezione di alcuni alti ufficiali dell’esercito. Carlos Estrada intende dunque scovare tutti i complici di luna e consegnarli alla giustizia. Prima che il suo piano possa avere luogo, sua moglie viene brutalmente uccisa da un sicario. Carlos, sfruttando l’ingente fortuna vinta alla lotteria a seguito di una fortunata circostanza, decide di usare ogni mezzo a sua disposizione per fare giustizia.

L’ossessione come motore

Vale la pena spendere qualche parola positiva per l’utilizzo singolare della vincita al lotto come espediente narrativo. In Vendetta, una simile trovata della sceneggiatura non acquisisce valore di per sé, ma in relazione allo sviluppo del personaggio. Carlos Estrada è consumato dal dolore per la perdita della moglie, e da un momento all’altro la sorte decide di sorridergli, permettendogli di vincere un ingente somma. È chiaro che, a seguito di una vincita del genere, la vita di una persona può cambiare radicalmente.

All’interno di Vendetta, Carlos viene intervistato da una giornalista a seguito della notizia del premio, e questa le chiede cosa intende fare con quei soldi. Carlos esita, ma alla fine compie una scelta che delinea in modo definitivo la sua personalità. Carlos Estrada si conferma come un uomo forte e determinato che ha fatto della vendetta la sua ossessione, il suo motore.

La sceneggiatura di Vendetta offre al personaggio una via d’uscita, ma il personaggio la rifiuta per perseguire il suo obbiettivo. Carlos è un personaggio che agisce contro il proprio interesse e che sceglie di esporsi a un rischio. Così, attraverso l’azione, il personaggio assume una forte connotazione psicologica.

Questa, insieme a poche altre buone intuizioni risollevano parzialmente Vendetta da un giudizio non proprio favorevole. Tale giudizio è dovuto a una serie di sbavature tecniche di cui parleremo di seguito.

Vendetta: tutto giusto, tutto anonimo

In Vendetta il ritmo è godibile, ma è difficile allontanare la sensazione che la storia raccontata da Valdés avrebbe avuto bisogno di molto più spazio.

La prima parte del film delinea con incisività le premesse drammatiche, ma risulta eccessivamente scarna nella messa in scena e nella scrittura. Delle scritte evocative e l’immagine simbolica di un uccello che si ciba di interiora non sono abbastanza per fare arrivare allo spettatore l’idea di incombente pericolo e morte a cui le forze speciali sono sottoposte ogni giorno.

Si sarebbe potuto lavorare maggiormente sull’orchestrazione visiva per trasmettere in modo più efficace i contenuti del primo atto di Vendetta. Questi contenuti sono altresì funzionali per gettare le basi della storia, ma il loro impatto visivo risulta troppo formulaico e schiavo delle convenzioni del genere.

Sarebbe stato apprezzabile un più ampio dosaggio dei tempi scenici per far emergere maggiormente il contenuto della storia che Vendetta racconta. Sarebbe bastato raccontare senza preoccuparsi troppo di far stare tutto chirurgicamente nelle tempistiche standard del prologo.

Vendetta

L’immagine come metafora della violenza

Va però evidenziato il fatto che Rodrigo Valdés non trascura del tutto l’aspetto visivo della sua narrazione. Come si è detto, all’inizio di Vendetta, e più precisamente nella primissima scena del film, c’è un inquietante dettaglio di un uccello che si sta cibando di alcune interiora.

Questa immagine è in realtà la prima di un macabro trittico che attraversa tutti e tre gli atti di cui Vendetta si compone. Lavorando su questo immaginario disturbante, Valdés vuole trasmettere crudezza e violenza, due elementi che sono ontologicamente connessi alla trama di Vendetta. 

Il punto a cui si vuole giungere in questo primo paragrafo è che questo contrappunto simbolico non basta a reggere una scrittura e quindi una messa in scena scevre di mordente e quindi di un vero impatto sul pubblico. Al contrario, rendendo la potenza dell’immagine uno strumento del racconto e non solo un commento a quest’ultimo, Vendetta avrebbe avuto un po’ più di personalità, seppur a costo di un minutaggio leggermente superiore.

Vendetta: emozioni comprese e mai vissute

Un altro esempio di questo problema, all’interno del film, si riscontra nella sequenza successiva ai titoli di testa. In questa sequenza viene mostrato il protagonista distrutto dal dolore. A livello narrativo, il passaggio è perfetto: il protagonista è dove deve essere e fa quello che dovrebbe fare, ma non c’è autenticità.

Il dolore del personaggio non arriva allo spettatore perché prima dell’incidente scatenante di Vendetta non è stato costruito un legame emotivo fra lo spettatore e la relazione che intercorreva fra i due personaggi. Un bacio, una scena conviviale con gli amici ed una crisi nell’intimità non bastano per delineare un rapporto forte che potesse poi far sentire il dolore straziante che queste sequenze stavano cercando di trasmettere. Si tratta di beat espositivi che senz’altro funzionano per dare l’idea di una situazione. Questi beat non sono altrettanto efficaci quando il fine primario diventa quello di far provare delle emozioni a chi guarda.

Un montaggio serrato

Le coreografie nei combattimenti si avvalgono di un uso massiccio del montaggio. Sebbene risulti evidente in Vendetta la mancanza di una solida preparazione coreografica, il montaggio scandisce l’azione con fluidità senza turbare troppo il coinvolgimento dello spettatore. Il montaggio non fagocita mai la realtà fino a creare estraniamento. Ogni azione ha il giusto respiro all’interno dell’ inquadratura che, nell’insieme della sequenza, trova il suo posto armonizzandosi con fluidità.

Vendetta

Un montaggio imperfetto – osservazioni sul terzo atto

Nel finale del film, durante la scena in ascensore, si riscontrano maggiormente le criticità del montaggio applicato al combattimento. In quella scena si crea una confusione eccessiva che ostacola la godibilità dell’azione scenica.

È inoltre ironico il fatto che proprio nel terzo atto di Vendetta, dove si riscontrano i maggiori problemi, il regista decida di sperimentare con la soluzione formale che avrebbe funzionato meglio. Durante l’ultima sparatoria il regista mette in atto degli interessanti piani sequenza che avrebbero potuto essere sfruttati per sviluppare più organicamente le sequenze d’azione.

Un altro elemento a sfavore in Vendetta è l’eccessiva ristrettezza dello spazio voluta da Valdés. Questa scelta ha reso l’azione irrealistica e macchinosa a livello registico. Per lo stile di regia adottato da Valdés sarebbe stata più idonea una maggiore ampiezza dello spazio. Costruendo l’azione su uno spazio più ampio, la regia avrebbe avuto più respiro e il tutto sarebbe stato più credibile.

Questo accorgimento, una maggiore fluidità e ad un maggiore studio coreografico avrebbero reso le sequenze d’azione in Vendetta di gran lunga più impattanti.

Vendetta: il montaggio oltre l’azione

Parlando del montaggio in Vendetta al di fuori delle scene puramente d’azione, si nota come Rodrigo Valdés abbia decisamente fallito nel tentativo di creare musicalità attraverso la giustapposizione di immagini.

Il montaggio cerca quindi di creare ritmo risultando, però, in un’ alternanza poco efficace di situazioni che producono una irregolarità ritmica lontana dall’effetto che si dovrebbe ottenere quando si ricorre a questa tecnica. Quanto detto vale sia nel prologo che al principio del secondo atto di Vendetta, quando Carlos mette in atto il suo piano per vendicarsi.

Un film vittima di se stesso

Tralasciando questo timido tentativo sperimentale, un giudizio complessivo su vendetta non può che enfatizzare un solo e grande difetto endemico. Complessivamente, Vendetta è un film che perde se stesso per paura di osare. Rodrigo Valdés si è cullato sugli allori, e non ha voluto osare nel racconto, nella messa in scena e nemmeno nelle sequenze d’azione. Sarebbe bastato osare per renderlo un film degno di essere ricordato.

Vendetta

  • Anno: 2026
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: Amazon MGM Studios
  • Genere: Azione
  • Nazionalita: Messico
  • Regia: Rodrigo Valdés
  • Data di uscita: 17-April-2026