Cucinare. Negli ultimi anni l’abbiamo vista ridotta a riempitivo da piattaforma: storie intercambiabili, dialoghi scritti con il pilota automatico, finali che arrivano già confezionati insieme al trailer.
Poi arriva One Night Only , ultima fatica di Will Gluck, e, senza fare troppo rumore, prova a rimettere le cose al loro posto.
Il trailer non promette rivoluzioni, e forse è proprio questo il punto. Non vuole reinventare il genere, ma restituirgli una cosa che abbiamo smesso di pretendere: credibilità emotiva. Una notte, due sconosciuti, il tempo limitato che costringe a togliere il superfluo. È un’idea vecchia quanto il cinema, ma proprio per questo pericolosa: o funziona tutto, o crolla tutto.
Parlarsi davvero; difficile o impossibile?
Quello che emerge dalle prime immagini è un tentativo, nemmeno troppo nascosto, di spostare il baricentro. Non tanto sull’evento, l’incontro, la notte, la possibilità romantica, quanto sul linguaggio che passa tra i personaggi.
Perché il problema delle rom-com contemporanee non è mai stato l’amore. È sempre stato il modo in cui lo raccontano. Dialoghi che spiegano invece di suggerire, emozioni sottolineate fino a diventare didascalie, personaggi che parlano molto ma non dicono nulla.
Qui, almeno sulla carta, sembra esserci un altro approccio. Più spazio ai silenzi, alle pause, a quella zona grigia in cui le persone non sanno esattamente cosa dire e proprio per questo risultano vere.
È un azzardo. Ma è anche l’unico modo per evitare l’effetto déjà-vu.
Due attori, una variabile: la chimica
Alla fine, però, tutto si riduce a una variabile che nessuna sceneggiatura può controllare davvero: la chimica. Callum Turner gioca su un registro trattenuto, quasi difensivo, mentre Monica Barbaro porta un’energia più aperta, più mobile.
Il film, da quello che si intravede, vive esattamente in questo scarto. Nella tensione tra chi si espone e chi si protegge. E se quella tensione regge, il resto può anche essere minimale.
Se non regge, invece, non c’è montaggio che tenga.
Il genere che abbiamo svuotato ma che ci da speranza
Il punto, però, è un altro. One Night Only arriva in un momento in cui la commedia romantica non è sparita. È stata semplicemente svuotata. Trasformata in contenuto rapido, in prodotto di passaggio, in qualcosa che si consuma e si dimentica nel tempo di una sera.
Questo film sembra voler fare l’operazione opposta: rallentare, trattenere, costruire. Non tanto una storia d’amore, ma un momento. Che è una cosa molto più difficile da fare.
Perché un momento, se è scritto male, evapora. Se è scritto bene, resta.
Una scommessa tanto semplice quanto rischiosa
One Night Only non ha l’ambizione di cambiare le regole. E forse è proprio questo il suo punto di forza. In un panorama ossessionato dalla novità, scegliere di raccontare bene una cosa semplice è quasi un atto di ostinazione.
Resta da capire se quella notte sarà qualcosa di più di un esercizio elegante.
Se riuscirà a evitare la trappola più grande del genere: sembrare autentico senza esserlo davvero.
Perché il pubblico, oggi, alle rom-com perdona tutto.
Tranne una cosa: la falsità.