DTF St. Louis (dove DTF significa letteralmente “Down to fuck”, ovvero “disponibile a fare sesso”) è un’ app di incontri molto diffusa nella zona di St. Louis, Missouri. Come suggerisce il nome stesso, gli utenti vi si iscrivono principalmente alla ricerca di incontri sessuali occasionali: spesso si tratta di persone sposate o già impegnate, che desiderano rapporti discreti, altre volte di individui semplicemente in cerca di divertimento senza vincoli.

DTF e il dating senza filtri
È proprio su questa premessa che si apre la storia di Clark Forrest, interpretato da Jason Bateman (Arrested Development, Ozark), popolare meteorologo di una rete televisiva locale. Annoiato dalla monotonia della propria vita coniugale, Clark decide di iscriversi all’app con l’aiuto dell’amico e collega Floyd Smernitch, interpretato da David Harbour (Stranger Things). Floyd lavora come interprete in lingua dei segni americana durante le trasmissioni di Clark ed è a sua volta alla ricerca di nuovi stimoli che possano spezzare l’appiattimento della sua vita familiare con Carol, interpretata da Linda Cardellini (Dead to Me), madre di suo figlio, con il quale Floyd mantiene un rapporto estremamente complesso e conflittuale.
Quella che inizialmente appare come una fuga goliardica dalla quotidianità prende però una piega decisamente più cupa quando il corpo senza vita di Floyd viene rinvenuto in una piscina pubblica, presumibilmente dopo un incontro organizzato proprio tramite l’app DTF.
A indagare sul caso sono due detective molto diversi tra loro: l’anziano e scorbutico Homer, interpretato da Richard Jenkins (The Visitor, The Shape of Water), e la giovane e determinata Jodie Plumb, interpretata da Joy Sunday (Wednesday). Fin da subito Jodie si dimostra poco incline ad accettare la versione più superficiale degli eventi, cercando invece di scavare più a fondo tra contraddizioni e segreti.

Thriller e ironia pop: un mix vincente
Da queste premesse prende avvio l’arco narrativo di DTF St. Louis, la cui prima puntata, su un totale di sette episodi, è stata resa disponibile alcuni giorni fa sulla piattaforma HBO Max. Nel corso della serie, il rapporto apparentemente solido e fraterno tra Clark e Floyd rivelerà progressivamente un intreccio di bugie e verità nascoste, destinato a incidere profondamente sullo sviluppo delle indagini e degli eventi successivi, in un crescendo di tensione narrativa.
L’aspetto che colpisce maggiormente fin dalle prime scene è il tono della serie. Pur muovendosi all’interno di un’ambientazione cupa e talvolta ansiogena, tipica del thriller, la narrazione si distingue per una sceneggiatura ironica e a tratti sopra le righe. Questo elemento contribuisce a rendere il prodotto particolarmente godibile e, allo stesso tempo, distante dagli standard più convenzionali dei classici murder mystery presenti nello stesso catalogo di HBO Max.
Un altro elemento interessante riguarda il cast, che già dalle prime sequenze dimostra una notevole armonia tra gli interpreti. Chi segue la cultura pop online potrebbe inoltre trovare curiosa la presenza di David Harbour nei panni di un personaggio sessualmente disinibito in una serie caratterizzata da un marcato sottotesto erotico. Un dettaglio che non mancherà di strappare qualche sorriso a chi ricorda il beef esploso sui social lo scorso autunno, in seguito alla pubblicazione dell’album West End Girl da parte della sua ex moglie, la cantautrice britannica Lily Allen. Nelle canzoni del disco, l’artista allude apertamente ai presunti tradimenti dell’ex partner, e curiosamente la serie debutta proprio negli stessi giorni in cui parte il tour dell’album.

Un interrogativo sui pericoli della rete
I restanti episodi verranno pubblicati con cadenza settimanale fino al 12 aprile sulla piattaforma HBO Max, permettendo allo spettatore di esplorare progressivamente i torbidi segreti che ruotano attorno all’applicazione DTF St. Louis. Già il pilot appare complessivamente convincente, lasciando intravedere, con un tono sagace e originale, la volontà di affrontare tematiche ancora poco esplorate dalla serialità più recente, inserendosi al contempo nel filone sempre più diffuso della dark comedy.
Nel corso della serie, la narrazione offre anche l’occasione per riflettere, talvolta con ironia e un sorriso appena accennato, sui rischi e sulle ambiguità del dating online: una pratica ormai profondamente radicata nella nostra quotidianità iperconnessa, in cui affidiamo alla rete la ricerca e il soddisfacimento di bisogni sempre più intimi e personali.
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