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Berlinale

‘Prosecution’: il thriller incendiario premiato alla Berlinale

Prosecution è il thriller giudiziario che è stato accolto da applausi scroscianti alla Berlinale, e che è stato poi eletto prevedibilmente dal pubblico come vincitore della sezione Panorama.

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All’interno della vasta sezione Panorama della Berlinale, dedicata ai gusti eclettici del pubblico, un titolo in particolare è stato accolto da schiamazzi entusiastici e applausi scroscianti. Considerato che è proprio il popolo a eleggere democraticamente il vincitore – a tutti gli effetti la giuria più estesa dell’ecosistema festivaliero europeo – per Prosecution, film che segna il ritorno di Faraz Shariat dopo l’esordio Futur Drei (No Hard Feelings), anch’esso presentato con successo a Berlino, l’annuncio della vittoria era solo una formalità.

Prendersela con la persona sbagliata

La protagonista di questo ossessivo thriller giudiziario è Seyo Kim, giovane procuratrice dedita a contrastare il violento estremismo di destra che divampa nella società. Una posizione che la identifica inevitabilmente come bersaglio, complice il pregiudizio latente – ma diciamo pure disdegno – della cella filo-nazista con cui si confronta a viso aperto in tribunale nei confronti delle sue origini asiatiche. Quando la violenza esplode e Seyo si ritrova vittima di uno spietato attentato, decide di portare la battaglia al livello successivo: non solo assicurerà i suoi aggressori alla giustizia, ma con il pretesto dichiarerà guerra anche agli elementi corrotti che, dall’interno dell’apparato giudiziario, remano contro l’integrità di un sistema concepito per tutelare i diritti.

La lotta alla corruzione non è mai stata così coinvolgente

La regia di Shariat, moderna e rigorosa, si innesta un impianto procedurale investigativo tutto sommato classico, ma sono l’urgenza dei temi affrontati e la virtuosa coesione tra i reparti tecnici a donare al progetto un’identità. Il suo sguardo, austero e al tempo stesso perturbante, richiama quello proposto in Red Rooms di Pascal Plante, capolavoro tematicamente affine che condivide l’ossessione per territori morali ambigui e la volontà di esplorare il lato più morboso dell’animo umano, senza ricorrere a scorciatoie narrative. Se il fittizio processo al centro di Red Rooms colloca però il film nel territorio della speculazione, Prosecution riesce a rendere il pericolo percepibile come tangibile, pur senza confrontarsi direttamente con eventi (tecnicamente) realmente accaduti.

L’interpretazione di Emilie Chen Yan è l’anima magnetica di questo thriller incendiario. L’aggressione subita da Seyo non si configura come un punto di rottura narrativo, bensì come detonatore: un gesto mirato ad intimorire, che finisce per incanalare la rabbia in un uso sempre più spregiudicato degli strumenti offerti dal suo ruolo istituzionale, anche a costo di calpestare le regole e di mettere seriamente a repentaglio la propria sicurezza personale. Difficile digerire la nozione che si tratta del debutto sullo schermo per questa attrice, soprattutto per chi fin da subito rimarrà stregato dal suo talento: ogni sguardo di Emilie restituisce sia la determinazione che la fragilità intrinseca di Seyo, riuscendo persino nell’impresa di non risultare caricaturale nelle scene più disperate.

La giustizia come terreno di scontro politico

Pur essendo ambientato in Germania, paese spesso idealizzato per l’efficienza e l’imparzialità del suo apparato giudiziario, Prosecution suggerisce implicitamente l’universalità della sua battaglia. Le criticità non sono mai presentate come eccezioni, ma come sintomi di una deriva più ampia, in cui le istituzioni tendono a minimizzare – se non a normalizzare – la violenza, in questo caso proveniente dall’estremismo di destra. La battaglia di Seyo diventa così il sintomo di una frattura più ampia, in cui la giustizia smette di coincidere con la tutela dei diritti e si trasforma in un terreno di scontro politico. Shariat osserva questo slittamento con lucidità inquietante, lasciando allo spettatore il compito di interrogarsi su cosa resti dello Stato di diritto quando la legalità comincia a proteggere prima se stessa che i cittadini.

Proecution (Staatsschutz)

  • Anno: 2026
  • Durata: 113 minuti
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Faraz Shariat