Scrivere una sceneggiatura è diverso da qualsiasi altra cosa. Non è solo raccontare una storia: devi imparare a pensare per immagini. Il cinema nasce sulla pagina, sì, ma non ci resta. Ogni parola che scrivi deve poter diventare un’azione, uno spazio, una voce, un silenzio.
Per questo, anche se ami il cinema o hai già scritto altro, devi in qualche modo ricominciare da capo. Ci sono abitudini da lasciare e altre da costruire. Non scrivi più per spiegare cosa prova un personaggio, ma per farlo vedere. Non racconti i suoi pensieri, ma le sue scelte. E le frasi “belle” non servono: servono scene che funzionano sullo schermo. È un lavoro più concreto, quasi da artigiano, che richiede metodo e una buona comprensione di come funziona davvero il linguaggio del cinema.
Cos’è una sceneggiatura (e cosa la rende diversa da un romanzo)
Prima di tutto, una sceneggiatura è uno strumento. Serve a comunicare una storia a tutta una squadra di persone: regista, attori, tecnici. Deve essere chiara, leggibile, funzionale. Non ci puoi mettere lunghe riflessioni interiori o descrizioni emotive astratte come in un romanzo. Tutto quello che scrivi deve poter essere visto o sentito sullo schermo.
Allo stesso tempo, la sceneggiatura non serve a spiegare come verrà girato il film. Non devi indicare inquadrature o movimenti di macchina: quello è lavoro della regia. Tu devi descrivere con precisione cosa succede nella scena. Il tuo compito è raccontare azioni, conflitti e dialoghi in modo essenziale. La messa in scena viene dopo.
Chiarisci la storia prima di iniziare a scrivere
Uno degli errori più comuni? Buttarsi a scrivere senza sapere davvero dove vuoi arrivare. Una bella scena da sola non basta per reggere un film intero. Prima di cominciare, prova a riassumere l’idea in una frase: chi è il protagonista, cosa vuole, e cosa glielo impedisce. Questo ti aiuta a mettere ordine e a capire se la tua storia ha una direzione chiara.
Personaggi che vogliono qualcosa (e che rischiano qualcosa)
Il cinema funziona quando i personaggi sono messi alle strette. Un protagonista funziona se vuole qualcosa con urgenza e se ottenerla ha un prezzo. Non basta un obiettivo esterno: quello che rende interessante il percorso è il conflitto interno, la contraddizione tra ciò che il personaggio vuole e ciò di cui avrebbe davvero bisogno.
Il conflitto nasce da lì, prima ancora che dall’antagonista. Se il personaggio non è costretto a scegliere, a rinunLEZIONIciare, a sbagliare, la storia rimane piatta.
La struttura è una bussola, non una gabbia
Parlare di struttura non significa seguire una formula rigida. Significa darti degli strumenti per non perderti. Ogni storia ha bisogno di una progressione: un inizio che mette in moto il conflitto, una parte centrale che lo complica, e una conclusione che ne mostra le conseguenze.
La struttura in tre atti è una delle più usate proprio perché aiuta a gestire il ritmo e la trasformazione dei personaggi. Non è una prigione: puoi seguirla, adattarla o anche stravolgerla. Ma ignorarla del tutto rischia di rendere tutto più confuso.
Proprio perché queste competenze non sono intuitive, molti aspiranti sceneggiatori scelgono di affiancare allo studio individuale delle lezioni di scrittura online utili per confrontarsi con chi conosce il mestiere e imparare a tradurre la teoria in scene che funzionano davvero sullo schermo.
Ogni scena deve cambiare qualcosa
Una scena funziona quando produce un cambiamento. Può essere una decisione, un’informazione rivelata, una relazione che si incrina. Ma alla fine della scena qualcosa deve essere diverso. Se una scena non sposta niente, probabilmente non serve. Una buona sceneggiatura si riconosce anche dalla capacità di togliere il superfluo e tenere solo ciò che fa davvero avanzare la storia.
I dialoghi migliori sono quelli che non dicono tutto
Nel cinema, i dialoghi funzionano quando lasciano spazio al non detto. Le battute più efficaci sono quelle che suggeriscono, che fanno intuire il sottotesto. Dire troppo è uno degli errori più frequenti. Tagliare, asciugare, togliere: è parte del lavoro. Spesso basta levare una battuta per rendere una scena più vera, più tesa, più cinematografica.
La formattazione conta (sul serio)
La formattazione non è un dettaglio tecnico noioso. È una convenzione condivisa che rende la sceneggiatura leggibile e valutabile da chiunque. Serve a orientare chi legge e a dare un’idea concreta della durata del film. Per questo esistono standard precisi e software appositi che ti permettono di concentrarti sulla scrittura senza pensare all’impaginazione. Usarli non è una formalità: è un segnale che sai cosa stai facendo.
La prima bozza non è mai quella definitiva
Nessuna sceneggiatura esce perfetta al primo tentativo. La prima bozza serve solo a far esistere il film sulla pagina. È nella riscrittura che la storia trova il suo equilibrio, che i personaggi prendono spessore, che il ritmo si aggiusta. Scrivere per il cinema significa accettare il processo, la revisione continua, anche il fallimento temporaneo di alcune idee. La differenza non la fa chi scrive bene subito, ma chi ha il coraggio di tornare sul testo con onestà.
Il cinema comincia sempre da una pagina bianca. Imparare a riempirla nel modo giusto è il primo passo per trasformare un’idea in un film vero.