Presentato al TFF, The Birthday Party porta lo spettatore su un’isola dorata dove ricchezza, tensioni familiari e segreti si intrecciano fino ad esplodere.
Eternity la rom-com ultraterrena che apre la 43ª edizione del TFF

Defoe nel film “The birthday party”
La famiglia Timoleon e il peso dell’eredità
La vicenda ruota attorno a ciò che resta della famiglia Timoleon. Marcos (Willem Dafoe) è il potentissimo e ricchissimo capofamiglia, determinato a proteggere la sua eredità e il suo impero personale. In occasione del compleanno della figlia (Vic Carmen Sonne), invita sulla sua isola privata un gruppo di conoscenti — definiti nel film “parassiti” — per una festa sfarzosa. Dietro l’apparenza del festeggiamento si nasconde però il suo vero obiettivo: liberarsi di un genero indesiderato e ristabilire un ordine familiare ormai incrinato, un equilibrio che sembra scivolare tra le dita a ogni parola sussurrata e a ogni gesto misurato. L’atmosfera della riunione diventa così un terreno minato, dove cordialità forzata e diffidenze latenti convivono, rivelando quanto il potere possa trasformarsi in una gabbia anche per chi lo detiene.

The birthday party
Fin dai primi minuti si percepisce l’animo implacabile e glaciale di Marcos, figura che richiama l’immagine di Aristotele Onassis. Allo stesso tempo emerge la ribellione della figlia, che diventa una sorta di burattinaia della narrazione insieme al padre. I due muovono fili invisibili che influenzano ogni ospite presente sull’isola. Come il suo protagonista, anche il film richiede impegno per entrare nel vivo della storia. L’algidità generale, la freddezza emotiva e i dialoghi talvolta macchinosi rendono difficile creare un legame empatico con i personaggi, nonostante le interpretazioni di altissimo livello. Eppure qualcosa nell’ingranaggio di questo film, rimane scattosa. Non decolla mai del tutto. E come i personaggi della festa di compleanno, non si riesce mai ad entrare all’interno delle dinamiche.

Una scena del film
Fotografia e ambientazioni: uno splendore che parla
La fotografia ricercata e le ambientazioni tra bucolico e sfarzo sono una meraviglia per gli occhi: potenti, curate, spesso più eloquenti dei dialoghi stessi. L’isola diventa un vero personaggio aggiuntivo, simbolo di privilegio ma anche di isolamento, un luogo magnetico che rivela crepe e contraddizioni dietro l’apparente perfezione. Il montaggio lento si adegua al ritmo della storia che sembra non decollare mai, accentuando una sospensione quasi ipnotica, come se ogni scena trattenesse il respiro nell’attesa di qualcosa che potrebbe accadere da un momento all’altro.

Un momento del film
The birthday party: un’eredità che non salva dall’abisso
Tratto dal romanzo di Panos Karnezis (2007), il film racconta le abitudini e le mentalità di un’élite che si nasconde dietro la bellezza, l’opulenza e conversazioni sofisticate. Basta un attimo perché questa facciata impeccabile si incrini, lasciando spazio a confessioni scabrose e pulsioni primordiali. Il regista sembra voler sottolineare che, nonostante potere e denaro, una vita priva di affetti autentici resta vuota. Un vuoto che nessun lusso può davvero riempire, un silenzio interiore che si insinua in ogni gesto e che finisce per corrodere lentamente le certezze di chi crede di poter dominare tutto. Anche la festa, simbolo di controllo e perfezione, si trasforma così in un fragile palcoscenico dove la verità trova inevitabilmente il modo di emergere.